Polvere – Patricia Cornwell

Polvere – Patricia Cornwell

Serie: Kay Scarpetta
Editore: Mondadori
Giuseppe Pastore
Protocollato il 20 Gennaio 2014 da Giuseppe Pastore con
Giuseppe Pastore ha scritto 1056 articoli
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Dopo l’inverno rigido e le ossa preistoriche del capitolo precedente, oggi al Thriller Café l’atmosfera si fa elettrica e tecnologica. La recensione odierna è per “Polvere” (“Dust“), di Patricia Cornwell, ventunesimo episodio della saga dedicata a Kay Scarpetta (Mondadori, 2013).

La serie, ormai entrata nella sua terza decade, continua il processo di trasformazione che ha portato la protagonista dai tavoli autoptici di Richmond ai complotti internazionali post-11 settembre. In questo capitolo, il peso emotivo è palpabile: ritroviamo una Kay segnata, che sta ancora cercando di smaltire le scorie psicologiche derivanti dal suo intervento sulla scena del massacro di Newtown, un evento reale che l’autrice integra nella fiction per dare spessore al trauma della protagonista.

La trama si apre all’alba, nel campus del MIT di Cambridge. Il corpo di una giovane donna, Gail Shipton, viene ritrovato drappeggiato in un lenzuolo bianco e ricoperto di una strana polvere fluorescente che brilla sotto gli UV in tre colori diversi. La vittima era coinvolta in una causa milionaria, ma per Scarpetta e la sua squadra – che include il marito Benton Wesley e la nipote Lucy – il caso si intreccia presto con una serie di omicidi nella capitale, attribuiti a un presunto serial killer. Tuttavia, quello che sembrava un crimine rituale si rivela la punta dell’iceberg di un sistema criminale che sfrutta droni, droghe sintetiche e corruzione ad alti livelli, mettendo nel mirino proprio la cerchia ristretta di Kay.

Analizzando questo “drink” letterario, bisogna riconoscere che la Cornwell non ha perso il tocco nel creare atmosfere di paranoia diffusa. L’uso della tecnologia come minaccia invisibile è gestito con competenza: i droni e la sorveglianza digitale non sono semplici orpelli, ma veri motori della tensione. C’è anche un ritorno a certe dinamiche familiari che i fan storici apprezzeranno, con una Lucy sempre più centrale, sebbene ormai trasformata in un’eroina action quasi onnipotente.

Tuttavia, il romanzo inciampa sugli stessi ostacoli dei suoi predecessori recenti. La narrazione soffre di un eccesso di “spiegazioni” a discapito dell’azione pura: ci sono lunghi passaggi in cui i personaggi disquisiscono di dettagli tecnici o teorie investigative, rallentando il ritmo in modo vistoso. Il finale, poi, arriva in modo talmente improvviso da lasciare quasi storditi, come se al barman fosse caduta la bottiglia proprio mentre versava l’ultimo goccio. Anche la gestione di Marino continua a dividere: la sua involuzione in una figura costantemente rancorosa rischia di renderlo una macchietta, togliendo sfumature a un personaggio che era il cuore pulsante della serie.

In conclusione, “Polvere” è un thriller che si lascia bere, tecnicamente ineccepibile e ricco di inquietudini moderne, ma che manca di quel calore umano e di quella costruzione narrativa equilibrata che hanno reso indimenticabili i primi casi della Dottoressa.

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Polvere – Patricia Cornwell