Uscito per Einaudi Stile libero big, Nozze per i Bastardi di Pizzofalcone è il nuovo caso per la squadra di Lojacono e compagni, come sempre scritto da Maurizio de Giovanni e, come sempre, ambientato a Napoli.

Febbraio è un mese strano per sposarsi… specie al Sud, specie a Napoli. Eppure, a giudicare dall’abito da sposa che galleggia nell’acqua, la ragazza ritrovata in una grotta affacciata su una spiaggia appartata, accanto a un palazzo sul mare, avrebbe proprio dovuto sposarsi. Non potrà farlo, purtroppo, perché è stata uccisa: presenta una ferita all’altezza del cuore infertale con una coltellata, è nuda e i suoi vestiti sono ripiegati là accanto. Chi l’ha uccisa? È importante saperlo, ma ancor più è scoprire perché è morta. Dovranno scoprirlo loro, i Bastardi di Pizzofalcone, per i quali proprio non sembra poterci essere un po’ di tranquillità tra problemi personali e ingerenze da altri distretti che vorrebbero appropriarsi del caso: sembra esserci, infatti, un coinvolgimento mafioso nella vicenda della ragazza della grotta. Lavorando alacremente e con il tempo che rema contro, i Bastardi riusciranno a scoprire chi l’ha ammazzata, ma non sarà facile rivelare questo mistero… eppure bisogna provarci, bisogna riuscirci, bisogna capire perché qualcuno ha spento la vita di una ragazza proprio alla vigilia di un giorno così importante, di un nuovo inizio. Maurizio De Giovanni ci regala un nuovo capitolo di una serie molto apprezzata, composta – lo ricordiamo – ormai da dieci titoli: Il metodo del coccodrillo (2012) – il primo con Giuseppe Lojacono, anche se non ancora ambientato nel commissariato di Pizzofalcone -, I Bastardi di Pizzofalcone, Buio per i Bastardi di Pizzofalcone, Gelo, Cuccioli, Pane, Vita quotidiana dei Bastardi di Pizzofalcone, Souvenir, Vuoto e quest’ultimo, Nozze. Ancora una volta un’indagine serrata che si apre così, evocativamente, con un abito da sposa che galleggia in acqua nel gelo di febbraio.

Incipit

“Che poi, un matrimonio in febbraio.
Ma pensi che la gente sia scema?
Sì, l’ho sentita la storia che sei andata dicendo in giro, che banalità i matrimoni a maggio o a giugno, quando si sposano tutti, che palle. Che poi ti ritrovi dovunque con altre coppie, valigie firmate nuove di zecca e camicie a fiori, all’aeroporto alle sei di mattina. Io, hai detto, voglio andare al mare quando gli altri hanno i cappotti addosso. Dall’altra parte del mondo, in mano un drink con l’ombrellino, al sole, a pensare a voi che lavorate tremando dal freddo o sotto la pioggia.
Perciò febbraio, hai detto. E ti sei messa a ridere con quella risata che dice io, vedete, io sono la padrona del mondo. Quindi febbraio, così mi sposo solo io e nessuno a farmi ombra. Come se mai qualcuno fosse riuscito a farti ombra, su quel piedistallo dove sei stata collocata dalla nascita.
Come se ti mancassero i soldi o il tempo per farti la vacanza che vuoi tu, esattamente quando vuoi tu.
Be’, ti do una notizia: nessuno ci ha creduto, a questa fesseria del matrimonio fuori stagione per la vacanza al mare. Per il sole d’inverno. Per l’abbronzatura controtempo.
Che tu il matrimonio non l’abbia preso sul serio è evidente.
Perché, mia cara, il matrimonio non è una sciocchezza, sai. Il matrimonio non è l’occasione per una vacanza.
Il matrimonio è una cosa importante. Anzi, ti dirò di più: in fatto di relazioni umane è la cosa più importante che esista. E minimizzarne il valore, riducendolo a una festa con annesso viaggio di piacere, è una dimostrazione di superficialità che dà fastidio. Molto fastidio.
Perché, sai, c’è chi ci crede al matrimonio. Chi dà peso a questa promessa, che almeno nelle intenzioni durerà tutta la vita.
Per questo ci si sposa. Perché si è convinti, magari sbagliando, non dico di no, di aver trovato la persona con la quale si vorrebbe invecchiare dopo aver navigato nel mare calmo o in tempesta, dopo averne passate tante, dopo aver affrontato le difficoltà. Dopo aver costruito i ricordi.
Perché vedi, tu che invece hai pensato ad andare in chissà quale isola dall’altra parte del mondo a sentire musica strana su una spiaggia finta, il matrimonio è una salita ripida, come la vita. Che si deve percorrere in due.
Tu invece lo hai visto come una tappa sociale più o meno obbligatoria, una fase per diventare la signora ricca e annoiata che volevi diventare. Un atto dovuto, come si dice: un aspetto necessario nella costruzione di te stessa. Quindi hai individuato il soggetto, hai preparato il terreno, hai pianificato quello che c’era da pianificare. Il matrimonio per te era una conseguenza, non una causa.
Solo che hai scelto la persona sbagliata.
Non che tu non fossi cosciente di questo. Nulla ti è stato nascosto, nulla era celato. Tutto chiaro. Quindi la scelta è stata consapevole. Ciò non toglie che sia stata sbagliata.
Un matrimonio a febbraio. Che assurdità.
È così che succede, quando si sbagliano le scelte. Si va incontro a conseguenze complicate da valutare. Ci si espone a chissà quali problemi di difficile risoluzione.
Hai sbagliato a scegliere, tutto qua.
È per questo che sei morta.”

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