La regina del catrame – Emilio Martini

La regina del catrame – Emilio Martini

Serie: Gigi Berté
Editore: Corbaccio
Giuseppe Pastore
Protocollato il 30 Luglio 2012 da Giuseppe Pastore con
Giuseppe Pastore ha scritto 1161 articoli
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Emilio Martini, è questo il nome del misterioso autore de La regina del catrame, romanzo da poco uscito per Corbaccio. Quando ho ricevuto l’email di presentazione dell’opera dall’Editore, ho pensato in verità a una chiara operazione commerciale: un agente letterario che propone un libro di un autore senza nome, che ha deciso di chiamarsi Emilio Martini per omaggiare Salgari e ricordare un prodotto italiano di qualità. Forse un poliziotto, forse no, autore di una trilogia con protagonista Gigi Berté, commissario che vuole diventare scrittore. Insomma, sembra un caso montato ad arte, ma anche se fosse non fa differenza: al Thriller Café ci piacciono i buoni libri, e “La regina del catrame” rientra nella categoria.

Ma chi è questo Berté? Dimenticate i poliziotti perfetti o i supereroi della scientifica. Berté è un “selvatico“. Quarant’anni suonati, capelli crespi, lunghi fino alle scapole, legati in una coda con un elastico nero. Un vicequestore aggiunto che è stato letteralmente sbattuto via da Milano. Esiliato a Lungariva, uno di quei paesini liguri che d’estate scoppiano di turisti e d’inverno muoiono di malinconia.

Il motivo? Una “macchia” nel passato. Un buco nero professionale che lo ha spedito in punizione a gestire le liti tra bagnanti.

In attesa di trovare casa, vive nella pensione della Marzia, una donna giunonica, “burrosa”, l’esatto opposto del suo ideale erotico ma capace di farlo sentire meno solo (e di nutrirlo a dovere). Perché qui, cari avventori, si mangia. Tra un’indagine e l’altra, sentirete il profumo delle trofie al pesto e della focaccia unta al punto giusto.

Ma Berté ha un segreto. Un vizio inconfessabile. Non si droga, non beve oltremisura. Scrive.

Quando la tensione sale, lui si chiude in camera, accende il computer e butta giù racconti gialli surreali. La scrittura come terapia per non impazzire. Una trovata metanarrativa curiosa: il poliziotto che inventa crimini per sopportare quelli veri.

E il crimine vero arriva puntuale. Un cadavere sulla spiaggia, proprio in mezzo ai bagnanti e all’odore di crema solare. Una donna.

L’indagine è “vecchia scuola”. Niente luminol, niente CSI. Berté lavora di pancia, di intuito, annusando le tracce e le persone come un segugio di razza mista, un po’ Colombo, un po’ Montalbano, ma con una malinconia tutta sua.

È un libro smilzo, 125 pagine che vanno giù come l’acqua fresca. Una scrittura diretta, essenziale, “sensoriale”. Non è il Noir che vi toglie il sonno o vi strazia l’anima. È un giallo “scacciapensieri”, ironico, leggero ma non banale. Una lettura da ombrellone nel senso più nobile del termine, dove la gente è normale, imperfetta, e dove il male si nasconde dietro la facciata chiassosa della vacanza.

Emilio Martini (dietro cui si nasconde un misterioso duo di sorelle, si dice) ha creato una maschera che funziona. Se cercate un pomeriggio di relax con un personaggio che vi starà subito simpatico per quanto è incasinato, Berté è l’uomo giusto.

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