Chiodo fisso – Emilio Martini

Chiodo fisso – Emilio Martini

Serie: Gigi Berté
Editore: Corbaccio
Redazione
Protocollato il 7 Dicembre 2012 da Redazione con
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Si dice che si torna sempre sul luogo del delitto. Ma a volte, si torna semplicemente a casa per capire se è ancora casa nostra.

Gigi Berté, il nostro vicequestore aggiunto esiliato in Liguria, ha deciso di staccare la spina. Niente mare d’inverno a Lungariva, niente Marzia che lo rimpinza alla pensione. Si torna a Milano. La metropoli. Il luogo della sua giovinezza, dei ricordi, e di quella vita che credeva di rimpiangere ogni singolo giorno.

Siamo al terzo atto: Chiodo fisso. Ma Berté, si sa, ha una calamita per i guai. Non fa in tempo a mettere piede nella città della Madonnina, sperando in un Amarcord felliniano tra le nebbie e i tram, che inciampa in un cadavere.

E non un morto qualunque.

Siamo in una galleria d’arte. E quel corpo steso a terra ha un volto familiare. È uno dei ragazzi delle panchine di Piazza Stuparich. Uno della vecchia compagnia. Quelli con cui Gigi ha condiviso gli anni del liceo, le prime sigarette, gli amori sbilenchi e i sogni mai realizzati.

Ufficialmente Berté è in vacanza. Non ha giurisdizione, non ha distintivo attivo. Ma come fai a voltarti dall’altra parte quando a morire è un pezzo del tuo passato?

Non puoi. E infatti Gigi non lo fa.

Inizia un’indagine parallela, “non autorizzata”, abusiva come solo lui sa fare. Berté ricontatta i vecchi amici, scava in quel gruppetto adolescenziale che, visto con gli occhi dell’adulto, perde tutta la patina dorata della nostalgia. Quelle che sembravano amicizie eterne nascondevano ombre, invidie, chiodi fissi (appunto) che la gente si trascina dietro per una vita intera, finché non diventano armi contundenti.

È un libro diverso dagli altri. Più intimo. Più “milanese”. Milano viene descritta senza sconti, senza la cartolina patinata dell’Expo, ma con la crudezza di chi ne conosce le strade (belle le chicche storiche sui nomi delle vie, come Mac Mahon o Meloria).

E mentre cerca l’assassino tra i fantasmi della sua gioventù, Berté scopre la verità più scomoda: Milano non gli mancava quanto credeva. La Patty, l’ex storica, non è più il centro del suo mondo. E, sorpresa delle sorprese, inizia a mancargli Lungariva. Inizia a mancargli la Marzia.

L’uomo sta cambiando. L’esilio lo sta trasformando.

Martini costruisce un racconto lungo che forse non è un romanzo vero e proprio, ma è un tassello fondamentale per capire chi diavolo è Gigi Berté. C’è anche il solito racconto nel racconto, stavolta su un’ossessione artistica, che fa da specchio alla trama principale.

Un capitolo di passaggio, malinconico, che chiude i conti con ieri per aprire, forse, la porta a un domani in riva al mare.

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