Nebbia Rossa – Patricia Cornwell

Nebbia Rossa – Patricia Cornwell

Serie: Kay Scarpetta
Editore: Mondadori
Giuseppe Pastore
Protocollato il 25 Gennaio 2012 da Giuseppe Pastore con
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Un viaggio tra le afose atmosfere della Georgia e i corridoi di un penitenziario femminile: è questo lo scenario che ci accoglie in “Nebbia rossa” (“Red Mist“). Il nuovo romanzo di Patricia Cornwell, diciannovesimo capitolo della longeva saga incentrata su Kay Scarpetta (Mondadori, 2012), segna un punto di svolta psicologico importante per la protagonista.

Ormai lontana dai canoni del procedurale puro degli esordi, l’autrice prosegue sulla strada tracciata dal precedente Port Mortuary. Qui ci troviamo a gestire l’eredità pesante di quegli eventi, in particolare i fantasmi e i dubbi lasciati dalla drammatica scomparsa dell’ex vice di Kay, Jack Fielding.

La trama prende avvio con un viaggio: la dottoressa Scarpetta si dirige verso un carcere di massima sicurezza per incontrare una detenuta che potrebbe custodire segreti sulla morte di Fielding. Quello che nasce come un tentativo di chiudere i conti con il passato si trasforma rapidamente in un incubo tentacolare. Kay inizia a collegare una catena di morti apparentemente slegate, tra cui il massacro di una famiglia a Savannah e il decesso sospetto di una condannata, scoperchiando un complotto internazionale. In questa indagine la protagonista si muove in una condizione di isolamento quasi totale, lontana dal supporto del marito Benton o del collega Marino, avvolta in quella “nebbia rossa” di rabbia che dà il titolo al libro.

Analizzando il lavoro, va riconosciuto alla Cornwell il merito di non voler replicare all’infinito lo stesso schema narrativo. L’immersione totale nella psiche di una Kay mai così fragile e furiosa offre uno spaccato interessante sulle cicatrici emotive accumulate in anni di violenza. Anche sul fronte tecnico la competenza resta una garanzia: le descrizioni delle procedure carcerarie e forensi restituiscono alla pagina un realismo solido.

Tuttavia, la scelta di isolare la protagonista penalizza il ritmo. L’assenza delle dinamiche di squadra rende la narrazione statica, appesantita da lunghi monologhi interiori che rallentano l’azione investigativa a favore dell’introspezione. Il tono costantemente cupo e l’atteggiamento difensivo di Kay rendono faticosa l’empatia, mentre la risoluzione dell’intreccio giunge in modo forse troppo precipitoso dopo una lunga attesa.

In sintesi, “Nebbia rossa” è un capitolo di transizione e di elaborazione del lutto. Una lettura tecnicamente ineccepibile ma densa e talvolta faticosa, indicata soprattutto a chi vuole seguire l’evoluzione psicologica del personaggio principale più che godersi un thriller dal ritmo serrato.


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