Passato, presente e futuro…
Caro avventore di Thriller Café,
qui a scrivere appoggiato sul bancone è il Barman.
Mi sono reso conto che non ti ho mai raccontato cosa succede nel retrobottega del locale, la storia di come abbiamo alzato la saracinesca la prima volta, e le domande che mi faccio su come continuare a soddisfare la tua voglia di thriller nel futuro.
Qui trovi una breve sintesi della nostra storia: resta con me per saperne di più su come è nato Thriller Café, incrocio un po’ casuale tra una mia personale passione e un evento inaspettato che ha dato il via a tutto.
Ti mostrerò poi cosa succede oggi, in un panorama web in rapida evoluzione e che rappresenta una sfida costante.
E ti anticiperò le innovazioni che stiamo mettendo in campo per il futuro, per garantire che Thriller Café continui a essere il tuo punto di riferimento per il thriller in Italia.
È una lettura importante: arriva fino in fondo, perché il futuro di Thriller Café è una storia che vogliamo continuare a scrivere insieme a te.
Ma cominciamo…
L’esordio: dall’imprevisto alla passione nata nel 2007
Il progetto del Thriller Café è iniziato, in realtà senza saperlo, da un momento inaspettato della mia vita.
Era il 2003 quando fui investito da un’auto, riportando fratture agli arti e alle ossa facciali. Durante la lunga e forzata convalescenza, mi dissi: “Perché non scrivere un libro?” Leggevo in quegli anni circa 50 libri all’anno, ed ero una buona penna, stando all’esperienza scolastica. Quindi, perché no?
Iniziai a frequentare un forum, quello de LaTelaNera.com, gestito da un certo Alessio Valsecchi. Lì iniziai a muovere i primi passi assieme a tanti amici con cui c’era una sana alleanza/competizione nei concorsi letterari. La fantasia di scrivere il mio romanzo thriller non sembrava così strampalata. Ma per scrivere un bel thriller con un cattivo credibile dovevo studiare: mi immersi nello studio dei serial killer, e poco dopo iniziai a gestire la sezione a loro dedicata sul sito di Alessio.
Di lì a non molto sorse la domanda: “E se fossi in grado di gestire un sito tutto mio?“.
Stavo studiando Ingegneria Elettronica, e benché il web non fosse parte degli studi, sicuramente avevo la forma mentis per essere intrigato anche dalla parte tecnica e tecnologica che stanno dietro un sito.
Così, il 23 marzo 2007, nacque Thriller Café, su Blogspot.com, come un test. Ma la visione era chiara, e nel 2008 decisi di fare sul serio, registrando ThrillerCafe.it e trasformando un gioco in quello che poi sarebbe diventato il punto di riferimento che conoscete per il mondo giallo e thriller.
Il primo post recitava così:
Benvenuti all’inaugurazione del Thriller Cafè: se avete portato una pianta, mettetela da qualche parte e riprendetevela all’uscita, non ho il pollice verde e non saprei manco dove piazzarla. Le pastarelle sono sul tavolo là a destra, gli intrugli da bere a sinistra.
Mi raccomando, niente risse per guadagnare la postazione in prima fila e sbafare di più; niente bottiglie spaccate; niente sgabelli che volano e tavoli rovesciati: niente danni all’arredamento, ché deve durare per un bel po’. Possibilmente, pure niente briciole a terra, e niente macelli nel bagno, ché poi devo pulire io (non l’ho detto, ma oltre che da barman fungo anche da cameriere e sguattero: qua faccio tutto io).
Abbuffatevi con educazione, ok?
E prima di andarvene prendete il volantino con le regole del locale, chi non le rispetta sarà freddato (abbiamo i fucili caricati a palle di neve).
- Al Thriller Cafè si servono solo aperitivi gialli e neri, e rosso sangue: se volete altri colori, cambiate locale.
- Al Thriller Cafè non si ordina, vi portiamo quello che decidiamo: se volete ordinare, cambiate locale.
- Al Thriller Cafè non si fa casino: se volete fare casino, cambiate locale.
Ora, tornate solo se le avete capite bene.
Ah, alle 2.00 si chiude: chi è ancora dentro sarà sbattuto fuori a calci.
Ora il barman si ritira, quando torna vuol trovare tutto come stava, intesi?
A presto.
Ma andiamo avanti…
Mentre di giorno alla mia carriera da ingegnere elettronico (nel frattempo mi ero laureato), di notte cercavo di capire perché il sito non decollava, perché le persone non lo visitavano. Iniziai a cercare “libri thriller” su Google, e Thriller Café non compariva tra i risultati. Perché? La domanda mi portò a imparare come funzionava un motore di ricerca, come mai alcuni link uscivano più in alto di altri, e cosa fare per scalare le posizioni. Una cosa che si chiamava SEO, Search Engine Optimization. Una disciplina che mi ha appassionò subito. Passavo nottate a leggere, studiare, fare esperimenti, e ad aggiornare i contenuti di Thriller Café.
Poi la sveglia suonava di nuovo alle 5:50 e mi riportava alla mia vita da progettista di circuiti elettronici, che non mi accendeva allo stesso modo.
Nel 2010, feci il grande salto nel vuoto: mi licenziai dall’azienda in cui lavoravo e mi candidai a una posizione da SEO specialist in una piccola web agency, per buttarmi a capofitto in una professione incomprensibile, traballante e complicata.
Dopo 15 anni lavoro ancora nel web, quindi a posteriori credo di aver fatto bene. Di fatto, Thriller Café è stata la vera svolta per la mia carriera professionale e la mia vita.
Da amante dei libri di Agatha Christie ad aspirante scrittore, a volenteroso blogger, a professionista del settore digitale, speaker a eventi, manager in un brand importante…
Insomma, un bel salto. E il 2010 fu un anno importante anche perché uscì anche il mio saggio sui serial killer, “In due si uccide meglio” (a quattro mani con l’amico Stefano Valbonesi).
Gli anni difficili
Dopo i primi tre/quattro anni, le dimensioni di Thriller Café iniziarono a reclamare delle scelte: gestire tutto da solo era diventato complicato, faticosissimo, non sostenibile a lungo termine.
Oltre agli articoli da scrivere: c’erano i contatti con uffici stampa e gli autori, la manutenzione ed evoluzione del codice, la gestione dei social e della newsletter, la risposta alle email. Ogni notte, ogni weekend, durante ogni ponte o giorno festivo, persino in vacanza, il mio PC era con me. Una vita molto sacrificata, lo ammetto, ma dettata dalla pura passione e dalla profonda convinzione nel valore di questo progetto.
Realizzai che avevo bisogno di aiuto, e che il sito era pronto per trasformarsi da blog personale a web magazine.
Iniziai a reclutare “aiuto-Barman” che condividessero con me la passione per la lettura, il piacere di esprimere il loro pensiero, e la capacità di tradurlo in buoni testi.
Nel tempo, ho avuto il piacere di raccogliere attorno a me tanti preziosi collaboratori, esperti e appassionati, a volte anche scrittori che poi sarebbero diventati famosi, come Romano De Marco o Ilaria Tuti, quando ancora erano agli esordi.
Sebbene ci sia sempre una fisiologica rotazione (alcuni restano con noi anni, altri solo per pochi mesi) il loro apporto è sempre stato e sempre sarà fondamentale.
Voglio solo menzionare qui l’amico Elvezio Sciallis, prematuramente venuto meno, e l’ininterrotta amicizia con Alessio Valsecchi de LaTelaNera, che è stato per tanti versi il mio mentore, e con cui da oltre 20 anni ormai condividiamo gioie e dolori di questo strano incrocio tra libri, web e aneddoti bizzarri, spesso davanti a una pizza.
Il web sta cambiando
Tutto questa lunga introduzione sul passato di Thriller Café ci porta al presente, in cui ci troviamo a navigare in un mare digitale in continua tempesta.
Prima di tutto bisogna fare i conti con i motori di ricerca che privilegiano sempre più i grandi colossi editoriali e siti e-commerce come Amazon, rendendo molto più complesso emergere per realtà indipendenti come la nostra. Nonostante un patrimonio di quasi 5000 articoli e un aggiornamento quotidiano da sempre, è realistico pensare che i 2 milioni di pagine viste all’anno tra qualche tempo saranno un ricordo. La volatilità degli algoritmi di ricerca è sempre più elevata: Google rilascia continuamente aggiornamenti, a volte anche sostanziali, che possono rivoluzionare la visibilità di un progetto dall’oggi al domani.
E da poco vediamo l’ascesa inarrestabile dell’Intelligenza Artificiale. Strumenti come ChatGPT e AI Mode di Google stanno cambiando le abitudini.
Come utenti ci abitueremo (io compreso) a consumare direttamente le risposte date dall’IA, con sempre meno necessità di cliccare su un sito esterno. Questo scenario ridurrà drasticamente il traffico verso le fonti di contenuto originali, come il nostro.
In un certo senso è in discussione l’intero impianto del web basato sull’implicito accordo tra webmaster e motore di ricerca: io ti do contenuti con cui dare risultati alle ricerche e guadagnare tramite gli annunci; tu mi dai il traffico che monetizzo vendendo prodotti, servizi, o pubblicità.
Ma se il traffico sparisce perché l’utente resta dentro un’interfaccia di domanda/risposta, senza passare dai siti, chi produce contenuti come si sosterrà?
E’ una domanda enorme e senza risposta.
I grossi editori internazionali potranno forse negoziare con Google/Microsoft/Open AI: contenuti professionali in cambio di commissioni o forme di monetizzazione.
I piccoli editori, i progetti “boutique” come il nostro, non avranno abbastanza forza negoziale e probabilmente non saranno in grado di generare abbastanza entrate da altri canali per sostenere i costi.
Intanto c’è già chi si rivolge all’antitrust per cercare di sopravvivere.
Ma non solo.
Le piattaforme social stanno abituando il pubblico – soprattutto il più giovane – a un consumo di contenuti veloce e visuale. Oggi i nostri “colleghi” bookstagrammer o booktoker svolgono un ruolo vitale nell’ecosistema dell’informazione letteraria online: generano interesse e veicolano il valore della lettura, ma sono obbligati dal mezzo di comunicazione a un formato da “morso e via“. Chi come noi offre un contenuto lungo, approfondito e ramificato, parla una lingua che in certi angoli del web è poco comprensibile.
E forse, una sfida ancor più ampia è la frammentazione dell’attenzione del pubblico.
Siamo tutti bombardati da stimoli su decine di piattaforme diverse: mantenere l’attenzione richiede uno sforzo sempre maggiore.
Thriller Café compete non più con altri siti, non solo con altri divulgatori su Youtube, Instagram, Tiktok, Spotify, ma anche e soprattutto con cannibali come Google e ChatGPT e piattaforme social appositamente progettate per tenere costantemente l’utente impegnato a scrollare, leggere notifiche, consumare il proprio tempo in un costante sovraccarico di stimoli.
L’intero ecosistema dell’intrattenimento digitale è oggi un’opportunità e allo stesso tempo una minaccia.
La Nostra Linea Editoriale: Indipendenza e Profondità al Primo Posto
Che farà Thriller Café in questo scenario così complesso?
Partiremo dai nostri punti fermi:
- Siamo un progetto con una lunga storia e Thriller Café è un marchio registrato.
- la nostra policy editoriale è chiara e trasparente.
- I nostri contenuti sono giudicati di valore, spesso citati da università, biblioteche e persino sulle copertine dei libri.
Ci tengo a fare una nota soprattutto su come ci poniamo verso te, lettore, ovvero con accuratezza e totale indipendenza.
La tua fiducia non sarà mai tradita.
Questa è la nostra promessa per offrirti un’informazione libera da condizionamenti e focalizzata sulla profondità testuale, sulle recensioni dettagliate e sull’analisi critica che scava a fondo, distinguendoci in un web che sempre più predilige l’apparenza alla sostanza.
Il Tuo Ruolo nel Futuro di Thriller Café
Fin qui hai letto come sia Thriller Café, come navighi i nuovi paradigmi del web, e come si proponga di affrontare le incertezze future.
D’altra parte è ovvio che il progetto ha ragione di esistere solo se è di valore per chi ci legge e continua a trovare beneficio dal seguirci in questa avventura.
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Già per questo hai la mia riconoscenza.
Ma spero tu voglia valutare di contribuire in modo più significativo al rinnovamento dello spillatore della birra, la sostituzione delle lampadine che ogni tanto si fulminano, all’arredamento con sgabelli più comodi.
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