La promessa – Jussi Adler-Olsen
Etichettato con: Gialli Nordici, Jussi Adler-Olsen
Tutti coloro che sentivano la mancanza della squadra più anticonformista dell’intero corpo di polizia danese possono tirare un sospiro di sollievo: Marsilio pubblica infatti “La promessa” di Jussi Adler-Olsen nella collana Farfalle, con la traduzione di M. V. D’Avino.
“La promessa“, uscito in originale nel 2015 con il titolo di “Den Grænseløse“, è il sesto nella serie dedicata alla Sezione Q e segue la pubblicazione de “L’effetto farfalla“, che abbiamo avuto occasione di leggere un anno fa.
Jussi Adler-Olsen ci porta quindi nuovamente in Danimarca e questa volta ci troveremo in trasferta, su una delle sue isole, insieme al tanto impareggiabile quanto anomalo trio formato dall’ispettore Carl Mørck, la segretaria Rose e il suo autista Assad, alle prese con un caso complesso, che porterà i nostri a confrontarsi, fra l’altro, con una setta esoterica.
La Sezione Q si occupa di casi irrisolti, di cold case rimasti per anni in archivio ed è guidata da Carl Mørck, un ispettore burbero e pigro, poco apprezzato da gran parte dei suoi colleghi, un uomo che fatica a mettersi in moto ma quando comincia a occuparsi di un caso riesce inevitabilmente a risolverlo.
Questo avviene anche grazie allo spiccato intuito di Rose Knudsen, che è ben più di una segretaria ed è caratterizzata, anche lei, da un carattere particolare, che la porta spesso ad arrabbiarsi.
Quando è infuriata Rose si mette inevitabilmente in malattia e manda al suo posto la gemella, Yrsa, che condivide il suo acume.
A completare il terzetto troviamo l’elemento più misterioso, Hafez el-Assad, probabilmente siriano (ma nessuno ne è veramente sicuro), che oltre a essere l’autista svolge ogni genere di mansione e ha come ufficio un angusto sgabuzzino.
Cerchiamo di scoprire cosa accadrà alla Sezione Q ne La promessa.
Carl Mørck, pigro come sempre, è da tempo abituato a schiacciare un pisolino mattutino nei seminterrati della centrale di polizia di Copenaghen, ma questa volta il suo riposo viene interrotto dalla telefonata di un collega.
Si tratta dell’ispettore Christian Habersaat, che opera a Bornholm, la più orientale delle isole danesi e che da ben diciassette anni indaga sulla brutale e misteriosa morte di una ragazza.
Al tempo la vittima venne ritrovata lungo una strada di campagna, appesa a testa in giù dal ramo di un albero, ma tutti gli sforzi di Habersaat non hanno mai prodotto risultati decisivi e ora l’uomo ha deciso di affidarsi alla Sezione Q, specializzata in cold case. Inizialmente Mørck stenta a trovare la voglia di mettersi in azione e a farlo decidere è una notizia che arriva poche ore dopo: Christian Habersaat è morto poco dopo aver comunicato con lui, in circostanze ancora da chiarire.
Ecco quindi che Mørck, insieme agli inseparabili Rose e Assad sbarca a Bornholm per una indagine che lo opporrà a personaggi potenti e manipolatori, disposti a ogni tipo di azione pur di difendere i loro interessi e impedire che la verità venga a galla. La Sezione Q affronterà un caso che li porterà fra sette esoteriche, persone tanto carismatiche quanto prive di scrupoli e una complessa rete di misteri e piste false.
Su questo libro possiamo prima di tutto dire che l’ambientazione di Bornholm è rigenerante per la serie. L’isola diventa un personaggio a tutti gli effetti, con le sue atmosfere isolate e le sue leggende. Il punto di forza del libro è l’analisi del potere psicologico che un leader carismatico può esercitare su persone fragili. La parte dedicata alla setta è scritta con una tensione costante che sfocia spesso nel perturbante. Rose assume in questo volume un ruolo centrale: la sua evoluzione e i segreti del suo passato iniziano a emergere con forza, aggiungendo uno strato di complessità emotiva alla narrazione.
Dall’altra parte, ho percepito una certa ridondanza in alcune descrizioni dei rituali esoterici. La narrazione procede a spbalzi e in alcuni capitoli la lentezza rischia di smorzare l’urgenza dell’indagine. Inoltre, il finale appare forse un po’ troppo convulso rispetto alla costruzione lenta e metodica che lo precede. Alcuni filoni secondari legati alla vita privata di Carl Mørck rimangono sospesi, dando l’impressione che l’autore stia allungando eccessivamente il brodo per preparare i libri futuri.
Racchiudendo il giudizio in una frase, un buon thriller per chi ama le derive della mente umana e il fascino pericoloso dell’esoterismo.
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