Aspettando Cosetta – Emilio Martini
Un titolo, una citazione. Come l’immortale Godot di Becket che tutti aspettiamo inutilmente da ormai settantadue anni, anche Cosetta, assoluta protagonista di questo romanzo, non compare mai, non arriva (o non ritorna) mai; tutti ne parlano, resta costantemente al centro dell’attenzione, ma non ci sarà data l’occasione di incontrarla. Cosetta è in realtà un mistero che si aggiunge a quello dell’omicidio, in una piovosa sera di ottobre, dell’ottantenne Neri Guerrini, facoltoso imprenditore agricolo toscano, che ama svernare nella sua lussuosa villa a Lungariva, sulla riviera ligure.
Conoscete qualcuno a Lungariva? Gli affezionati lettori dei romanzi delle sorelle milanesi Elena e Michela Martignoni (Emilio Martini è lo pseudonimo che le unisce) risponderanno certamente di sì, perché a Lungariva (località immaginaria) c’è un commissariato di polizia e lo dirige il vicequestore Gigi Berté, l’intuitivo indagatore nato dalla penna delle Martignoni, protagonista di tutti i loro ormai numerosi gialli. Non più giovane, non ancora anziano, Berté è un poliziotto anticonformista, non solo per il “codo” in cui porta raccolti i suoi lunghi capelli, ma soprattutto per il suo personalissimo metodo d’indagine, la cui originalità sta nel non essere, appunto, un metodo. Berté esamina attentamente i fatti, ma sa che i fatti di per sé possono dire tutto o anche nulla. Bisogna entrare nella psicologia delle persone coinvolte, comprendere le interconnessioni fra di loro, cogliere le, a volte, esili sfumature che possono celarsi in parole, sguardi, situazioni. Chi conosce Berté avrà già conosciuto la sua compagna Marzia, donna forte e dolce, insieme alla quale il vicequestore ha trovato finalmente un porto sicuro dopo esperienze affettive tormentate; e conoscerà la sua squadra: l’affidabile ispettore Parodi, l’efficiente ispettrice Belli, il volenteroso agente Sabatini. E chi non conosce questa bella gente? Colmi la lacuna: conviene.
Quindi, quando viene scoperto il cadavere del Guerrini, è Berté ad arrivare sul luogo del delitto. La vittima è stata trafitta nel petto con un tagliacarte, ma è stato il successivo urto della sua nuca sul gradino di una scala di pietra a causarne la morte.
Guerrini era un uomo solitario e schivo, a volte scontroso. Aveva una relazione con una vedova di Lungariva, Alda, nei confronti della quale, tuttavia, si manteneva freddo, distaccato, senza mai coinvolgerla realmente nella sua vita. Forse l’unica persona che effettivamente frequentasse è l’anziano Silvio Gardella, suo dirimpettaio. A unirli era la passione per l’astronomia: i due trascorrevano intere notti sulla terrazza del Guerrini a scrutare le stelle con un telescopio. Proprio dal Gardella, Berté riceve un’informazione al momento forse insignificante, che più in là apparirà invece alquanto suggestiva. La sera del delitto, dal suo balcone il vicino ha osservato la vittima sul solito terrazzo, accanto a lui c’era qualcuno, o qualcosa: Gardella ha visto fluttuare accanto al Guerrini un oggetto (o un’entità) bianca, volteggiante, forse un abito da sposa, ma no sa dire altro.
Il vicequestore, insieme all’agente Sabatini, si reca in Toscana, nella splendida Val d’Orcia, dove la vittima aveva la sua residenza. Troviamo quindi i due liguri (ma in realtà Berté è milanese) a girellare per la bellissima San Quirico d’Orcia. Non hanno però molto tempo per ammirare la splendida Collegiata col suo portale in stile lombardo e la suggestiva chiesa romanica di Santa Maria Assunta, loro devono parlare con chi conosceva la vittima. Di gente ne incontrano: il cognato di Neri, Folco, suo socio nella gestione delle aziende agricole, i figli di lui, alcune donne con cui era in amicizia. Ma in nessuna di queste persone è riscontrabile un serio movente per l’omicidio. Tuttavia emerge una scoperta importante: da queste persone i due poliziotti apprendono della tragedia che aveva sconvolto la vita di Neri ben mezzo secolo prima. A quel tempo lui era fidanzato con Cosetta, una ragazza del posto. I due erano innamoratissimi, così raccontano. Ma proprio il giorno fissato per le nozze, mentre tutti aspettavano la sposa in chiesa, Cosetta era misteriosamente scomparsa senza mai più essere ritrovata, né viva, né morta. Nessuna traccia, nessun indizio: le accurate indagini di carabinieri, polizia, investigatori privati assunti da Neri, per decenni e decenni, non erano mai riuscite a far luce sulla inspiegabile vicenda che aveva trasformato il mancato sposo da giovane equilibrato e cordiale, in un uomo depresso, tormentato, sempre più chiuso in sé stesso, perennemente in attesa che la sposa perduta potesse tornare, riapparire.
Berté torna a Lungariva con una sensazione, o forse qualcosa di più. Ora quell’oggetto fluttuante visto dal Gorella la sera dell’omicidio, quell’entità simile ad un abito da sposa, acquista un senso e una forza evocativa prima ignorata. Il vicequestore comincia a supporre che tra i due misteri, il delitto di oggi e la scomparsa di Cosetta, possa esserci un legame, in qualche modo, in qualche forma. Non è d’accordo con lui la sostituta procuratrice Graffiani, che lo invita a lasciar perdere la evanescente traccia toscana e a concentrarsi solo su quanto accaduto a Lungariva. Ma il suo intuito, il suo non metodo, continuano a portare Berté verso un’altra direzione. Chi dei due avrà ragione? Ancora una volta Elena e Michela Martignoni ci regalano un giallo denso, perfettamente calibrato nella trama, fluido nella scrittura; un piacevolissimo incontro per chi ama le buone letture.
Libri della serie "Gigi Berté"
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