Ghiaccio nero – Michael Connelly
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“Ghiaccio nero” (The Black Ice), 1993 (Piemme) è il secondo romanzo di Connelly dedicato al detective Harry Bosch, successivo quindi al premiatissimo esordio “La memoria del topo“. Le aspettative erano altissime, ma Michael Connelly ha saputo essere all’altezza!
“Uno K Dodici era il codice radio di un agente investigativo della Omicidi di Parker Center, il quartier generale della Polizia in centro. La DRO, Divisione Rapine-Omicidi. E Staff Due era il codice di un Aiuto Capo di polizia. C’erano soltanto tre AC nel Dipartimento, e Bosch era indeciso su quale fosse Staff Due. Ma questo aveva poca importanza. Il problema era un altro… Che genere di caso poteva aver coinvolto uno dei pezzi più grossi dell’intero Dipartimento la sera di Natale?”
Quando durante un turno di notte, Harry Bosch intercetta una comunicazione radio su un omicidio al motel Hideaway non esita a precipitarsi, benché si escludesse deliberatamente l’intervento della Divisione Hollywood. Aveva il sospetto fondato che l’interessamento al quel caso dei vertici della Polizia fosse perché si trattasse del corpo del collega Calexico Moore, che non si era presentato all’appello sei giorni prima. Moore apparteneva alla BANG, la Boulevard Anti-Narcotics Group, e lavorava in strada quasi tutte le notti, ma girava voce che dopo essersi separato dalla moglie avesse preso a bere un po’ troppo.
Arrivato sul luogo e intrufolatisi nella stanza numero sette del motel, Bosch si trova dinanzi il cadavere sfigurato di un uomo, la cui identificazione, però, era stata rapida e quasi incontrovertibile: Moore sembrava essersi suicidato un colpo di carabina al viso, dopo aver lasciato i suoi effetti personali ben ordinati nella stanza – distintivo compreso – e aver scritto un biglietto di addio, quanto mai enigmatico: Ho scoperto chi ero.
Bosch sarà immediatamente estromesso dal caso, tanto più che in caso di suicidio di un membro della polizia, la procedura è di competenza della Divisione Affari Interni.
Bosch aveva incontrato Moore in un bar solo qualche settimana prima e questi gli aveva raccontato, tra una birra e l’altra, che stava lavorando ad un caso che collegava le Hawaii al Messico, per via di una nuova droga a cristalli che, nella produzione messicana meno raffinata, prende un colore scuro per i residui. Nel gergo della BANG era stata ribattezzata “ghiaccio nero”.
Questo episodio torna alla mente di Harry, mentre si reca dalla moglie di Moore a dargli la triste notizia, incombenza alla quale non si era sottratto pur di insinuarsi nelle pieghe di quell’indagine.
Quando in tenente Pounds gli assegna dei casi lasciati in sospeso da un altro collega, Porter, che ha deciso di lasciare la Polizia per via della sua grave dipendenza dall’alcool, Bosch scopre un filo conduttore che lega la vicenda di Moore a quella di Porter in uno dei casi a cui quest’ultimo stava indagando: l’omicidio di un uomo non identificato, probabilmente ispanico, che aveva un vistoso tatuaggio sulla spalla.
“Porter riceve la chiamata per il caso Juan Doe #67. Ovviamente parla con Moore sul luogo del ritrovamento. Il giorno dopo Moore sparisce. La settimana dopo Moore viene trovato morto, e il giorno seguente Porter annuncia che sta cercando un medico e vuole lasciare la polizia. Troppe coincidenze.”
E se ciò ancora non bastasse, i colleghi di Moore consegnano un plico a Bosch, contenente un post it con l’indicazione di recapitarglielo in caso di sua scomparsa.
Il viaggio che Bosch dovrà intraprendere in Messico sulle tracce lasciate da Calexico Moore e del “ghiaccio nero”, sarà uno dei più drammatici della sua carriera.
Alcuni detective ancora là sollevarono gli occhi al suo ingresso, ma poi guardarono altrove. Bosch non li interessava. Era il simbolo di ciò che poteva accadere a chiunque di loro, di quanto fosse facile cadere.
Trama ben congeniata, personaggi tridimensionali, un eroe dolente e determinato… questi sono gli ingredienti fondamentali dei cocktail che ci serve ogni volta Michael Connelly con i suoi thriller, cocktail per stomaci forti e che spesso lasciano un retrogusto amaro in bocca, ma che noi di Thriller Café non possiamo non shakerare e servire ai nostri avventori.
In “Ghiaccio nero“, inoltre, ci sono diversi temi da attenzionare e curiosità da sottolineare.
“Nel resto della nazione la maggioranza delle vittime conosceva i suoi assassini. Erano le stesse persone con le quali mangiavano, bevevano, dormivano. Ma a Hollywood era diverso. Lì non c’erano norme. C’erano solo deviazioni, aberrazioni. Lì estranei uccidevano altri estranei. Le ragioni non erano indispensabili. Le vittime venivano scoperte nei vicoli, sui bordi delle freeway, tra i cespugli di Griffith Park, in sacchi di plastica scaricati come rifiuti nei cassonetti dei ristoranti.”
Connelly non manca mai di gettare il suo occhio acuto ed esperto sui lati sociali e criminologici del lavoro della Polizia.
In questo thriller mi ha molto colpito il suo punto di vista sulla correlazione tra vittime e assassini, che ho trovato molto forte e poco dimostrabile.
Un minuto dopo la doccia venne spenta e Teresa uscì, asciugandosi con una salvietta. Non era minimamente imbarazzata nella sua nudità, e Harry scoprì di sentire la mancanza di un po’ di pudore. Di solito, il pudore abbandonava sempre le donne con le quali andava a letto poco prima che queste abbandonassero lui.
Il rapporto di Bosch con le donne è di disillusione. Difficile a legarsi, impossibilitato dal suo carattere solitario e dai demoni interiori che lo albergano, Harry vive storie occasionali, più che relazioni stabili. Ѐ il caso di Teresa Corazon, il vice Coroner, con la quale lavora bene e fa sesso meglio ma che sente di non dover limitare nell’alveo di una coppia, spinta com’è dall’arrivismo in carriera.
Poi, però, incontra per caso Silvia Moore, la vedova del collega, che per bellezza e intelletto batte tutte le precedenti sue conquiste, offuscando all’istante anche l’immagine delle nudità procaci di Teresa. Riuscirà a legarsi almeno con lei?
“Faccio leggere ai miei studenti un mucchio di libri su Los Angeles. Ѐ bene che conoscano la storia e l’anima della loro città. Comunque uno dei libri che ho assegnato in lettura è Il lungo addio. Parla di un detective. C’è una frase che conosco a memoria: “Non c’è trappola più mortale di quella che ci prepariamo da soli. Ogni volta che la leggo, penso a mio marito. E a me stessa.”
Sylvia Moore sta parlando forse di un detective qualsiasi? No di certo! Connelly fa espresso riferimento a Philip Marlowe, il personaggio di Raymond Chandler, il suo scrittore preferito, che proprio con “Il lungo addio” vinse nel 1955 l’Edgar Award, quasi quarant’anni prima di Connelly stesso con “La memoria del topo“. Eguagliare il proprio autore preferito è da grande fuoriclasse!
Bosch era convinto di non conoscere nulla di più sincero del suono di un sassofono.
Ogni thriller di Harry Bosch ha almeno un brano jazz a fare da colonna sonora, citato espressamente dall’Autore. In “Ghiaccio nero” ce ne sono due: Spiritual di John Coltrane del 1961, live dal Villange Vanguarde, che lega la sua presenza del libro ad un ricordo di infanzia di Bosch, e Lullaby di Frank Morgan, dall’album Mood Indigo, in cui Harry specchia la sua nostalgia.
“Era stato accusato di aver ucciso un sospetto serial killer disarmato. Bosch aveva sparato mentre l’uomo, nella tana che usava per gli omicidi, frugava sotto un cuscino alla ricerca di ciò che Harry aveva pensato fosse una pistola… ma la pistola non c’era. Sotto il cuscino aveva trovato un parrucchino. Una scena quasi comica, tranne che l’uomo che si era beccato una pallottola. Da indagini successiva della DRO era il suo corpo era emerso il collegamento del sospetto con undici omicidi. Il suo corpo era stato spedito in un forno crematorio dentro una cassa di cartone. Bosch era stato spedito alla Divisione Hollywood.”
Questa è l’esatta citazione della trama del thriller che seguirà, ossia “La bionda di cemento” (The concrete blonde, 1994), la cui azione si svolgerà quattro anni esatti dopo le vicende narrate.
Una delle peculiarità della scrittura di Michael Connelly è quella di sviluppare alla perfezione i personaggi seriali. E con questo secondo episodio della storia di Harry Bosch siamo solo all’inizio…
Libri della serie "Harry Bosch"
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