In Sfida a Bertè, nuovo romanzo di Emilio Martini, ad essere sfidata sembra essere in realtà Marzia Pensa, la bella e intelligente compagna di Gigi Berté. Così l’intuitivo e tenace  poliziotto milanese di sangue calabro, che regge il commissariato di Lungariva nella Riviera Ligure, dovrà affrontare una situazione scivolosa e inedita, nella quale il dovere di servizio presenta inquietanti implicazioni con il suo privato.

A Lungariva, Marzia Pensa gestisce con successo un’accogliente pensione; è una donna ancora giovane ma con alle spalle un’esperienza di vita importante, inoltre è ricca di umanità e sempre molto attenta e solidale con il suo prossimo. Per questo si è lasciata convincere da un’amica a gestire sul blog di quest’ultima l’immancabile rubrica “la posta del cuore”, dove dispensa suggerimenti, consigli, ma soprattutto offre ascolto, in particolare a donne in crisi esistenziale. Questa sua attività di “blogger”, della quale Marzia non ha parlato col suo compagno commissario, appare sicuramente connessa con un tetro e sibillino messaggio dattiloscritto che una mano ignota infila nottetempo nella sua cassetta delle lettere: Ucciderò, lo dovevo fare da anni, e alla fine lo farò e non sarà finita, non ancora. Ucciderò di nuovo. Marzia, hai una parola ‘buona’ anche per me? Proprio quest’ultima frase evidenzia, al di là di ogni dubbio, che l’autore del messaggio è un lettore o una lettrice de “La posta del cuore”.

Quando la sua signora gli mostra il biglietto, Berté crede si tratti di uno stupido scherzo, però è perplesso, magari anche un po’ preoccupato, poi è molto arrabbiato con Marzia perché lei gli ha taciuto questa sua nuova attività di blogger, non l’ha “concordata” con lui; in realtà il suo retro pensiero non espresso è che Marzia avrebbe dovuto chiedergli il permesso, e qui il poliziotto rivela tutta la sua insopprimibile meridionalità. Ma questa piccola incomprensione familiare è destinata a complicarsi, perché chi ha recapitato quel messaggio non ha alcuna voglia di scherzare.

La notte seguente alla sua ricezione, a Lungariva, viene assassinato un famoso cardiochirurgo milanese. L’arma usata è un fucile di precisione. Ancora a Marzia verranno recapitati altri due messaggi analoghi, ai quali faranno seguito, con la stessa modalità, gli omicidi della proprietaria di un lussuoso ristorante e di un brillante musicista. Tra le tre vittime non risulterà esistere alcun legame. Almeno apparentemente.

Berté si immerge nell’indagine, che si rivelerà una delle più delicate e complesse da lui svolte. Ma contemporaneamente deve affrontare e gestire l’inevitabile stress che la situazione provoca nel suo rapporto sentimentale. La solare Marzia, per la sua sicurezza, è costretta a trincerarsi in casa, con un piantone davanti alla porta, perché non si può escludere che il serial killer prima o poi possa recapitarle qualcosa di più solido e micidiale di una lettera. Ma già le lettere, in realtà, micidiali sono, per i dubbi e le tensioni che provocano: perché inviate proprio a lei che nemmeno conosceva due delle vittime e con la ristoratrice aveva avuto solo un fugace rapporto commerciale? Perché è la donna di Berté? Allora perché non recapitarle direttamente al commissario? E comunque i riferimenti a “La posta del cuore” indicano che la scelta della destinataria non è casuale. Marzia si tormenta anche perché intuisce in Gigi dubbi e incertezze sul ruolo che lei possa aver giocato nella vicenda. Infatti Il commissario è sfiorato dal timore che per leggerezza, per eccesso di fiducia nel prossimo, lei possa essere finita in qualche oscuro ingranaggio.

Sarà l’indagine a scagionare Marzia che è solo vittima di una mente sconvolta. Una indagine contorta, che sembrerà a tratti sviata su false piste, ma che Berté saprà condurre in porto, anche grazia ad un’intuizione che fin dalla lettura del primo messaggio ha avuto: quella strage affonda la sua causa scatenante nel passato.

Elena e Michela Martignoni, le due scrittrici milanesi che da oltre un decennio usano il nickname Emilio Martini, con il consueto ritmo narrativo serrato e brillante  ci regalano  un ottimo romanzo, ricco di sfumature psicologiche e colpi di scena, ma penso sia soprattutto da apprezzare la considerazione morale che emerge dal libro: non tutti i delitti sono contemplati dal codice penale. Esistono comportamenti che possono distruggere la vita degli altri senza configurare alcun reato. Se la vendetta, l’occhio per occhio dente per dente, restano inammissibili, tuttavia chi costruisce la propria fortuna sulla disgrazia o l’infelicità altrui deve temere gli agguati del destino.

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Articolo protocollato da Fausto Tanzarella

Fausto Tanzarella è nato a Taranto nel 1951, dal 1975 vive a Siena; laureato in giurisprudenza ha lavorato nei servizi legali di un istituto di credito. Editore, pubblicista e scrittore, è autore di una serie di romanzi gialli ambientati nella Siena del XIV secolo: “I giorni del corvo” 2009; “Un’ombra nera”, 2011; “Il codice dei corpi”, 2015; “Affresco” 2017 e da ultimo, nel novembre 2021, “Prigionieri del sangue”; tutti editi dalla Pascal Editrice. Tanzarella ha pubblicato anche due gialli di ambientazione moderna: “Via delle Vergini” (Mauro Pagliai editore) con il quale è risultato finalista nel premio letterario “Garfagnana in giallo” 2014 e il “Il cerchio del fantasma”, Oakmond Publishing, 2018.

Fausto Tanzarella ha scritto 59 articoli:

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