Sette metri quadri – Jussi Adler-Olsen
Etichettato con: Gialli Nordici, Jussi Adler-Olsen
Carl Mørck è stato arrestato, e le accuse sono pesanti: traffico di droga e omicidio, in quello che anni prima fu definito “il caso della pistola sparachiodi”, un caso irrisolto che ebbe come conseguenza la morte di un collega e lesioni gravissime ad un altro: il caso non venne mai chiarito, troppe cose non tornavano e un vuoto di memoria – probabile caso di stress post traumatico – ha impedito a Carl di ricordare come realmente sia successo.
E ora questo, incarcerato in sette metri quadri di cella, insieme a pericolosi criminali che sanno perfettamente chi lui sia: per Carl Mørck è una situazione molto rischiosa – perché si sa che in carcere le cose cose si possono davvero mettere male per un poliziotto – anche perché sembra che una mano oscura lo stia mettendo volutamente in pericolo.
Toccherà alla Sezione Q cercare di salvare Carl, correndo contro il tempo e muovendosi sotto traccia.
E così siamo davvero alle battute finali: le storie della Sezione Q, iniziate con “La donna in gabbia” e che hanno accompagnato il lettore in 10 capitoli sono arrivate alla fine.
Durante questi anni è sempre rimasta in sospeso la verità su cosa sia realmente accaduto durante un’irruzione che Carl fece con due colleghi, e conclusasi tragicamente con la morte di uno di questi e l’altro – Hardy, personaggio ricorrente nei romanzi successivi – quasi totalmente paralizzato. In “Sette metri quadri” è proprio Carl Mørck al centro dell’indagine, con l’accusa di omicidio e traffico di stupefacenti, ma quest’ultima storia è molto più di questo: è un modo per mettere ogni tassello al suo posto, per comprendere quali siano i veri alleati e chi ha mentito, e per salutare un’ultima volta la sezione Q con i suoi irresistibili personaggi.
Con la serie della sezione Q, Jussi Adler-Olsen ha raccontato in maniera egregia aspetti della società danese spiazzanti, dandone un ritratto talvolta impietoso: ha soprattutto raccontato personaggi difficili da dimenticare, mettendosi sempre dalla parte delle vittime, con ritratti profondi e umanissimi, vicende complesse che spesso hanno scavato nella storia recente del paese.
Adler-Olsen ha anche creato una delle più riuscite squadre investigative della letteratura nordica, con personaggi ai quali è molto difficile non affezionarsi: Carl, Assad e Rose sembravano la più improbabile delle quadre, ma nel corso del tempo i lettori li hanno visti crescere, cambiare, assumere sfumature, e risolvere casi apparentemente irrisolvibili.
In “Sette metri quadri” c’è tutto lo stile di Adler-Olsen, che non dimentica mai, anche in un romanzo dove c’è un’urgenza di andare avanti nella lettura, quel suo caratteristico tono pungente e ironico: il ritmo è serratissimo – anche perché, questa volta, sono la vita e la carriera di Carl a essere in gioco – ma nello stesso tempo c’è un po’ il sapore dolce amaro del congedo.
“Sette metri quadri” mette la parola fine a questa serie, e lo fa bene, tra conferme e delusioni, senza lasciare nulla in sospeso: e senza nulla spoilerare, l’autore trova un modo molto intelligente di chiudere un cerchio, facendoci venir voglia di tornare agli inizi, quando Carl era un ispettore di polizia scontroso e sarcastico relegato in uno scantinato, con un assistente siriano dalle battute improbabili e un acume eccellente.
Recentemente Netflix ha realizzato un ottimo adattamento con la serie “Dept Q”: pur trasportando le vicende in una perfetta Edimburgo, e con alcune inevitabili modifiche, la serie ha saputo cogliere perfettamente lo spirito dei romanzi di Adler-Olsen, che grazie a ottimi interpreti è assolutamente godibile e promette di accompagnarci per altre stagioni.
Ci mancherai, Carl Mørck : ma possiamo sempre tornare all’inizio della storia.
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Sette metri quadri – Jussi Adler-Olsen
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