Rondini d’inverno – Maurizio De Giovanni

Rondini d’inverno – Maurizio De Giovanni

Editore:
Giuseppe Pastore
Protocollato il 7 Luglio 2017 da Giuseppe Pastore con
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Piacevoli tappe forzate per Maurizio de Giovanni che ha appena pubblicato “Rondini d’inverno“, una nuova indagine della serie dedicata alle indagini del commissario Ricciardi. Apparso in libreria con il sottotitolo “Sipario per il commissario Ricciardi”, Rondini d’inverno, come le altre opere di De Giovanni, è stato curato da Einaudi nella collana Stile libero big.

Al ritmo contrattuale di un romanzo all’anno, sia per la serie di Ricciardi che per quella dei Bastardi di Pizzofalcone, il bravo autore napoletano si avvicina al fatidico 2019, anno nel quale smetterà di scrivere, a dar retta a varie sue interviste in occasione delle quali ha ribadito tale intenzione. Non rimangono quindi ancora molte indagini per Ricciardi e conviene godersele al massimo finché possiamo.

Rondini d’inverno” è romanzo particolarmente importante per la serie se teniamo conto che è ambientato nel mondo del teatro, per la precisione nel particolare genere della canzone sceneggiata tanto caro ai partenopei, e Maurizio de Giovanni recentemente ha cominciato a occuparsi sempre più di teatro. Suoi infatti gli adattamenti di “Qualcuno volò sul nido del cuculo” (regia di Alessandro Gassman, 2015) e “American Buffalo” (regia di “Marco D’amore“, 2016), così come suoi sono il soggetto e la sceneggiatura di “Ingresso indipendente” (2016).

Napoli è allegramente intrappolata fra la digestione del Natale appena trascorso e l’attesa per l’imminente Capodanno: i teatri di varietà sono pieni di gente che vuole divertirsi ed emozionarsi durante il periodo festivo e, come ogni sera, Michelangelo Gelmi si prepara a sparare a sua moglie.

Il grande attore sta infatti recitando in una canzone sceneggiata che prevede che lui uccida la moglie con un colpo di pistola, ovviamente a salve, all’interno della finzione scenica. Ma in questo fatidico 28 dicembre la finzione lascia spazio a una realtà fin troppo terribile: la pistola è caricata con un proiettile vero e Gelmi uccide sua moglie, Fedora Marra, compagnia di vita e di palcoscenico.

L’attore è disperato e proclama a gran voce la sua innocenza, ma sono in tanti a pensarlo immediatamente colpevole: l’uomo, non più giovane, era da qualche tempo in declino professionale e ogni sua speranza di continuare a rimanere sulla cresta dell’onda era legata a Fedora, più giovane di lui e al momento al culmine della carriera, una vera stella.

Ma Fedora si era probabilmente innamorata di un altro e stava forse per lasciare il marito, che ha quindi reagito in modo micidiale. La versione popolare, per quanto comoda, non convince però il commissario Ricciardi, che nel frattempo è a una svolta decisiva nella sua vita sentimentale e che dovrà indagare con accortezza, distratto dagli accadimenti personali e da una insolita nebbia che abbraccia Napoli, quasi a nascondere un drammatico colpo di coda.

Con questo romanzo siamo di fronte a una delle prove più poetiche dell’autore partenopeo. L’ambientazione teatrale è perfetta per lo stile di de Giovanni: la distinzione tra persona e personaggio, tra ciò che si mostra e ciò che si è, diventa il filo conduttore dell’indagine. La scrittura è musicale, ricca, capace di evocare gli odori dei camerini e il fruscio dei costumi. I personaggi secondari, come il dottor Modo e il “femminiello” Bambinella, continuano a regalare i momenti di umanità più toccante, bilanciando la cupa serietà del protagonista.

Tuttavia, arrivati all’undicesimo volume, si avverte una certa stanchezza nella gestione della sottotrama sentimentale. L’eterna indecisione di Ricciardi e i continui “non detti” con le donne della sua vita rischiano di frustrare il lettore fedele, che vorrebbe vedere un’evoluzione più decisa invece di questo continuo valzer di esitazioni. Anche la risoluzione del giallo, pur logica e ben costruita, passa quasi in secondo piano rispetto alla potenza emotiva delle storie personali dei sospettati.

In conclusione, “Rondini d’inverno” è un romanzo struggente e atmosferico, una “canzone triste” cantata magistralmente. È la lettura ideale per chi ama il noir che scava nei sentimenti più che nelle prove balistiche, e per chi vuole perdersi nella magia decadente di una Napoli anni Trenta mai così vivida.

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