L’uccello del malaugurio – Camilla Läckberg

L’uccello del malaugurio – Camilla Läckberg

Editore: Marsilio
Giuseppe Pastore
Protocollato il 24 Settembre 2012 da Giuseppe Pastore con
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Quarto romanzo di Camilla Läckberg edito in Italia, dopo “La principessa di ghiaccio“, “Il predicatore” e “Lo scalpellino” arriva nelle nostre librerie L’uccello del malaugurio, edito come sempre da Marsilio.

In questo nuovo capitolo della saga di Erica Falck e Patrik Hedström Camilla Läckberg decide di alzare il tiro. Non ci serve solo un omicidio, ce ne serve uno che puzza di messinscena lontano un miglio.

Tutto inizia con un incidente d’auto. Una donna, Marit, esce di strada. Puzza di alcol che quasi stende i soccorritori. Caso chiuso? Guida in stato di ebbrezza? Macché.

Patrik ha quel sesto senso che gli prude. Marit non beveva. Mai. E allora, com’è finita in quel fosso con il sangue pieno di etanolo?

Ed è qui che la Läckberg intreccia il classico giallo procedurale con la satira sociale più becera. Perché mentre Patrik scava e inizia a collegare questo “incidente” ad altri casi simili sparsi per la Svezia (sì, avventori, sento odore di serial killer), Fjällbacka viene invasa da un’orda barbarica.

Arriva il reality show. “Fucking Tanum“.

Un branco di ragazzi viziati, telecamere ovunque, alcol, sesso e stupidità in diretta nazionale. Un contrasto stridente con la quiete del villaggio di pescatori. E quando uno dei partecipanti viene trovato morto in un cassonetto della spazzatura, il circo mediatico esplode.

Patrik si trova a gestire due piste parallele che sembrano non c’entrare nulla l’una con l’altra. Da una parte un assassino seriale metodico, freddo, che colpisce in silenzio. Dall’altra il trash televisivo e le sue vittime sacrificali.

In commissariato c’è aria nuova: arriva Hanna Kruse, una nuova collega. Sangue fresco per una squadra che, diciamolo, a volte sembra un po’ un’armata Brancaleone (tra il capo Mellberg che è sempre più una macchietta e i colleghi pigri).

Forse la Läckberg qui scivola un po’ sui cliché di genere, e il buon Patrik a volte ha pensieri un po’ troppo “vecchia scuola” sulle donne al comando, nonostante si venda come uomo moderno. Ci sta. Ma la verità è che i suoi libri sono come le patatine: ne mangi una e finisci il sacchetto.

La trama è complessa, piena di personaggi, un puzzle dove ogni pezzo sembra sbagliato finché non trovi l’angolazione giusta. E il finale? Be’h’, l’identità del colpevole è una di quelle cose che vi farà dire: “Ma davvero?“.

Tra preparativi di nozze isterici e autopsie, “L’uccello del malaugurio” è una lettura che vi terrà svegli. Magari vi farà arrabbiare, ma non lo mollerete.

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