Vittima numero 2117 – Jussi Adler-Olsen
Cosa lega la vittima numero 2117 dell’ennesimo naufragio sulle coste cipriote, in fuga dalla guerra siriana, e un giovane hichikomori di Copenaghen alle prese con una infinita partita a Kill Sublime?
Apparentemente niente, ma quando Assad, l’alter ego di Carl Mork nella Sezione Q, vede per caso la foto della donna su un quotidiano spagnolo ha un crollo nervoso: inizia qui un viaggio a ritroso nel passato di Assad e un’indagine frenetica per fermare un attentato devastante nel cuore dell’Europa, e forse restituire ad Assad stesso un futuro più sereno.
Dopo due (lunghissimi, per i fan) anni di silenzio dal precedente “Selfie“, arriva in libreria l’ottava storia della Sezione Q della polizia di Copenaghen, e con “Vittima 2117” Jussi Adler Olsen ci regala la sua opera più matura ed emotiva, in larga parte incentrata sulla storia di Assad: finalmente il lettore che ha sempre saputo che il brillante e ironico siriano dal danese esilarante infarcito di proverbi sui cammelli non poteva essere solamente ciò che diceva di essere ne scoprirà la storia attraverso un romanzo intenso che ci racconta una vicenda umana e dolorosa.
Otto romanzi hanno affinato il naturale talento di Adler-Olsen, e nel romanzo si incastrano perfettamente tre linee narrative con un eccellente equilibrio.
Come sempre Adler-Olsen inquadra le vicende della Sezione Q in un contesto ampio, utilizzandole quale pretesto per raccontare la Storia, quella con la S maiuscola: in questo caso affronta il delicatissimo tema dei rifugiati e dell’infiltrazione di elementi di cellule terroristiche, andando a scavare alla ricerca delle radici dell’estremismo e riportando alla luce nomi che la memoria collettiva ha dimenticato come Abu Grahib, Falluja, Saddam Hussein. Le vicende personali di Assad raccontano il conflitto iracheno non solo nelle sue contraddizioni politiche e strategiche, ma anche nelle storie degli esseri umani che sono stati travolti dalla guerra e che sono finiti in una fazione o nell’altra talvolta per sfortuna, talvolta per pura casualità: e questi conflitti (iracheno, siriano, le vicende del Califfato) Adler-Olsen li porta a casa nostra, nel cuore di quell’Europa spesso ipocrita e dalla memoria corta, per ricordarci che – in qualsiasi momento – siamo esposti al pericolo.
La ricostruzione della grande caccia all’uomo che viene messa in atto da Carl e Assad è un meccanismo narrativo di grande ritmo e di grande credibilità, che sostiene le oltre 500 pagine del romanzo attraverso un livello di tensione costante che abilmente alterna i capitoli dedicandoli all’uno o all’altro personaggio e innestando sulla storyline principale quella dell’hichikomori che minaccia una strage al raggiungimento della vittima 2117 dello shooter on line giocato compulsivamente. Adler-Olsen è impeccabile nel mettere in campo storie apparentemente indipendenti e saperle ricongiungerle nel finale, e questo fa di “Vittima numero 2117” un ottimo esempio di thriller nordico di grande spessore e di piacevolissima lettura.
Ciò che rende però particolarmente interessante per il lettore affezionato della serie è sicuramente lo sviluppo delle storie personali dei protagonisti: dopo tutti questi anni la Sezione Q non è più composta solo da Carl Mork, dal suo buffo assistente siriano e dalla complicata Rose. La sezione Q è diventata una sorta di famiglia allargata, e in questo romanzo l’autore esplora in modo sottile il mondo dei sentimenti e delle relazioni – soprattutto quelle di profonda amicizia – in modo compiuto e maturo senza cadere nella trappola del sentimentalismo, con tratteggio delicato e preciso: siamo così trascinati nel mondo di Carl Mork, nella sua ruvidezza di facciata, ci sentiamo parte di quei legami costruiti attraverso tante indagini e storie personali. Ci chiediamo cosa ne sarà, dopo questo capitolo, di Assad, e di Rose, e cosa succederà nelle loro vite: il romanzo si chiude con un grandioso cliffhanger, ma nessuno di noi affezionati aveva bisogno di questo per aspettare con ansia il prossimo capitolo delle vicende della Sezione Q.
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