robert craisRobert Crais nasce nel 1953 a Baton Rouge, capitale della Louisiana.
Proveniente da una famiglia di poliziotti e operai petroliferi, Crais è il classico esempio che il detto “i soldi per un libro non sono mai soldi buttati” ha molto più che un fondo di verità.
E’ il 1968 quando l’allora quindicenne Robert acquista The little sister (La sorellina in Italia), romanzo di seconda mano di Raymond Chandler, e se non è folgorazione, o amore a prima vista, davvero poco ci manca.
Ma il giovane Robert non si ferma di certo alla lettura, anche se la compagnia dei romanzi di Hemingway, Robert B. Parker, e John Steinbeck sono di sicuro una bella gang.
No, tutt’altro.
Appena ventenne, Crais si dà al film-making, con la produzione di alcune pellicole amatoriali, intervallate dalla produzione di qualche novel che, tuttavia, resta chiusa nel cassetto.
Ma i fasti sono davvero pronti a fioccare, tanto inaspettati quanto desiderati.
È il 1975, Crais si è da poco trasferito a Hollywood.
E l’America, si sa, è il paese dei self made man, dei grandi sogni e delle grandi delusioni.
Grandi delusioni che, per questa volta, restano dietro le quinte.
Perché Crais trova subito lavoro come sceneggiatore per importanti serie televisive (Miami Vice vi dice qualcosa? Aggiungete anche le meno famose Quincy e Hill street giorno e notte).
E per un breve (per quanto breve possa essere il periodo della vita di un uomo) tempo sembra proprio che il Crais scrittore resterà confinato nel cimitero degli elefanti come un’alternativa mai percorsa, per lasciare spazio al Crais sceneggiatore.
Ma le vie della scrittura si sa, sono infinite.  Sarà un Haiku, breve poesia giapponese di tre versi, a fare breccia nella mente di un Crais sempre meno entusiasta del proprio ruolo di sceneggiatore e sempre più desideroso di percorre quell'”alternativa” fatta di romanzi da sfogliare.
Proprio come quel romanzo di Chandler, che non è dato sapere dove sia nel qui ed ora dellavita  di questo promettente scrittore.
Già, il qui ed ora. 1985, circa.

Winter downpour;
Even the monkey
needs a raincoat.

Che tradotto potrebbe suonare come:
Tempesta di neve
Anche la scimmia
Ha bisogno di un cappotto.

Che macinato e rimescolato nella mente del Nostro, diventa The Monkey’s Raincoat (Corrida a los Angeles), il primo romanzo del ciclo di Elvis Cole e Joe Pike.
Un romanzo che è l’emblema di tutti i masterpieces, non solo per le candidature e di premi che ha vinto, ma anche per il contesto in cui è maturato.
Crais aveva appena rinunciato a un remunerativo contratto come sceneggiatore dipendente per inseguire il proprio sogni di diventare un novellista, ma le idee scarseggiavano.
Solamente dopo la morte del padre (e la lettura dell'”Haiku del cappotto”) Crais è riuscito a trovare l’ispirazione giusta (nonché un tocco di autobiografismo) che ha ispirato il primo di una lunga serie di romanzi, che attualmente conta quindici titoli (A caccia di un angelo, La città dorme, La squadra, Il mercante di corpi, La prova, Senza protezione, L.A. Killer, L’ultimo detective, L.A. Tattoo, L’angelo custode, Attraverso il fuoco, La prima regola, La sentinella, Deserto di sangue).

Se la serie di Elvis Cole ha ricevuto un (insperato?) successo, la critica ha accolto con favore anche i quattro romanzi fuori serie: Lo specialista, L’ostaggio, Countdown, e Suspect.

La sua biografia ufficiale, pubblicata sul sito www.robertcrais.com, che è stata fonte di alcuni dati per questa breve storia, termina con la bucolica pennellata di un Robert Crais che “lives in the Santa Monica mountains with his wife, two cats, and many thousands of books…” (“vive tra le montagne di Santa Monica con sua moglie, due gatti, e molte migliaia di libri”) chissà se tra quei many thousands of books ci sarà anche quel vecchio paperback di seconda mano acquistato nel 1968.

Even the monkey
needs a raincoat
even the writer
needs a teacher.

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Articolo protocollato da Francesco Colò

Francesco Colò (23 anni) è giornalista e studente di Giurisprudenza. Da sempre appassionato di lettura e scrittura creativa, divora voracemente tutto ciò che abbia a che fare con la parola stampata. I maestri di sempre: mostri sacri del genere horror e thriller, da King a Lansdale, passando per Gischler senza dimenticare il buon Matheson ed il sempre verde Mc Carthy. Ha all’attivo due romanzi, Texas Dream, edito da Albatros e A Dustland Fairy Tale (Montag Editore), storia di sangue e pallottole direttamente dal profondo sud degli States. Collabora con una radio locale (Radiospazio103) e con un quotidiano sportivo (Udineseblog).

Francesco Colò ha scritto 15 articoli: