La casa di tolleranza – Marco Vichi
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Il libro che oggi propongo agli avventori del Thriller Cafè riguarda gli anni successivi alla seconda guerra mondiale. Erano anni di dolori e sacrifici, ma anche pieni di speranza per un Paese da ricostruire. Anni vissuti con intensità. Questo è il mondo che ci racconta Marco Vichi con la sua ultima uscita, “La casa di tolleranza”, come dice il sottotitolo “Tre avventure del commissario Bordelli”. Vichi non ha bisogno di presentazioni. Autore fiorentino molto noto, pluripremiato, prolifico e creativo. E neanche il commissario fiorentino Franco Bordelli ha bisogno di presentazioni, essendo stato creato da Vichi nel lontano 2002. Ma per chi non lo conoscesse è sufficiente citare questo passaggio iniziale del libro che parla proprio del commissario: “Aveva scelto di vivere in San Frediano, non solo perché le case costavano meno, ma anche perché gli piaceva stare in mezzo a quel popolo di artigiani, di filibustieri, di persone semplici, di pirati, di poveri delinquenti leali capaci di tagliarsi una mano per un amico, di rischiare la galera per mangiare, donne e uomini che amavano il proprio quartiere come una madre”.
La Firenze che Vichi ci racconta in questo libro è una città che vive i passaggi fondamentali del secondo dopoguerra. Nella prima storia siamo nel 1949, la città sta provando a rialzarsi dopo lo strazio della guerra e deve ancora fare i conti con le macerie, che impediscono di rimuovere la tragedia appena finita. Il vice-commissario Bordelli si muove in questa realtà che conosce a menadito come fosse un gatto che salta da un muretto all’altro. Ama frequentare i personaggi al confine del malaffare, i suoi informatori che lo aiutano a stanare gli affari più loschi. Sono piccoli artigiani che arrotondano con un po’ di contrabbando e che in fondo hanno una loro etica, che in periodo di ristrettezze può anche essere tollerata. La vicenda ruota intorno a una casa di tolleranza, come ci suggerisce il titolo. E si tratta di una classica storia “di territorio”, di quelle che piacciono a Bordelli, quelle dove ci si consumano le suole a forza di appostamenti e inseguimenti. Il vice-commissario è infatti alle prese con un pericoloso evaso milanese e sarà proprio la sua familiarità con il centro storico della città a permettergli una svolta nell’indagine.
Nella seconda siamo balzati al 1958, Bordelli ora è commissario ed è alle prese con una storia più curiosa, che riguarda un uomo che sembra essere stato misteriosamente sepolto due volte in due diversi cimiteri, uno dei quali è il cimitero ebraico. Anche in questa vicenda compare Rosa, ragazza che lavorava nella casa di tolleranza (appena abolita dalla legge Merlin), e che ha il dono quasi magico di aiutare Bordelli nella soluzione dei problemi. C’è anche, come in altre opere di Vichi, un piccolo cameo di Bruno Arcieri, personaggio preso in prestito dall’amico e collega scrittore Leonardo Gori. Con la terza arriviamo addirittura al 1966, alla vigilia di Natale. Bordelli non è più in Polizia, “per una brutta storia” ci ricorda Vichi, come sa bene chi segue da tempo Franco Bordelli. E la vigilia del Natale è l’occasione per ricordi e bilanci, per tirare le somme, cosa che il nostro (ex) commissario non disdegna mai di fare. In questo ultimo racconto c’è anche un omaggio al romanzo “La pelle” di Curzio Malaparte, che i nostri cari avventori apprezzeranno sicuramente.
Vichi ci consegna l’ennesimo bel libro, che diventa un percorso nella storia e nelle storie di tutti noi. Una lunga carrellata sul ventesimo secolo, vista, come direbbe uno scienziato sociale, in senso longitudinale, cioè nel suo dipanarsi nel corso di molti anni. Ci rimangono impressi tanti episodi che rappresentano molto bene, forse addirittura meglio di qualche dotto saggio, la storia italiana ufficiale di quegli anni, le dolorose sofferenze, il buio, ma anche la forza e la dignità di chi nei momenti peggiori ha saputo scegliere la parte giusta. Perché il segreto, come svela Ermelinda al Bordelli bambino nell’ultimo racconto è questo: “non dimenticare che in ogni momento della vita ci si trova a scegliere tra il bene e il male, anche quando non ce ne rendiamo conto. Mi raccomando: scegli unicamente il bene, anche se spesso sarai costretto a percorrere la strada più difficile”.
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