Per mano mia – Maurizio De Giovanni

Per mano mia – Maurizio De Giovanni

Editore: Einaudi
Giuseppe Pastore
Protocollato il 7 Novembre 2011 da Giuseppe Pastore con
Giuseppe Pastore ha scritto 1161 articoli
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La recensione di oggi al Thriller Café è per un romanzo molto atteso: “Per mano mia“, nuova opera di Maurizio de Giovanni.
Dopo essersi tolto diverse soddisfazioni, tra cui la vittoria ai premi Camaiore, Nebbia Gialla e Hadrianus con “Il giorno dei morti“, lo scrittore napoletano ci regala una nuova indagine del commissario Ricciardi, più precisamente “Il Natale del commissario Ricciardi“, edita non da Fandango come le precedenti ma da Einaudi. Salto di editore che è ennesima testimonianza del ruolo di primo piano che de Giovanni s’è conquistato nel panorama della letteratura gialla, e non solo, italiana.
Per tutti quelli che stavano aspettando l’uscita del libro, ecco di cosa parla “Per mano mia“.

In una Napoli del 1931 sferzata dal vento gelido, le luci del presepe non bastano a scaldare i cuori induriti dalla miseria e dalla paura del regime.

La trama si apre con un crimine efferato che macchia il bianco del Natale imminente. Emanuele Garofalo, funzionario della Milizia e pescivendolo, viene trovato sgozzato nella sua abitazione insieme alla moglie. È un’esecuzione brutale, silenziosa, avvenuta mentre la città si affannava negli ultimi acquisti per il cenone. Ricciardi e il brigadiere Maione si trovano davanti a un caso spinoso: Garofalo era un uomo temuto, un fascista della prima ora che usava il pugno di ferro, ma anche un benefattore a modo suo. I sospetti si muovono tra i pescatori di Mergellina, stritolati dai debiti e dalla fame, e le zone d’ombra della politica locale. Mentre il commissario ascolta l’ultimo pensiero dei morti – che questa volta parla di freddo e di mani – il brigadiere Maione affronta un percorso personale struggente, cercando di perdonare se stesso per un dolore antico legato proprio alla paternità.

Ciò che colpisce maggiormente in questa quinta indagine è la capacità di De Giovanni di trasformare la festa comandata in uno strumento di denuncia sociale. Il contrasto tra l’opulenza ostentata dai gerarchi e la fame nera del popolo (“i cafoni”) è il vero motore della narrazione. Il titolo stesso, “Per mano mia”, è una chiave di lettura multipla: evoca la mano che uccide, quella che accarezza, quella che ruba per fame e quella che si fa giustizia da sola quando la legge dello Stato fallisce. In questo volume, forse più che negli altri, la figura di Maione giganteggia, offrendo al lettore un’umanità calda e vibrante che bilancia il gelo emotivo del barone.

Tuttavia, bisogna ammettere che il ritmo dell’inchiesta soffre a tratti di una certa staticità. La propensione dell’autore per l’introspezione e per la descrizione poetica dei sentimenti, seppur stilisticamente eccelsa, tende talvolta a diluire la tensione investigativa, rendendo la parte centrale del romanzo un lungo “intervallo” riflessivo prima della rivelazione finale. Inoltre, il meccanismo del “Fatto”, arrivati al quinto libro, rischia di diventare un espediente narrativo un po’ troppo comodo per indirizzare le indagini quando si finisce in un vicolo cieco.

In conclusione, “Per mano mia” è un noir sociale potentissimo e commovente, probabilmente uno dei vertici emotivi dell’intera saga. È la lettura perfetta per chi cerca un giallo che non si limiti a scoprire il colpevole, ma che voglia indagare le ragioni profonde del male e della disperazione umana.

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