La testa di un uomo – Georges Simenon

La testa di un uomo – Georges Simenon

Editore: Adelphi
Alessandro Bullo
Protocollato il 9 Ottobre 2014 da Alessandro Bullo con
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Siamo arrivati al quinto episodio della saga Maigret di Georges Simenon, “La testa di un uomo” (titolo originale “La tête d’un homme“).

Il romanzo fu scritto nel febbraio del 1931, presso l’Hôtel L’Aiglon di boulevard Raspail a Parigi, e pubblicato nel settembre dello stesso anno per Fayard. Nel 1950, Fayard approffitò dell’uscita del film “L’homme de la Tour Eiffel” (1949 – regia di Burgess Meredith) per ripubblicare il libro con lo stesso titolo del film (la copertina dell’edizione Fayard del 1950 mostra infatti Charles Laughton che nel film interpreta Maigret).

In Italia fu pubblicato, per la prima volta, solo nel 1933 da Mondadori con il titolo “La testa di un uomo” (traduzione di Guido Cantini), nella collana “I gialli economici Mondadori”. Sempre per lo stesso editore fu ripubblicato negli anni successivi con i titoli “Maigret e una vita in gioco” (I° edizione “Le inchieste del Commissario Maigret“, settembre 1966; I° edizione “Gli Oscar“, ottobre 1972) e “Maigret e la vita di un uomo” (I° edizione “Il girasole“, ottobre1957; I° edizione “I romanzi di Simenon”, 1961; I° edizione “I Libri del Pavone“, luglio 1964). Nel 1995 il romanzo è stato pubblicato con il nuovo titolo “Una testa in gioco” (traduzione di Graziella Cillario), nella collana “Gli Adelphi – Le inchieste di Maigret“.

Trama

Il romanzo inizia con la fuga dalla fortezza della Santé di un condannato a morte. Si tratta di Joseph Heurtin, accusato del duplice omicidio di due donne a Saint-Cloud: una anziana e facoltosa americana e la sua dama di compagnia. Durante tutto il processo, il giovane ha continuato a dichiararsi innocente, nonostante le prove a suo carico fossero schiaccianti. Maigret assilato da alcuni dubbi – non è stata trovata l’arma e Heurtin non aveva nessun movente per uccidere le due donne – e non più certo della sua colpevolezzza, riesce a convincere i propri superiori a organizzare una finta evasione, sperando che il giovane lo conduca al vero assassino. Quanto vale la vita (o testa) di un uomo? Il commissario crede che la vita di un innocente possa valere tutta la sua lunga carriera e la scommette sull’innocenza di Joseph Heurtin. Purtroppo, durante il pedinamento, il giovane fugge ferendo un agente e contemporaneamente un giornale pubblica la notizia che la fuga è stata organizzata dalla polizia stessa.  Maigret scopre che il giornale ha pubblicato la notizia a seguito di una lettera anonima. La lettera viene esaminata dalla polizia:

“Un foglio di cui hanno tagliata la parte superiore, senza dubbio per far sparire una dicitura stampata…” osservò Maigret.
“Naturalmente! L’ho pensato anch’io, subito. E mi sono anche detto che la lettera era stata probabilmente scritta in un caffè. Ho visto Moers che si vanta di riconoscere la carta da lettere della maggior
 parte dei caffè di Parigi…”
“Ha trovato?”
“Gli sono bastati pochi minuti. La carta proviene dalla”Coupole”, in boulevard Montparnasse. Vengo di là… Disgraziatamente ci passa un migliaio di clienti al giorno, e più di cinquanta chiedono il necessario per scrivere…”

(tratto da Maigret e una vita in gioco, edizione Gli Oscar Mondadori, 1972)

È in questo bar che Maigret incontra due personaggi che pare siano, in qualche modo, legati tra di loro e agli omicidi: uno è il cecoslovacco Jean Radek, ex studente di medicina, privo di mezzi ma geniale; l’altro è William Crosby, nipote della donna della cui morte è stato accusato Heurtin. La domanda che si pone Maigret è: che rapporto esiste tra Heurtin, Crosby e Radek?  Inizia in questo bar una specie di sfida di pazienza e intelligenza tra l’intuitivo Maigret e l’acuto ma troppo superbo Radek.
Il nome del vero colpevole e il modo in cui le due donne sono state uccise saranno rivelati nel lungo colloquio finale tra Maigret e il giudice Coméliau.

Perché leggere “La testa di un uomo”

In America il romanzo fu pubblicato con il titolo “A battle of nerves”, titolo che forse meglio si addice alla trama di quanto facciano i titoli francesi e italiani: ad un certo punto del romanzo, infatti, il duello tra Maigret e Radek diventa una vera e propria guerra di nervi. Questo quinto romanzo della saga Maigret diverge, inoltre, dai precedenti e anche da quelli che lo seguiranno, proponendo una struttura differente:

  • il romanzo non inizia, come il solito, con il ritrovamento del cadavere ma con la descrizione della fuga dalla fortezza della Santé;
  • il delitto ha un ruolo del tutto secondario nell’economia delle indagini e rimane sempre sullo sfondo, come se non avesse molta importanza;
  • Maigret, diversamente dagli altri romanzi, non si interessa al passato delle vittime nè si immerge nell’ambiente del delitto cercandovi ispirazione, ma concentra tutta la sua attenzione sul protagonista effettivo della storia, ossia Radek;
  • l’identità del colpevole, inoltre, non rimane sconosciuta sino alla fine, a Simenon interessa, infatti, fin dall’inizio descrivere il confronto di intelligenze tra il suo commissario e l’astuto Radek.

Quest’opera di Simenon potrebbe essere definita come un romanzo dell’attesa: all’inizio abbiamo Maigret, il giudice e il direttore della fortezza della Santé che aspettano ansiosi che Joseph Heurtin si decida a scappare dalla prigione; poi vi è il lungo appostamento di Maigret e i suoi uomini alla Citanguette, “un’osteria per marinai, sulla riva della Senna, fra Grenelle e Issy-les-Moulineaux…”; più tardi il commissario vede Heurtin che scruta da dietro i vetri della “Coupole”, un locale di Montparnasse, l’interno del bar come se cercasse qualcuno, e decide di aspettare e vedere che cosa succederà; infine la pazienza con cui Maigret aspetta che l’assassino faccia un passo falso.

Per questo ho definito “La testa di un uomo” come il romanzo dell’attesa. Per questo asserisco che non si tratta di un Maigret classico ma di un unicum all’interno della saga dedicata al commissario. Questo è dovuto al fatto che Simenon elaborò il romanzo con l’idea di scrivere una storia per il cinema, di cui avrebbe curato lui stesso la regia; sogno che egli abbandonò ben presto e di cui parlerò più approfonditamente nella parte dedicata ai film tratti dal libro. La novità più evidente è sicuramente il personaggio a tutto tondo di Radek, un vero e proprio antagonista di Maigret. Simenon fu di certo influenzato nella creazione di Radek, da altri scrittori che avevano fatto affrontare il loro eroe ad un grande nemico, pensiamo ad esempio alla coppia Holmes- Moriarty.

Tra Maigret e Radek si crea uno strano rapporto. Radek è una personalità malata che ama stupire e provocare, e che è in modo evidente ispirata a Rodion Romanovič Raskol’nikov di Delitto e castigo di  Dostoevskij. Dall’altra parte vi è la pazienza del commissario che intuisce come non sarà sul terreno dell’intelligenza che potrà sconfiggere il suo nemico; per questo gioca d’astuzia e soprattutto sull’attesa. È vero, però, che più di una volta Maigret perde la calma e che se non fosse per gli indizi, che gli fornisce lo stesso Radek, difficilmente riuscirebbe a catturarlo. Lo stesso Maigret, alla fine, lo ammette:

“Una mentalità che sfugge a tutte le nostre classificazioni. Ed è per questo che non sarebbe mai stato molestato, se non avesse sentito l’oscuro bisogno di farsi prendere! Perché è stato lui a fornirmi gli indizi di cui avevo bisogno! Lo ha fatto intuendo confusamente che preparava la sua rovina. Eppure lo ha fatto… E se le dicessi che in questo momento più di ogni altra cosa egli prova un senso di sollievo?…”

(tratto da Maigret e una vita in gioco, edizione Gli Oscar Mondadori, 1972)

È come se Radek avesse bisogno di un palco su cui recitare e fare vedere al mondo ciò di cui è capace. Con questo personaggio, Simenon anticipa di mezzo secolo certi “offender”, autori dei cosidetti “delitti di autostima”, caratterizzati dalla sfida alle forze dell’ordine e dall’intento di finire in prima pagina o in tv.

Fortuna o sfortuna cinematografica del libro

Prima che nel 1933 fosse girato “Il delitto della villa”, ispirato appunto a “La tête d’un homme“, dai romanzi di Simenon erano già stati tratti due film, “La Nuit du carrefour” (1932) di Jean Renoir e “Le Chien jaune” (1932) di Jean Tarride. Nonostante siano anche gli unici due film in cui Simenon ha avuto un ruolo nell’adattamento per il grande schermo, egli rimase profondamente deluso dai risultati, tanto che scrisse “La Tête d’un homme” con l’idea di adattare e dirigere egli stesso la versione filmica. Lo scrittore belga scelse gli attori e iniziò a lavorare anche alla sceneggiatura. Purtroppo si scontrò subito con i tipici problemi che si hanno nel produrre un film, ossia quelli finanziari: pare che i produttori abbiano storto il naso di fronte ai primi abbozzi di sceneggiatura del film e che considerassero Simenon dietro la macchina da presa un rischio troppo grande. Lo scrittore da allora rimase sempre lontano dal mondo del cinema, accettando solo di vendere a caro prezzo i diritti dei suoi libri: negli anni trenta i film erano la sua seconda più grande fonte di reddito.

Dal romanzo furono tratti diversi film, tra cui ricordiamo:

Curiosità

  • I romanzi di Maigret furono i primi a essere pubblicati con il vero nome di Georges Simenon. Fino ad allora, Simenon aveva pubblicato tutte le sue opere sotto pseudonimo, di cui il più ricorrente era Georges Sim.
  • Il successo dei romanzi di Maigret, in Italia, fu sicuramente alimentato dai sedici sceneggiati, interpretati dal grande Gino Cervi, tra il 1964 e il 1972. Ogni puntata era seguita da circa 16 milioni di spettatori. La serie ebbe tanto successo che la Mondadori pubblicò, tra il marzo 1966 e il gennaio 1969, tutti i romanzi di Maigret con la faccia di Gino Cervi in copertina. È interessante ricordare che alle sceneggiature collaborava un certo Andrea Camilleri.
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