Il giorno dell’innocenza – Michael Connelly
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428 pagine in due giorni! Ho appena divorato l’ultimo romanzo di Michael Connelly, Il giorno dell’innocenza (Resurrection Walk), edito da Piemme, e non vedo l’ora di parlarvene! Da dove cominciare… ah sì, Mickey Haller, l’Avvocato sulla Lincoln, e l’ex detective del L.A.P.D. Harry Bosch collaborano a un caso a dir poco impossibile. La premessa è intrigante e il risultato finale superlativo!
Nel mio lavoro c’erano verdetti di non colpevolezza da ricordare, controinterrogatori da assaporare e momenti adrenalinici in cui sanno che la giuria pende dalle tue labbra. Nel corso degli anni li avevo sperimentati tutti. In abbondanza. Ma niente batte il cammino della resurrezione, quando le manette vengono tolte e le ultime porte di metallo si aprono come i cancelli del paradiso, e un uomo finalmente dichiarato innocente esce ad abbracciare la famiglia in attesa, risorto a nuova vita, anche agli occhi della legge. Non c’è sensazione migliore al mondo che stare con quella famiglia e sapere di essere stato l’artefice di quel momento.
L’avvocato Haller è diventato molto popolare a Los Angeles per i cartelloni pubblicitari del suo studio affissi ovunque, la condotta spregiudicata nelle aule di tribunale ma, soprattutto, per aver patrocinato pro bono la revisione del caso giudiziario relativo a Jorge Ochoa, detenuto ingiustamente per quattordici anni, e rilasciato dalla prigione di Corcoran in un tripudio di flash della stampa. Ovvio che tutta la filantropia di Haller finirà nel momento in cui Ochoa chiamerà in giudizio per danni morali e materiali il Dipartimento di Giustizia, chiedendo un risarcimento milionario, una fetta del quale andrà a rimpolpare il conto corrente dell’avvocato, premuratosi di far firmare al suo assistito una procura anche sul secondo step della vicenda.
A ogni modo, lo studio di Haller viene sommerso da richieste di detenuti che si professano innocenti. Come cercare l’ago nel pagliaio? Su quale caso puntare per bissare il magnifico risultato del caso Ochoa?
Per il vaglio minuzioso di tutte le lettere disperate serve l’aiuto di un esperto e nessuno lo è di più, agli occhi dell’avvocato, del suo fratellastro Harry Bosch. Harry per deformazione professionale non vuole affatto lavorare per la difesa, ma questa ricerca minuziosa di un possibile errore giudiziario a danno di un innocente, tacita la sua coscienza. Inoltre, è in debito con Haller. Per fargli avere una copertura medica speciale e poter accedere alle cure sperimentali per un tumore che lo affligge, Haller da sei mesi infatti ha assunto ufficialmente Bosch come consulente investigativo.
Sarà proprio il fiuto dell’ex detective a fargli trovare l’ago.
“Ce n’è qualcuna buona?” chiese Haller.
Bosch prese dal cruscotto la lettera di Lucinda Sanz e gliela porse. Haller iniziò a leggerla, ma prima controllò il nome della detenuta.
“Una donna. Interessante. Qual è la sua storia?”
“Ha ucciso il suo ex” disse Bosch. “Sembra che fosse un poliziotto. Ha acconsentito a non contestare l’accusa di omicidio preterintenzionale, perché l’hanno impaurita con la minaccia dell’ergastolo.”
Il potenziale caso parte in salita e troppe questioni debbono essere verificate prima di poter procedere a presentare un’istanza di habeas corpus, che nel diritto statunitense è l’istanza di revisione del processo a carico del richiedente, alla luce di prove nuove.
Lucinda Sanz è più che mai determinata a riprendersi la propria vita, ferma da cinque anni nel penitenziario di Chino. E quando Haller e Bosch vanno a colloquio con lei in carcere per conoscerla e decidere se perorare la sua istanza o meno, Lucinda li convince della propria innocenza con la sua trasparente sincerità.
In effetti, ricostruendo via via il contesto in cui avvenne la condanna della Sanz, Haller e Bosch si convincono sempre più che le prove sono state manipolate e che a Lucinda quella notte fu tesa una trappola in piena regola.
L’estrema difficoltà del caso Sanz mette in crisi sia Haller – che abbandonerà progressivamente la veste dell’opportunista per indossare quella del difensore appassionato – sia Bosch, portandolo a riconsiderare il lavoro del brillante fratellastro, accusato di muoversi sempre al limitare delle procedure forensi pur di raggiungere lo scopo di far assolvere il proprio cliente.
Ѐ che si tratta di un mazzo truccato. Quando sei un poliziotto o un pubblico ministero hai sempre dietro di te l’onnipotenza dello stato. Tutte le sue risorse, la sua portata. Nel caso della difesa, invece, sei solo. Si tratta di Davide e Golia, e tu sei Davide. Ѐ per questo che ottenere una vittoria è così speciale. E così raro.
Nonostante le minacce ricevute da entrambi, le difficoltà di reperire testi e prove nonostante il valido aiuto di Cisco, la disdetta di averne perse qualcuna durante il cammino a causa della pedanteria del procuratore Morris e dell’inflessibile giudice Coelho, i due Davide si getteranno con impeto contro il gigante Golia per annientarlo.
E compiere la loro propria resurrezione.
A Lincoln Lawyer novel o Un’indagine di Haller e Bosch?
Se siete fan sfegatati di Michael Connelly come lo sono io, vi assicuro che questo romanzo è una vera bomba, perché vi aiuta a collegare i puntini, come spesso dice Haller in udienza al giudice Coelho. Quelli per l’udienza, però, sono puntini squisitamente di procedura legale, che connoterebbe “Il giorno dell’innocenza” un mero legal thriller se non fosse che il contraltare a tanto tecnicismo giudiziario è il fiorire della personalità dei due protagonisti maggiori.
Entrambi compiranno la risurrezione evocata dal titolo originale (meglio che non apra la solita parentesi polemica sulle scelte commerciali dei titoli tradotti…) e in un certo senso riusciranno più ad amalgamarsi, rispettandosi e aiutandosi come mai era accaduto prima.
Bosch, poi, è ritratto in una fase della vita di grande fragilità fisica, alle prese con cure per il tumore che lo sfiancano e gli fanno mettere in dubbio addirittura la propria lucidità.
Haller, dal canto suo, è afflitto dalle conseguenze della propria propria vita sentimentale fallimentare (due ex mogli e una figlia al quale non dedica che frammenti di vita) e in perenne ricerca di un baricentro emotivo per sopportare lo stress di una carriera tanto tenacemente rincorsa, quanto a tratti odiata (fino al recarsi al cimitero a “parlare” con il suo mentore, l’ex socio di studio di suo padre).
Tra i due fratellastri si consoliderà, dunque, un rapporto quanto meno di mutua assistenza e sostegno, come è giusto che ci sia quando la propria vita e i propri valori sono in pericolo.
Un piccolo segno di questo cambiamento, Connelly lo tratteggia benissimo solamente menzionando la posizione dei due occupanti nell’ormai famosa Lincoln: Harry che guida e Mickey che all’inizio fa fatica a considerarlo più di un autista e dunque tende a sedersi dietro. Alla fine del romanzo, le posizioni saranno assolutamente paritarie: entrambi davanti a lavorare e discutere sulle prossime mosse.
Gli abituali collaboratori di Mickey Haller questa volta appaiono più defilati: Lorna stessa entrerà in scena una volta sola per concordare l’agenda di impegni settimanali di Mickey, mentre all’investigatore Cisco e alla socia Aronson vengono dati incarichi che li fanno rimanere in secondo piano, rispetto a Bosch, mentre viene solamente menzionata Maddie, la figlia di Harry, ormai agente del L.A.P.D. come il padre.
Avevo posto un quesito, però, lassù in cima…
Ebbene, ci togliamo il dubbio analizzando la struttura del romanzo: il prologo e l’epilogo sono in prima persona e la voce narrante è quella dell’avvocato Haller, come pure tutte le parti che lo riguardano; mentre le parti di Bosch sono narrate in terza. Penso sia lampante la risposta.
Una chicchetta che contestualizza storicamente il romanzo voglio proporvela con il dialogo qui sotto tra Arslanian, la super consulente della difesa e Bosch.
Arslanian studiò a lungo quelle rocce prima di rispondere.
“Non sono molti i luoghi a cui viene dato il nome di un cattivo soggetto” disse.
“E la Trump Tower? Chiese Bosch, di rimando.
“Quel nome gliel’ha dato lui. E sul fatto che sia un cattivo soggetto, dipende da chi è la persona con cui ne parli…”
“Purtroppo è vero.”
Who is who?
Mi rifiuto categoricamente di pensare che chi segua Thriller Café non conosca Michael Connelly, dunque questa volta salterò a piè pari la biografia dell’Autore, per proporvi integralmente invece i suoi ringraziamenti a fine romanzo, che costituiscono un’eccezione alla regola, come scrive lo stesso Connelly:
“Di solito mi servo di questo spazio per ringraziare le persone che mi hanno aiutato nella ricerca, nella stesura e nella revisione del romanzo. Come dice Mickey Haller al termine del caso Sanz, si tratta di un lavoro di squadra. Coloro che mi hanno aiutato sanno di averlo fatto e li ringrazio per il loro impegno e per aver scelto di far parte della squadra. Ma questa volta voglio in particolare ringraziare i miei lettori e i librai di tutto il mondo che hanno continuato a sostenermi in questi trentaquattro (e più) anni. Grazie. Nella vita ho potuto fare il narratore di storie, ed è qualcosa di davvero speciale. Lo so bene, ci tengo e comprendo a fondo quel che significa, e sono consapevole che nulla di tutto questo sarebbe stato possibile senza di voi.”
Tutti i lettori si considerino ampiamente ricompensati, mentre i blogger e i recensori sono sicura confidino nel prossimo romanzo!
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