Il crocevia delle tre vedove – Georges Simenon

Il crocevia delle tre vedove – Georges Simenon

Editore: Adelphi
Alessandro Bullo
Protocollato il 31 Ottobre 2014 da Alessandro Bullo con
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Siamo arrivati al settimo appuntamento della saga di Maigret. “La nuit du carrefour” fu scritto nell’aprile del 1931, nel castello de La Michaudière di Guigneville-sur-Essonne, nei pressi di La Ferté-Alais (Francia); fu pubblicato nel giugno dello stesso anno dall’editore Fayard.
In Italia, Mondadori pubblicò il romanzo tre anni dopo, nel 1934, con il titolo “Il mistero del crocevia” (traduzione di Marise Ferro), nella collana “I gialli economici Mondadori”. Mondadori ripubblicò il romanzo col titolo “Maigret e la casa delle tre vedove” nel 1961 (I° edizione “Omnibus Mondadori – L’ispettore Maigret” – volume II) e, negli anni successivi, con lo stesso titolo ma tradotto da Elena Cantini (I° edizione “I Romanzi di Simenon”, agosto 1962; I° edizione “Le Inchieste del Commissario Maigret Omnibus“, 1966; I° Edizione “Le inchieste del Commissario Maigret”, maggio 1968¸ I° Edizione “Gli Oscar”, novembre 1970). Sempre Mondadori nel 1989 ripropose il romanzo con il medesimo titolo e con una nuova traduzione di Lea Grevi (I° Edizione “Oscar Gialli”, gennaio 1989). Nel 1996 l’editore Adelphi ha riproposto il romanzo con il titolo “Il Crocevia delle Tre Vedove” (traduzione di Elena Muratori), nella collana “Adelphi – Le inchieste di Maigret”. Al film è ispirato il film omonimo di Jean Renoir (1932).

Trama

Il romanzo inizia con l’interrogatorio di Carl Andersen negli uffici della polizia di Parigi. Nel suo garage è stata trovata un’auto con dentro un uomo ucciso da un “colpo d’arma da fuoco in pieno petto£. Si tratta di Isaac Goldberg, un commerciante di diamanti di Anversa. Maigret è costretto a rilasciare Andersen per mancanza di prove e l’indagine si sposta da Parigi a Arpajon, dove è stato ritrovato il cadavere, e precisamente nella località chiamata il Crocevia delle Tre Vedove.
Il Crocevia delle Tre Vedove è un luogo sperduto che deve il suo nome e la sua fama a una vecchia leggenda:

È per via della casa di Andersen… Risale alla Rivoluzione… Una volta era l’unica, qui… Poi, una cinquantina d’anni fa, pare che ci abitasse una tale con due figlie, tutte e tre vedove…

(Tratto daIl Crocevia delle Tre Vedove, collana Adelphi – Le inchieste di Maigret)

Presso il crocevia si trovano solo tre case sperdute: “una pretenziosa villetta in pietra molare”, un’autorimessa con alcune pompe di benzina, la casa delle Tre Vedove, vecchia di almeno un secolo. Quest’ultima è abitata dal sospettato Carl Andersen e dalla sorella Elsa. I due fratelli sono di origini aristocratiche, ma finanziariamente privi di mezzi.
Il commissario Maigret decide di far sorvegliare tutte le abitazioni del crocevia. Nonostante gli appostamenti della polizia, la vedova del gioielliere viene assassinata, Carl Andersen viene gravemente ferito e la sorella Else scampa per miracolo ad un tentativo di avvelenamento.
L’atmosfera inquietante del luogo, l’antico mistero che si nasconde dietro le mura della casa e l’incontro con i due singolari fratelli Andersen metteranno a dura prova le capacità e la flemma di Maigret, che però, alla fine, svelerà una verità molto più concreta e prosaica…

Perché leggere “Il Crocevia delle Tre Vedove”?

Rispetto ad altri romanzi della saga Maigret (che iniziano con il delitto o con la scoperta del cadavere), Simenon inizia la storia con l’interrogatorio di Carl Andersen, sospettato di avere ucciso un commerciante di diamanti. Lo scrittore non rivela subito perché il commissario lo sta interrogando; preferisce attirare la nostra attenzione sul rapporto che si sta creando tra Maigret e il sospettato, un personaggio che colpisce subito la nostra immaginazione di lettori:

Forse quel che più lo impressionava in Andersen non era la sua resistenza fisica e morale, ma la sconcertante eleganza, la distinzione che aveva conservato fino all’ultimo. Un uomo di mondo che esce dal locale delle perquisizioni senza cravatta e che poi passa un’ora completamente nudo negli uffici della Scientifica in mezzo a cento malviventi, trascinato dalla macchina fotografica agli apparecchi di misurazione fra spintoni e battute di bassa lega, perde quasi sempre quella sicurezza che, nella vita privata, faceva parte della sua personalità…
Carl Andersen non era affatto cambiato. Malgrado l’abito sgualcito conservava un’eleganza che raramente gli uomini della Polizia giudiziaria hanno occasione di ammirare: un’eleganza aristocratica, con quel tanto di riserbo e di freddezza, con quella punta di sussiego che sono una prerogativa dell’ambiente diplomatico.

(Tratto da Il Crocevia delle Tre Vedove, collana Adelphi – Le inchieste di Maigret)

In questo romanzo, Simenon si concentra, molto di più che in altre sue opere, sull’atmosfera e sulla psicologia dei personaggi piuttosto che sul plot giallo. Lo stesso Maigret rimane colpito dall’ambiente e dalla personalità dei due fratelli, soprattutto da Elsa Andersen:

Teatrale? No, troppo insinuante, piuttosto, come il profumo che aveva invaso la stanza da quando Else era entrata … Compreso l’abito di Else, che non era di quelli che si vedono per strada, e neppure a teatro od ai ricevimenti…
Ma da cosa dipendeva quell’impressione? Probabilmente da come lei lo portava, perché il taglio era semplice…

(Tratto da Il Crocevia delle Tre Vedove, collana Adelphi – Le inchieste di Maigret)

Simenon riesce a creare con sapienza un clima di attesa nel lettore, che viene attirato e avvolto nella nebbiosa atmosfera del Crocevia delle Tre Vedove. Tutta questa prima parte del romanzo avrebbe potuto essere scritta da John Dickson Carr: la misteriosa storia o leggenda della casa dove sono morte le tre vedove; la figura enigmatica di Elsa Andersen; l’atmosfera inquietante che aleggia attorno al crocicchio. Soprattutto la villa tenebrosa e dimessa è un’invenzione più da Carr che da Simenon. Si legga questo brano che pare evocare i romanzi gotici:

Scesero l’uno dietro l’altro nel cerchio danzante della lampada a petrolio. Nel salotto l’unico chiarore era la punta incandescente di una sigaretta.
Man mano che Andersen procedeva, la stanza si riempiva di luce. Apparve Else, semisdraiata su una poltrona, lo sguardo indifferente …

(Tratto da Il Crocevia delle Tre Vedove, collana Adelphi – Le inchieste di Maigret)

L’altro punto di forza è la coppia costituita dai fratelli Andersen, due personaggi che si muovono come se si trovassero sulle tavole di un palcoscenico: Carl si distingue per il suo carattere freddo e distinto; Elsa appare, invece, sensuale e trasgressiva.
Ritorna anche in questo romanzo l’antipatia di Simenon per gli aristocratici, gente fredda e priva di scrupoli. Simenon critica, però, in generale il desiderio dell’uomo di arricchirsi facilmente: l’assicuratore e sua moglie sono tentati da un affare illecito e per questo vengono puniti; il meccanico dell’autorimessa appare sin dall’inizio un tipo losco, abituato ad agire per puro interesse; ma sono tutti i personaggi che si aggirano nello spazio circoscritto del crocevia ad essere ambigui.
Nella seconda parte del romanzo, Simenon descrive un Maigret hard-boiled e spettacolare, molto simile a quello già incontrato nel primo romanzo “Pietr il lettone“: un commissario che spara e tira pugni sul naso, si tuffa spericolatamente dentro un pozzo e si salva per miracolo da una raffica di colpi. Con “Il Crocevia delle Vedove“, Simenon dimostra ancora una volta la duttilità e ricchezza narrativa di un personaggio come Maigret. Ma Simenon non si ferma qui: il Maigret raccontato in questo romanzo è un personaggio che, durante gli incontri con l’attraente Elsa Andersen, mostra tutta la sua fragilità e umanità. Il Maigret, fedele e conservatore che conosciamo, mostra chiaramente di cedere di fronte al fascino ambiguo (“Era donna e bambina insieme”) di Elsa. Simenon osserva questa femme fatale con gli occhi di Maigret e indugia morbosamente nel descrivere il vestito attillato, la voce suadente, il “seno piccolo e tondo“, il suo corpo disteso sul divano nero coperto solo da una “vestaglia color granata“. In questo romanzo, Maigret/Simenon mostra il suo odio/amore nei confronti delle donne: la violenta attrazione sessuale che prova per i loro corpi e, allo stesso tempo, il fastidio per quel sentirsi inerme di fronte al potere che hanno su di lui e al peccato che essi rappresentano. Non dimentichiamo che Simenon ebbe una educazione cattolica: tra il 1908 e il 1914, presso l’Institut Saint-André des frères des écoles chrétiennes, e nel 1914, il collège Saint-Louis, gestito dai gesuiti. Vale la pena citare un passo, tratto dall’autobiografia Pedigree:

… quando ha incontrato Lucile, la figlia dell’erbivendola di Rue Jean-d’Outremeuse, una ragazzina un po’ strabica che si nasconde sempre negli angoli coi maschi.
Roger è appena uscito dal confessionale e la sua anima, come il suo corpo, è purificata per l’indomani; ma ecco che segue Lucile come un cane all’usta, in preda a una curiosità divorante, le parla con voce timida, inventa un gioco da fare accoccolati per vederle in mezzo alle gambe e finalmente non riesce più a dominarsi e la supplica, rosso come la cresta di un galletto:
“Lasciami toccare!”…
C’è un ricordo che vorrebbe cancellare dalla memoria, come vorrebbe dimenticare la storia del catechismo e quella della figlia dell’ortolana cui aveva chiesto supplichevolmente, alla vigilia della prima comunione, di lasciarsi toccare.
Una volta sola… con un dito!…

(Tratto da Pedigree, edizioni Adelphi, 1997)

Pare quasi che Simenon, nel descrivere il disagio di Maigret alla presenza di Elsa e la tentazione che prova per il suo corpo, si voglia vendicare mostrando come neppure lui sia perfetto. Certo, alla fine, il commissario dimostrerà ancora una volta la sua fermezza e solidità morale, ma come sostiene la stessa Elsa ciò che è accaduto non può essere cancellato:

… Solo ieri, quando era qui e le ho fatto intravedere un seno, lei aveva la gola secca e la fronte sudata, caro mio… Adesso è ovvio che non le fa più nessun effetto… Eppure io non sono certo più brutta…».
Inarcava la schiena, godendo nel guardare il suo corpo flessuoso che la sottoveste velava appena.

(Tratto daIl Crocevia delle Tre Vedove, collana Adelphi – Le inchieste di Maigret)

E allora sorge spontanea una domanda: Maigret e sua moglie sono fedeli l’uno all’altro e “sembrano felici”, ma lo sono veramente o sono solo vittime delle convenzioni sociali? A questa domanda cercherà di rispondere lo stesso Simenon nel romanzo successivo, “Un delitto in Olanda“, di cui parleremo nel prossimo articolo dedicato alla saga Maigret.

Curiosità – Maigret a fumetti

In Francia, nel 1950, fu pubblicato il primo fumetto “Le Chien Jaune”, sul quotidiano Le Télégramme de Brest. La serie chiamata “Maigret” continuò ad essere stampata fino al 1953, con strisce giornaliere su molti quotidiani francesi.
Nel 1959, le edizioni “LA FRECCIA” (Roma) fecero uscire quattro fumetti dedicati alle inchieste del Commissario Maigret:
– n° 1 – 1/2/1959 – La ragazza morta
– n° 2 – 1/3/1959 – Il cane giallo
– n° 3 – 1/4/1959 – I gangsters
– n° 4 – 1/5/1959 – Il revolver di Maigret
Gli albi furono ripubblicati nel 1963 per le edizioni “AMERICANE – LA FRECCIA” (Roma). Entrambi i tentativi non ebbero fortuna.
Nel 1992 ci riprovarono i francesi Lefranq – Le Rocher, con il proposito di pubblicare l’opera omnia di Maigret, ossia 123 titoli in strisce, ma lo scarso successo li fece desistere dopo cinque numeri (la Mondadori ripropose alcune di queste pubblicazioni anche in Italia, sempre all’inizio degli anni novanta). Curiosamente Maigret non ha il volto di Jean Gabin o Gino Cervi, ma quello del suo creatore, ossia Georges Simenon.
Per chi fosse interessato ad approfondire l’argomento, scoprendo come i due testi quello letterario e quello fumettistico si differenziano, può leggere il curioso saggio di Matteo Rima, “Parole e nuvole. Holmes, Marlowe e Maigret dal romanzo al fumetto“, pubblicato da Ombre Corte, nel 2009.

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