Il messaggio nella bottiglia – Jussi Adler-Olsen

Il messaggio nella bottiglia – Jussi Adler-Olsen

Editore: Marsilio
Giuseppe Pastore
Protocollato il 25 Settembre 2013 da Giuseppe Pastore con
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Uscito il 18 settembre, il nuovo romanzo di Jussi Adler-Olsen edito da Marsilio (traduzione di Maria Valeria D’Avino) s’intitola “Il messaggio nella bottiglia“. Si tratta del terzo volume con protagonista l’ispettore Carl Mørck, apparso per la prima volta ne “La donna in gabbia“, e quindi in “Battuta di caccia“; la serie, nota come Sezione Q conta al momento cinque titoli (i successivi sono Journal 64 e Marco Effekten).

Dopo le vicende torbide di “Battuta di caccia”, Mørck si trova davanti a un reperto inquietante. Una vecchia bottiglia, rimasta per anni dimenticata su un davanzale in un commissariato della remota Scozia, arriva finalmente sulla sua scrivania a Copenaghen. All’interno c’è un grido d’aiuto scritto col sangue. Le scritte sono quasi del tutto sbiadite, ma la prima lettera è chiara: una “P”.

La trama di “Il messaggio nella bottiglia” si snoda lungo una scia di sparizioni mai denunciate. Carl e il suo fedele assistente Assad scoprono che il messaggio risale agli anni Novanta e proviene da due fratelli rapiti. L’indagine si sposta nel mondo chiuso delle sette religiose della Danimarca rurale. Qui un assassino spietato e metodico agisce da decenni senza essere disturbato. Egli sceglie famiglie molto devote che, per fede o paura, preferiscono il silenzio alla denuncia. Mentre la Sezione Q cerca di decifrare le parole mancanti del messaggio, il killer è già pronto a colpire ancora.

Ho trovato questo terzo episodio il più riuscito della serie fino a questo momento. L’aspetto che colpisce maggiormente è la figura dell’antagonista. È un predatore camaleontico, privo di qualsiasi scintilla di umanità, capace di mimetizzarsi perfettamente nelle comunità che colpisce. La sua sfida psicologica con le vittime e con la polizia crea una tensione costante. L’ingresso di Rose, la nuova assistente con una personalità decisamente eccentrica, aggiunge una dinamica interessante allo scantinato della polizia, bilanciando il cinismo di Carl e la saggezza di Assad.

Dall’altra parte, la lunghezza del romanzo si fa sentire in alcuni passaggi. Ho notato alcune coincidenze narrative un po’ forzate che servono a far convergere l’indagine proprio nel momento critico. Il ritmo rallenta eccessivamente nelle descrizioni dei rituali delle sette, rendendo la lettura meno serrata rispetto ai volumi precedenti. Tuttavia, il tema della fede contrapposta al male assoluto dà al libro una profondità emotiva notevole. La scrittura è precisa e priva di fronzoli inutili.

Consigliato a chi cerca un’indagine complessa che scavi nelle zone d’ombra della religione e della follia umana.

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