In due si uccide meglio: il mio libro dedicato alle coppie di serial killer
Autore sempre apprezzato qui al Thriller Café, torna oggi sulle nostre pagine Danilo Arona con il suo Rock. I delitti dell’uomo nero, titolo inaugurale della collana Calliphora, de Edizioni della sera, curata da Enzo Carcello, che forse conoscerete come BodyCold, curatore di Corpifreddi.
Scrittore inquietante anche per il mix di fiction e casi tanto reali quanto insoluti e spesso inspiegabili che spesso caratterizza le sue opere, Arona confeziona un libro che lega la morte di tante stelle del rock a un misterioso chitarrista, di nome Sam Raimi. Un legame, questo tra finzione e realtà, che anche stavolta riesce a lasciare il lettore con il dubbio di quanto si sia trovato di fronte alla prima e quanto alla seconda.
Se siete curiosi, ve ne riporto qua a seguire la trama:
In un’Italia di fine anni sessanta, uno strano quanto sgangherato gruppo rock attraversa la penisola raccontando le magie e gli orrori di un genere musicale che annovera fatti tanto tragici quanto misteriosi. “Rock. I delitti dell’ uomo nero”, intreccia misteriosi omicidi e vede come protagonista Sam Hain, un oscuro maestro della più ruvida chitarra che fa raggelare il sangue anche al Diavolo in persona. Jimi Hendrix, Jim Morrison, Janis Joplin, Brian Jones, Marvin Gaye: una lunga lista di cadaveri eccellenti del luccicante mondo del rock’n'roll. Tutti pensano che siano stati uccisi dalla droga, dall’alcol e dal male di vivere. Ma forse le cose non stanno così, soprattutto se sulla Terra circola una Morgan nera guidata da Sam Hain, il chitarrista più malvagio e diabolico del mondo. Sì, ma di quale mondo? Chi è Sam Hain? E soprattutto perché il nome è legato in maniera inscindibile alla morte?
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Nell’angolo più buio è un romanzo che segna l’esordio dell’inglese Elizabeth Haynes, già best seller in Inghilterra e nei numerosi paesi in cui è già stato pubblicato (e Amazon.co.uk Best book 2011). Lo recensiamo oggi su Thriller Café.
Titolo: Nell’angolo più buio
Autore: Elizabeth Haynes
Traduttore: Brovelli C.
Editore: Giano
Anno: 2011
Trama in sintesi:
2003: Cathrine Bailey è una ragazza come tante, che vive nella città di Lancaster, dove divide le sue giornate tra lavoro ed allegre serate di baldoria con le amiche di sempre. E’ la serate di Halloween e Cathy è più bella che mai: indossa un vestito di satin rosso che la fa sentire sexy e desiderata. In fondo è l’effetto che vuole ottenere, e colpisce nel segno attirando l’attenzione dell”uomo che cambierà per sempre la sua vita: Lee. 2007 : Cathrine Bailey è una donna che vive a Londra, dove si divide tra la casa e il lavoro. Non ha amici, non è capace di stare nei luoghi affollati ed è affetta da una sindrome di controllo compulsivo e frequenti attacchi di panico: Catherine vive prigioniera dalle sua paure che la portano a verificare, con un preciso rituale, che porte e finestre della sua abitazione siano perfettamente chiuse e sigillate. Catherine non si sente più al sicuro: perchè? Cosa le è successo? L’incontro con il suo vicino Stuart, per Catherine costituirà una svolta: lui la condurrà verso un lungo processo di guarigione per ritornare ad una vita libera da ossessioni e da paure, soprattutto dalla sua paura più grande che ha il volto e il nome di Lee Brightman.
La storia di Cathy è presentata come un diario sdoppiato nel tempo che alterna due piani temporali narrativi: abbiamo il racconto della Catherine ventiquattrenne quando nel 2003-2004 la giovane conosce Lee, se ne innamora perdutamente, ne accetta il lavoro, che lo porta a sparire per gironi, le sue manie di intrufolarsi nel suo appartamento, la sua gelosia: poi qualcosa sfugge al suo controllo e Catherine si ritrova vittima di brutali violenze dall’uomo che credeva non le avrebbe mai fatto nulla di male. C’è il racconto della Catherine del 2007, del tutto antitetica alla giovane spensierata di qualche anno prima. Il presente di Cathy è il tempo dei sopravvissuti, di quelli che giorno per giorno affrontano le conseguenze di un trauma devastante che ha lasciato nell’anima e sul corpo delle cicatrici indelebili. Leggi il resto »
Su Thriller Cafè, oggi, la recensione di un libro scritto a quattro mani: Claudio Arbib e Rodolfo Rossi sono gli autori; Quattro e quattro otto, il titolo.
Trama in sintesi
Roma. Il “solito” commissario svolge la “solita” indagine sul “solito” omicidio senza un nome e senza un perché. Man mano che la vicenda si dipana però il commissario Corvino scopre inaspettate e insospettabili relazioni tra la carriera ecclesiastica di un alto prelato, la morte prematura di un giovanissimo orfano e gli impicci di delinquenza piccola e grande.
Le cose poi si complicano.
Il tutto in una partita dove perfino la pittura manierista e i Cavalieri di Malta giocano un ruolo cruciale. E il più ovvio dei commissari precipita nel gorgo della meno ovvia delle storie…
Questo è un romanzo poliziesco scritto a quattro mani da un musicista (Rodolfo Rossi) e un ingegnere (Claudio Arbib). Entrambi prima di iniziare la storia si sono posti una domanda essenziale: quale tratteggio psicologico dare al protagonista della storia, il commissario di Polizia Corvino?
La risposta è tutta nella postprefazione scritta alla fine del libro.
Se uno vi dicesse che ci sono molti commissari di Polizia che amano cucinare o che sono appassionati di pesce, perché non dovreste crederci? In fin dei conti il nostro è un Paese bagnato da tre mari e con tradizioni culinarie nobili e varie. Ora nella storia che vi abbiamo raccontato si parla di un commissario di polizia non di primo pelo, patito della cucina di mare che pratica tra le mura di casa con una certa abilità. Però i commissariati italiani sono migliaia (cinquantuno solo quelli che dipendono dalla questura di Roma, e di questure in Italia ce ne sono 103) e fra tutti questi servitori dello stato non era in fondo altrettanto plausibile, almeno per cambiare, che il nostro fosse uno di quelli che detestano le spine e sono incapaci di cuocersi un uovo?
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Online la quarta e ultima parte dell’articolo Il criminale sessuale sadico tratto dall’FBI Law Enforcement Bulletin, febbraio ’92.
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Caratteristiche delle vittime.
Ventinove dei 30 criminali studiati sceglievano solo vittime bianche. L’83% delle vittime erano delle estranee per l’aggressore. Un quarto di essi attaccava soltanto maschi. Il 16% sceglieva bambini; il 26% sia bambini che adulti.
Le prove dei crimini.
Questo tipo di aggressori di solito mettono, incosapevolmente, a disposizione degli inquirenti un gran numero di elementi utili ai fini dell’incriminazione. Più della metà dei soggetti studiati ha tenuto “ricordi” dei crimini: calendari, mappe, diari, disegni, lettere, manoscritti, fotografie, cassette audio e video. Nella maggior parte dei casi, queste cose venivano conservate sia nelle case, che negli uffici o nelle automobili, nascoste, o anche in depositi in affitto, o in contenitori seppelliti sotto terra.
Arriva finalmente anche in Italia The scarecrow, di Michael Connelly, uscito nel 2009 nei paesi anglofoni e pubblicato ora da Piemme col titolo de L’uomo di paglia.
Protagonisti è Jack McEvoy, costretto a lasciare il Los Angeles Times e con il compito finale di formare il suo sostituto, appena uscito dalla scuola di giornalismo. Ma Jack ha tra le mani una storia che potrebbe fargli vincere un premio Pulitzer.
Alonzo Winslow, uno spacciatore sedicenne, ha confessato alla polizia d’aver brutalmente violentato e strangolato una delle sue clienti del crack. Jack convince la madre di Alonzo di volere indagare sulle possibilità d’innocenza del figlio, ma in realtò vuole solo scrivere una storia che spieghi come le disfunzioni della società abbiano creato un killer di sedici anni. Quando si addentra nella storia, però, il giornalista capisce che Antonio ha mentito e di avere a che fare con un killer che ha lavorato completamente al di sotto dei radar di polizia e FBI.
Assieme a lui, collabora l’agente dell’FBI Rachel Walling: entrambi finiscono nel mondo digitale in cui i dati sono sorvegliati da tecnici che si paragonano a Spaventapasseri – mantenendo i rapaci lontani dai dati dei loro clienti. Ma Jack inavvertitamente disattiva un allarme e il killer – L’uomo di paglia – ora sa che sta arrivando…
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Romanzo d’esordio di Rosamund Lupton, arriva anche nelle librerie italiane Sorella, thriller psicologico campione d’incassi in Inghilterra.
A proporlo è Giano, editore il cui catalogo ho sempre apprezzato parecchio e che anche stavolta credo ci abbia visto giusto. Quasi unanimemente accolta come eccellente opera prima, sia dai lettori che dalla critica, Sorelle di Beatrice e Tess, legate da un legame che niente può spezzare.
Beatrice, si sta accingendo in tutta tranquillità al pranzo domenicale, quando riceve una telefonata confusa e frenetica, che la informa che Tess, sua sorella minore, è scomparsa. Beatrice non perde un istante e si imbarca sul primo volo disponibile, destinazione Londra.
Ma non appena viene a conoscenza delle circostanze che avvolgono la scomparsa di sua sorella, Beatrice si rende conto con un certo stupore di quanto poco conoscesse, in realtà, la sua vita e improvvisamente si sente debole di fronte alle verità terribile che deve affrontare. La polizia rinuncia alle ricerche e i famigliari, compresi il fidanzato e la madre, accettano di aver perso Tess. Ma Beatrice non demorde, pronta a tutto per conoscere la verità.
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La segnalazione di oggi al Thriller Café è per un romanzo molto atteso: Per mano mia, nuova opera di Maurizio De Giovanni.
Dopo essersi tolto diverse soddisfazioni, tra cui la vittoria ai premi Camaiore, Nebbia Gialla e Hadrianus con Il giorno dei morti, lo scrittore napoletano ci regala una nuova indagine del commissario Ricciardi, più precisamente Il Natale del commissario Ricciardi, edita non da Fandango come le precedenti ma da Einaudi. Salto di editore che è ennesima testimonianza del ruolo di primo piano che De Giovanni s’è conquistato nel panorama della letteratura gialla, e non solo, italiana.
Per tutti quelli che stavano aspettando l’uscita del libro, ecco la trama di Per mano mia.
Natale 1931. Mentre la città si prepara alla prima di “Natale in casa Cupiello”, dietro l’immagine di ordine e felicità imposta dal regime fascista infieriscono povertà e disperazione. In un ricco appartamento vicino la spiaggia di Mergellina sono rinvenuti i cadaveri di un funzionario della Milizia, Emanuele Garofalo, e di sua moglie Costanza. La donna è stata sgozzata con un solo colpo di lama, quasi sull’ingresso, mentre l’uomo è stato trafitto nel letto con oltre 60 coltellate. Colpi inferti con forza diversa: gli assassini potrebbero essere più d’uno. La figlia piccola si è salvata perché era a scuola. La statuina di san Giuseppe, patrono dei lavoratori, giace infranta a terra. Sulla scena del delitto, Ricciardi, che ha l’amaro dono di vedere e sentire i morti ammazzati, ascolta le oscure ultime frasi della coppia, che non gli dicono granché. Il commissario dovrà girare a lungo, e sempre più in corsa contro il tempo, per le strade di Napoli per arrivare alla verità. Leggi il resto »
Scoprii Greg Iles diversi anni fa, con l’ottimo Ore di terrore, e anche se non ho letto tutti i suoi romanzi, mi fa sempre piacere segnalarne le nuove uscite, come in questo caso il recentissimo La notte non è un posto sicuro, appena pubblicato da Piemme. Titolo originale The Devil’s Punchbowl, si tratta di un libro che ha messo d’accordo in buona parte sia i lettori (media voto 4 su 161 pareri su Amazon) che la critica, e che per molti ha segnato un ritorno di Iles alla verve dei primi romanzi, per un autore che comunque si è sempre contraddistinto per la versatilità e la capacità di produrre ottime opere senza legarsi a personaggi o a temi ricorrenti.
Per tutti i suoi estimatori, o semplicemente quelli che vorrebbero saperne di più, ecco la trama di “La notte non è un posto sicuro”.
Nelle vesti di pubblico ministero, Penn Cage ha fatto condannare decine di assassini al braccio della morte. Credeva di aver visto il peggio, di aver fatto le scelte più difficili. Mai si sarebbe immaginato di dover affrontare il rischio più grande una volta eletto sindaco della sua città. Natchez, nel sud degli Stati Uniti, ha tutta l’aria di un posto tranquillo, a parte qualche tensione razziale latente. In realtà, nasconde il suo vero volto anche a Cage. Un volto che si svela nella notte, sui casinò galleggianti ormeggiati alle rive del Mississippi, moltiplicatisi da quando la tentazione dei soldi facili ha fatto dilagare il gioco d’azzardo. Un volto più nero delle peggiori aspettative, se è vero che uno dei casinò, il Magnolia Queen, è un covo di prostituzione e di combattimenti clandestini. La soffiata arriva a Cage da un vecchio amico che adesso lavora nel locale. Ma poco dopo la confessione l’uomo viene ritrovato ucciso, con un proiettile in petto e morsi di cane su tutto il corpo. Travolto dal senso di colpa, per non aver saputo proteggere l’amico, e dal peso del fallimento, per non aver saputo difendere la sua città, Cage si rende conto ben presto che la ricerca della verità sarà una caccia solitaria. Tra le autorità locali, infatti, nessuno è disposto ad aiutarlo, perché crimine e istituzioni sono ormai saldamente intrecciati. Quando in gioco ci sarà la sua stessa vita proprio Cage, da sempre uomo di legge, scoprirà come non sempre la via della legalità sia sufficiente per punire i colpevoli.
Oggi su Thriller Café segnaliamo il nuovo libro di David Grann (già autore di Z. La città perduta), Il demone di Sherlock Holmes, edito da Corbaccio.
Dodici casi reali, in precedenza trattati su importante testate quali The New Yorker, The New York Times Magazine, raccolti in un unico volume, aggiornati e rivisti (trovate approfondimenti su wikipedia in inglese). Un libro che chi ama il true crime probabilmente apprezzerà parecchio.
In sintesi, ecco la presentazione:
Cosa spinge il più autorevole studioso di Conan Doyle a suicidarsi organizzando una scena del delitto degna di Sherlock Holmes? O un celebre biologo marino a immergersi negli abissi più profondi per dare una caccia forsennata al fantomatico calamaro gigante? O un detective polacco a cercare nel romanzo di uno scrittore gli indizi di un omicidio realmente avvenuto? Dalla sua posizione di reporter e narratore, David Grann racconta in punta di piedi, e dando voce ai protagonisti, dodici storie vere incentrate su personaggi tanto “folli” quanto reali, folli nel loro vivere un’ossessione che li divora, reali nella loro ricerca affannosa e disperata di una verità che sfugge.
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Acclamato come uno dei migliori romanzi del 2010 in Gran Bretagna fin dalla sua pubblicazione, e insignito poi del prestigioso Gold Dagger 2010, è appena stato edito anche in Italia Blacklands, esordio letterario col botto di Belinda Bauer.
Tra i libri usciti di recente, questo pubblicato da Marsilio è a mio parere uno dei più interessanti, non solo per gli amanti dello pyscho-thriller dai ritmi serrati e degli antagonisti psicopatici, ma per chi vuole farsi coinvolgere in una storia vista dalla prospettiva di un ragazzino di dodici anni, protagonista di spessore che ne fa un romanzo che si eleva dalla media del sottogenere per collocarsi a un livello superiore.
La trama, se siete curiosi, è questa:
Steven Lamb ha dodici anni e scavare buche nell’Exmoor ha dato uno scopo alla sua vita. Spera di trovare un corpo. Sono passati quasi vent’anni da quando lo zio Billy, allora undicenne, è scomparso, e anche se tutti sono convinti sia tra le vittime di Arnold Avery, serial killer ora in carcere, la nonna di Steven lo sta ancora aspettando. Intanto, la famiglia intorno a lei va in pezzi, incapace di superare una perdita così crudele. Per chiudere finalmente i conti con il passato, Steven decide di scrivere ad Avery una lettera anonima, e di chiedergli di rivelare il luogo in cui ha sepolto il fratello di sua madre. Ma appena Avety capisce di avere di fronte un bambino, in lui ritorna prepotente l’istinto omicida. Tra le brughiere avvolte dalla nebbia del sud dell’Inghilterra, comincia un gioco molto pericoloso tra un ragazzino disperato e un serial killer annoiato…
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