Il rapitore – James Patterson e Michael Ledwidge

Il rapitore – James Patterson e Michael Ledwidge

Editore:
Giuseppe Pastore
Protocollato il 10 Giugno 2013 da Giuseppe Pastore con
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Torna protagonista nelle librerie italiane Michael Bennett: è da poco uscito infatti Il rapitore, a firma di James Patterson e Michael Ledwidge. Dopo “Il negoziatore” e “Il maestro“, ecco quindi il terzo volume della serie incentrata sul detective del NYPD (intanto arrivata a cinque episodi negli Stati Uniti, con i successivi “Tick Tock” e “I, Micheal Bennett“).

In questo romanzo, la tensione scaturisce da una domanda semplice quanto letale: quanto vale la vita di un figlio di papà che non ha mai dovuto guadagnarsi nulla?

La trama si snoda in una New York frenetica. I figli dell’alta società, rampolli viziati che non conoscono il valore del denaro, iniziano a sparire uno dopo l’altro. Non è un rapimento a scopo di estorsione classico. Il rapitore, che si fa chiamare “Il Maestro”, ha un’agenda morale distorta: sottopone le sue vittime a un test di cultura generale sulla povertà e sul costo della vita reale. Chi sbaglia la risposta, paga con la vita. A fronteggiare questo giustiziere folle viene chiamato Michael Bennett, l’esperto negoziatore del NYPD con dieci figli adottivi a carico, l’unico che conosce il valore della vita in ogni sua sfumatura. Questa volta, però, Bennett non è solo: al suo fianco c’è Emily Parker, un’agente dell’FBI tanto capace quanto distante dal suo mondo caotico e proletario.

Sotto la lente d’ingrandimento, questo terzo volume si distingue per la caratterizzazione dell’antagonista. A differenza dei soliti psicopatici assetati di sangue, il “cattivo” qui è mosso da motivazioni che, per quanto estreme, toccano nervi scoperti della società contemporanea: l’ingiustizia sociale e l’arroganza della ricchezza immeritata. Questo crea una dinamica interessante, portando il lettore quasi a comprendere, se non a giustificare, la rabbia che muove la mano assassina. La chimica tra Bennett ed Emily Parker segue il classico tropo della “strana coppia” (il poliziotto di strada e l’agente federale sofisticata), ma è scritta con un ritmo talmente serrato che il cliché passa in secondo piano, lasciando spazio all’azione pura.

Tuttavia, va notato che lo stile di Patterson impone i suoi soliti compromessi. La velocità della narrazione, strutturata in capitoli brevissimi che si divorano uno via l’altro, sacrifica talvolta la profondità psicologica e la verosimiglianza delle procedure investigative. Alcune deduzioni arrivano un po’ troppo in fretta e le scene d’azione, per quanto spettacolari, sfiorano spesso l’incredibile cinematografico tipico dei blockbuster americani.

In conclusione, “L’evaso” è un thriller che funziona come un orologio svizzero caricato a dinamite. Non è un libro che vi chiederà grandi sforzi intellettuali, ma vi terrà incollati alla pagina ponendovi un quesito inquietante: voi sapreste rispondere alle domande del Maestro per salvarvi la vita?

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