La bionda di cemento – Michael Connelly

Serie: Harry Bosch
Editore: Piemme
Monica Bartolini
Protocollato il 8 Febbraio 2026 da Monica Bartolini con
Monica Bartolini ha scritto 130 articoli
Archiviato in: Recensioni libri
Etichettato con:
La bionda di cemento – Michael Connelly

Torniamo a ripercorrere le orme iniziali del detective Harry Bosch nel panorama letterario mondiale con “La bionda di cemento” (The concrete blonde) (Piemme), un thriller del 1994 con il quale Michael Connelly delineava qualche sfaccettatura in più nella complessa personalità del suo baffuto personaggio.

Questa volta lo troviamo alla sbarra in una causa civile, intentata dalla vedova di Norman Church, un presunto serial killer noto come “Il Fabbricante di bambole”, ucciso da Bosch quattro anni prima durante l’irruzione in un’abitazione.

Bosch aveva già subito un’investigazione in merito da parte degli Affari Interni e nessuna censura era stata mossa allora a suo carico, ma la richiesta di risarcimento avanzata per la vedova dall’avvocato Honey Chandler, risulta essere comunque un grattacapo per i suoi superiori e un travaglio interiore per lui.

Bosch lo guardò. Belk sembrava addirittura allegro ma Bosch capì che si stava semplicemente aggrappando a qualcosa, qualsiasi cosa, per prendere coraggio e prepararsi al suo turno sulla pedana. Perché Bosch sapeva che, qualunque parola avesse usato la Chandler, era stata maledettamente brava. Valutando il ciccione sudato al suo fianco, lui non provava un briciolo di sicurezza.

Il processo sembrava vertere nettamente a favore della querelante, anche per l’estrema capacità dell’avvocato Chandler, quando avviene il ritrovamento fortuito di un nuovo cadavere di donna, ucciso con le medesime modalità di Church, e interrato sotto una lastra di cemento.

La notizia, data in pasto troppo presto alla stampa e alla parte avversa, genera un vero e proprio terremoto.

“Non è vero detective Bosch, che l’intera storia – addossare tutti i delitti a Norman Church – è stata tutta una messinscena che adesso le è sfuggita di mano con la scoperta della donna nel cemento?”

La Chandler affonda i colpi in aula, colpendo Bosch dritto nel suo orgoglio di detective e di uomo, accusandolo di essersi trasformato in giudice, giuria e carnefice, di un uomo disarmato che, alla luce delle nuove risultanze, potrebbe essere stato addirittura l’innocente che la moglie professava.

Nei tempi morti delle udienze, a Bosch non resta che gettarsi a capo fitto nel nuovo caso della bionda nel cemento e ricontrollare tutti gli atti di quella investigazione, cercando conforto tra le scartoffie ai suoi dubbi: e se avesse davvero ucciso l’uomo sbagliato?

“Quella è la giustizia” disse lei con un cenno del capo verso la statua. “Lei non sente e non vede. Non può avvertire la nostra presenza e non ci parla. La giustizia, detective Bosch, è solo una bionda di cemento.”

Terzo thriller di Harry Bosch, preceduto quindi da “La memoria del topo” e “Ghiaccio nero”, “La bionda di cemento” è in realtà il primo romanzo in cui Connelly affrontò in maniera quasi esclusiva un dibattimento in aula, come farà in maniera più totalizzante undici anni dopo con “Avvocato di difesa“.

Prova ne sia che il personaggio dell’avvocato Honey “Money” Chandler è stato inserito nella serie Avvocato di Difesa, iniziata da Netflix nel 2022 e giunta alla quarta stagione.

Impropriamente, potremmo aggiungere, senza svelarvi di più.

Un’altra “prima volta” nella storia di Hieronymus “Harry” Bosch si verifica in questo romanzo, quando la Chandler in aula svela le circostanze della morte della madre di Harry e il Capo Irving gliele conferma.

Il tema dell’omicidio della madre prostituta è assolutamente centrale nella narrazione dell’emotività di Bosch, e ritornerà più e più volte sia quando cerca di ricostruire i fili spezzati della propria famiglia, sia quando vorrà affrontare il vero padre (finendo per trovare un fratellastro, nell’avvocato Mickey Haller) sia quando si incaponirà sulla risoluzione di quel cold case al punto tale che rischierà di giocarsi la carriera per risolverlo (v. “L’ombra del coyote“, 1995).

Ѐ indubitabile, poi, che il motto che gli era stato tramandato dal suo ex capo “Tutti contano o nessuno conta” sia citato e ampiamente rispettato anche in questo thriller, nel quale ognuno dei casi delle vittime del “Fabbricante di bambole” hanno per Bosch identica dignità e richiedono da lui il medesimo impegno, che si tratti di Gallery, Velvet Box, Holly Lere o Magna Cum Loudly.

Tutti i colleghi del Parker Center lo sanno bene: quando il detective Bosch si mette al volante della sua Caprice di servizio per recarsi sulla scena di un crimine, non è proprio da mettere in conto che tornerà senza la risoluzione del caso.

Questo romanzo in particolare risulta significativo per le trasposizioni televisive che ne ebbe a partire dal 2014, perché dette inizio alla fortunatissima serie Bosch prodotta dagli Amazon Studios e distribuita su Prime.

La storia, riadattata dallo stesso Connelly per sviluppare uno script congruente, vedrà Harry Bosch impegnato nel medesimo caso del libro, intersecato con quelli inerenti i romanzi “La città delle ossa” (…..)  e “Il cerchio del lupo“, ma con qualche modifica: Harry non verrà presentato più come un reduce del Vietnam, bensì della guerra del Golfo e richiamato per quella in Afghanistan. Questo perché il personaggio doveva essere adattato alla fisicità di Titus Welliver e, in un certo senso, attualizzato.

Piccolo blooper da appassionati: nell’episodio 1 della serie Bosch, Jerry Edgar, il suo partner, dice di non volere turni aggiuntivi perché avrebbe dovuto portare i figli a vedere il Re Leone, pellicola che in effetti uscì negli Stati Uniti a Natale del 1994, l’anno di uscita del romanzo. Tutto ciò non toglie una virgola, però, alla bontà del prodotto televisivo tanto che, ai giorni nostri, il ciclo relativo a Bosch si è concluso dopo due lunghe serie (Bosch e Bosch legacy) per un totale di novantotto episodi.

Sconto Amazon