Il predicatore – Camilla Lackberg

Il predicatore – Camilla Lackberg

Editore:
Giuseppe Pastore
Protocollato il 16 Dicembre 2010 da Giuseppe Pastore con
Giuseppe Pastore ha scritto 1194 articoli
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Dopo l’ottimo successo di pubblico e critica de “La principessa di ghiaccio“, è tornata nelle librerie italiane Camilla Lackberg con Il predicatore, nuovo thriller edito come il precedente da Marsilio. Si tratta del secondo episodio della serie di Erica Falck, la scrittrice protagonista già del primo romanzo assieme a Patrick Hedström, il suo compagno poliziotto.

Cari Avventori del Thriller Café, voi preparatevi a sudare, e non perché il Barman abbia rotto l’aria condizionata del locale, ma perché in questo libro siamo in un luglio torrido, appiccicoso, di quelli che ti tolgono il respiro.

Immaginate la scena. Erica Falck, la nostra beniamina, è all’ottavo mese di gravidanza. Dovrebbe godersi l’estate, e invece boccheggia nel caldo anomalo, con le caviglie gonfie e il nervosismo a fior di pelle. Patrik Hedström, il futuro papà, vorrebbe starle vicino, magari montare la culla. Ma a Fjällbacka la tranquillità è un lusso che nessuno può permettersi.

Tutto inizia con un bambino che gioca nella Kungsklyftan, la Gola del Re. Un posto turistico, pittoresco. Il bambino vede qualcosa. Purtroppo non è un tesoro, ma il cadavere di una giovane donna. È stata torturata.

E qui la Läckberg ci serve il colpo da maestra: quando la scientifica rimuove il corpo, sotto di lei, sepolti nella terra, trovano due scheletri. Due donne scomparse ventiquattro anni prima.

È un cimitero a strati. Una matrioska dell’orrore.

Patrik si ritrova per le mani una patata bollente che scotta più dell’asfalto sotto il sole. Le modalità sono identiche. Stessa crudeltà, stesso rituale. Ma c’è un problema, un grosso problema logico: il sospettato principale dei delitti di vent’anni fa si è suicidato da un pezzo.

Dunque, chi sta uccidendo oggi? Un emulatore? O il male non ha mai lasciato Fjällbacka?

L’indagine ci trascina nel fango di una famiglia locale, i discendenti di un vecchio predicatore carismatico che “curava” con le mani. Un clan che definire disfunzionale è un eufemismo: fanatici religiosi, criminali da quattro soldi, gente che vive di rancori covati per decenni. È un albero genealogico marcio dalle radici, un labirinto di parentela dove ogni ramo nasconde un segreto inconfessabile.

C’è chi dice che questo non sia un noir purissimo, che manchi quella disperazione esistenziale tipica di altri scandinavi. Forse. Ma la Läckberg è la “Agatha Christie di Svezia” per un motivo. Costruisce un meccanismo a orologeria.

Mentre un’altra ragazza sparisce e il panico si diffonde come un virus nel villaggio turistico, Patrik deve districarsi tra vecchie faide e nuove minacce, con la paura costante che il killer colpisca ancora.

È un romanzo corale, denso. A volte ci si perde un po’ tra i nomi e le relazioni di questa famiglia di pazzi (un foglietto per gli appunti non guasta, ve lo dico), ma la tensione regge.

Si scava nel passato per capire il presente, e quello che emerge è che i peccati dei padri, a Fjällbacka, ricadono sempre, inesorabilmente, sui figli.

Un libro che si legge d’un fiato, perfetto per chi ama gli intrighi familiari torbidi e non si spaventa davanti a qualche scheletro nell’armadio (o sotto terra).


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