Il prigioniero – James Patterson e Michael Ledwidge

Il prigioniero – James Patterson e Michael Ledwidge

Editore: Longanesi
Redazione
Protocollato il 30 Settembre 2015 da Redazione con
Redazione ha scritto 919 articoli
Archiviato in: Recensioni libri
Etichettato con:

Longanesi porta nelle librerie italiane “Il prigioniero“, quinto romanzo della serie dedicata a Michael Bennett, personaggio creato dal sempre prolifico James Patterson con la collaborazione di Michael Ledwidge.

La serie negli USA è già arrivata all’ottavo capitolo, ma è ben comprensibile un certo affanno da parte dell’editoria italiana nel seguire ogni mossa dello scrittore di Newburgh, in quanto ci troviamo di fronte a una delle più possenti macchine sfornalibri di tutto il mondo, con una produzione annuale che non ha molti paragoni.

La trama si apre con un’azione di polizia spettacolare e tragica. Michael Bennett riesce nell’impresa impossibile di arrestare Manuel Perrine, il “Re Sole” del narcotraffico messicano, un uomo intoccabile e venerato come una divinità maligna. Ma la vittoria ha un sapore di cenere: nello scontro a fuoco, Hughie McDonough, il migliore amico di Bennett e suo compagno di una vita, viene ucciso. È un colpo devastante per il detective, che si ritrova non solo col lutto, ma con una condanna a morte sulla testa: dal carcere, Perrine giura vendetta contro di lui e la sua intera famiglia. Per proteggere i suoi dieci figli e cercare di elaborare il dolore, Bennett decide di portarli via dalla città, rifugiandosi nella vecchia casa di vacanza a Newburgh. Purtroppo, quella che doveva essere una pausa rigenerante si trasforma in un assedio: la criminalità locale, istigata dai tentacoli lunghi del cartello, trasforma la cittadina in una trappola mortale.

Sotto la lente d’ingrandimento, questo capitolo si distingue per essere uno dei più intimi e personali della serie. La morte di Hughie non è solo un espediente narrativo, ma un terremoto emotivo che scuote le fondamenta del protagonista, solitamente incrollabile. Patterson e Ledwidge costruiscono un antagonista, Manuel Perrine, che incarna il male assoluto: carismatico, spietato e onnipotente anche dietro le sbarre. Il cambio di ambientazione permette agli autori di giocare con il topos del “western urbano”: Bennett si ritrova solo, senza il supporto del Dipartimento, a dover ripulire una città senza legge per proteggere i suoi cuccioli.

Tuttavia, come spesso accade nei thriller ad alto numero di ottani di Patterson, la verosimiglianza viene talvolta sacrificata sull’altare dello spettacolo. La capacità di Perrine di orchestrare il caos totale da una cella di isolamento richiede una certa sospensione dell’incredulità, così come la sfortuna cosmica che sembra perseguitare Bennett, incapace di trovare pace nemmeno in vacanza.

In conclusione, “Il prigioniero” è un buon romanzo sulla perdita, sulla resilienza e sulla consapevolezza che certi mostri non smettono di mordere solo perché li hai messi in gabbia.