L’anno della locusta – Terry Hayes
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Nel lontano 2016, su consiglio di un’amica, lessi un libro che mi colpì tanto da diventare uno dei miei preferiti, mai superato nel suo genere: era Pilgrim di Terry Hayes. Da allora, per anni, ho aspettato un nuovo libro di quest’autore americano, nella speranza di un bis, di un secondo Pilgrim. Potrete immaginare, perciò, il mio stato d’animo quando, per puro caso, ho scoperto che, lo scorso marzo, Rizzoli dava alle stampe L’anno della locusta, con la traduzione di Annamaria Biavasco, Valentina Guani e Annamaria Raffo… ero in brodo di giuggiole. Sarebbe stato un secondo Pilgrim? Complice qualche giorno di ferie ho potuto calarmi nelle oltre novecento pagine di questa spy story intricatissima ed appassionante, così ora posso anticiparvi la risposta… sì e no.
Ridley Kane è un agente segreto altamente qualificato al servizio della CIA. È specializzato in missioni top secret, ad alto rischio, in zone delicate e pericolose. Quando a Landley giunge la voce che un uomo ha delle informazioni preziose ed utilissime per sventare un “attentato spettacolare” nessuno ha dubbi su chi debba essere l’uomo che lo incontrerà, nelle terre di confine tra Pakistan, Afganistan e il temibile Iran: Ridley Kane. L’informatore è un corriere dell’Esercito dei puri, la più sanguinaria e temibile tra le cellule createsi dopo la diaspora dell’Isis; egli è convinto di poter vendere all’Intelligence americana informazioni su un attentato che l’organizzazione terroristica sta organizzando e che minaccia conseguenze ben più gravi dell’11 settembre. Kane si mette subito in marcia, ma arriva tardi: l’informatore è stato crocifisso, letteralmente, perché il suo tradimento sia monito per altri. Ora, però, l’esercito dei puri sa che il corriere avrebbe dovuto incontrare un uomo, perciò, ammesso che riesca, l’esfiltrazione sarà rischiosa: se è vero che Kane e la CIA sono equipaggiati e pronti, dall’altra parte c’è un avversario temibile, Al-Tundra, un colonnello di origini siberiane, addestrato, sfuggente e spietato. Comincerà qui, su quelle montagne insidiose, la missione più dura per Kane: quella di salvare l’umanità dal fanatismo organizzato che sfrutta la tecnologia per fini malvagi.
Ebbene… “L’anno della locusta” è, come avrete intuito, una spy story appassionante, dai ritmi serratissimi e dai continui colpi di scena. Pagine e pagine di azione, tattica, ma anche cuore, umanità e fallibilità si susseguono inarrestabili sotto la pressione di un ritmo incalzante che non dà scampo al lettore, sempre più intrigato dall’evolversi della trama. C’è, a parer mio, una battuta d’arresto, una deviazione imprevista, più o meno a tre quarti dalla fine, che rischia di far deragliare il romanzo verso binari fantascientifici, ma per fortuna Hayes è un narratore esperto e riesce a riportare la narrazione sul percorso tracciato, sebbene bisogna ammettere che tante azioni sono a dir poco… beh, azzardate, fantasiose, ai limiti degli effetti speciali che ci aspetteremmo da un film (leggendo vi parrà tutto più chiaro, fidatevi). Ad ogni modo, tutto può essere fatto rientrare in una narrazione-cornice, ricondotto ad un cerchio ampio che racchiude più piani d’azione ed eventi tra loro all’apparenza scollegati.
“L’anno della locusta” è una spy story densissima di avvenimenti, scritta con maestria e piacevolissima da leggere. E se si può certo accusare Hayes di poca originalità, non si può negare la sua bravura nel rendere unici temi già abbondantemente descritti, scandagliati e quasi prosciugati da tanta letteratura dal 2001 in poi. È un secondo Pilgrim? Forse no, ma di sicuro è un’ottima spy story in cui immergersi a capofitto, lasciando fuori il resto del mondo.
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