L’ombra del coyote – Michael Connelly

L’ombra del coyote – Michael Connelly

Serie: Harry Bosch
Editore: Piemme
Monica Bartolini
Protocollato il 28 Novembre 2025 da Monica Bartolini con
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Quarto romanzo di Michael Connelly dedicato alla figura del detective del L.A.P.D. Harry Bosch, “L’ombra del coyote” (The last coyote, 1995) è un notevole approfondimento psicologico del suo personaggio principale, unito ad una trama tanto amara quanto introspettiva. O forse, proprio per quel motivo.

“C’è qualcosa di particolare di cui vuole parlarmi?”
“Per esempio?”
“Non so, potrebbe cominciare dall’incidente.”
Lei aspettò, ma lui rimase in silenzio: aveva deciso ancora prima di arrivare a Chinatown che avrebbero dovuto tirargli fuori le parole a una a una.
“Perché non ne parla, detective Bosch?” chiese lei dopo un po’. “Lo scopo delle nostre sedute…”
“Vuol sapere cosa penso? Che tutta questa faccenda è una stronzata! Una grandissima stronzata!”

Non è certo un buon periodo della vita del detective Bosch: la casa sulle colline di Los Angeles è stata dichiarata inagibile dopo il grande terremoto che ha devastato la valley, Jasmin lo ha lasciato, l’alcool gli sta annebbiando i sensi e annichilendo la volontà di reazione e, ora, si aggiunge la sospensione dal servizio a tempo indeterminato comminata dal vicecapo Irving e la terapia obbligatoria presso la dottoressa Carmen Hinojos.

Fintanto che lei non redigerà un positivo rapporto che registrerà un miglioramento sulla sua gestione della rabbia,  Harry non potrà neanche sperare di essere riammesso in servizio.

La terapia, però, decollerà nel momento in cui la dottoressa troverà la chiave di volta della rabbia che attanaglia Bosch fin da bambino: la morte violenta della madre Marjorie, che faceva la prostituta, e il suo conseguente affidamento a strutture e famiglie che mai erano riuscite a capirlo né ad incanalare quella rabbia montante che lo aveva portato, da adulto, ad arruolarsi nell’esercito e a gettarsi a capofitto, con fare autodistruttivo, nel conflitto vietnamita. Il suo soprannome durante la guerra del Vietnam era infatti Harakiri Bosch (cfr. La città buia).

Questa rinnovata consapevolezza nei suoi mezzi e nei suoi bisogni, porterà Bosch ad indagare con tutti i più moderni mezzi scientifici in mano alle forze dell’ordine sul cold case dell’omicidio della madre, aprendo un vaso di pandora di segreti e connivenze ai più alti livelli.

Come sempre, andrà fino in fondo e correrà i rischi necessari per risolvere il caso più importante della sua vita.

Tutti contano o nessuno conta.”

Il motto da cui prende origine tutta la motivazione del detective Bosch nel risolvere i casi di omicidio che gli vengono affidati, è un lascito del suo mentore, l’ex poliziotto John Jack Thompson.

Per Bosch non esistono vittime di serie A e di serie B. Mai.

Indubbiamente questo è il tratto della personalità che Connelly ha voluto infondere al suo personaggio che ne fa un eroe dolente, un cavaliere solitario, un pistolero la cui arma è fonte di giustizia.

Non si può non empatizzare con Harry Bosch se si possiede un briciolo di senso etico del vivere civile neanche, come in questo caso, viene sospeso dal servizio per un’aggressione, né quando lavora sotto copertura, men che mai quando vìola le regole del Dipartimento, intrufolandosi di notte a rubare dati dagli schedari.

E forse è anche per questo che Harry Bosch è il beniamino dei lettori di Connelly.

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