Letto di ossa – Patricia Cornwell

Letto di ossa – Patricia Cornwell

Serie: Kay Scarpetta
Editore:
Giuseppe Pastore
Protocollato il 18 Febbraio 2013 da Giuseppe Pastore con
Giuseppe Pastore ha scritto 1194 articoli
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Un traguardo importante quello che tagliamo oggi al Thriller Café: siamo giunti al ventesimo appuntamento con una delle icone assolute del genere. La recensione odierna è per “Letto di ossa” (“The Bone Bed“), romanzo di Patricia Cornwell che vede il ritorno di Kay Scarpetta (Mondadori, 2013).

Dopo le deviazioni psicologiche e claustrofobiche dei volumi precedenti, in questo capitolo l’autrice sembra voler recuperare in parte la struttura dell’indagine corale, pur mantenendo ben salda la componente tecnologica che ormai contraddistingue la serie. Siamo di fronte a un intreccio che tenta di unire mondi apparentemente inconciliabili: la preistoria e la moderna scena del crimine.

La trama si muove su due binari distanti migliaia di chilometri. Da una parte c’è la scomparsa di un’eminente paleontologa canadese, svanita nel nulla mentre lavorava a uno scavo di ossa di dinosauro in una remota zona dell’Alberta; dall’altra, nelle acque gelide del porto di Boston, viene ripescato il cadavere di una donna non identificata, avvolto in catene e ancorato al fondale. Kay Scarpetta, tornata a lavorare a pieno regime con la polizia locale, intuisce presto che i due eventi sono collegati. A complicare il quadro arrivano messaggi anonimi inquietanti, che suggeriscono il coinvolgimento di una vecchia nemesi familiare alla serie, e il ritrovamento di tracce biologiche appartenenti a una specie animale protetta e rara, la tartaruga liuto, che diventa una chiave di volta inaspettata per l’indagine.

Analizzando il volume, si nota un netto miglioramento nel ritmo rispetto a “Nebbia rossa”. La Cornwell riesce a tessere una tela narrativa più ampia, uscendo dalla testa della protagonista per restituirci una visione d’insieme più dinamica. L’intreccio tra paleontologia e medicina legale offre spunti originali e l’ambientazione marittima e invernale di Boston aggiunge un’atmosfera suggestiva e tagliente.

Tuttavia, permangono alcune delle criticità tipiche dell’ultima fase della scrittrice. La risoluzione di molti snodi narrativi è affidata quasi esclusivamente alle capacità informatiche e logistiche di Lucy, che appare ormai come una sorta di deus ex machina onnipotente, in grado di pilotare elicotteri e hackerare qualsiasi database in tempo reale, togliendo un po’ di realismo al lavoro deduttivo “vecchia scuola”. Inoltre, alcune coincidenze che legano i casi appaiono forzate, richiedendo al lettore una notevole sospensione dell’incredulità.

In conclusione, “Letto di ossa” rappresenta una risalita qualitativa. Pur non raggiungendo le vette dei primi capolavori, offre un intrattenimento solido e una trama investigativa che torna finalmente a essere protagonista rispetto alle sole dinamiche personali dei personaggi.

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