La prima regola – Robert Crais

La prima regola – Robert Crais

Serie: Elvis Cole
Giuseppe Pastore
Protocollato il 11 Giugno 2012 da Giuseppe Pastore con
Giuseppe Pastore ha scritto 1217 articoli
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Era il 2009 quando annunciavo il secondo romanzo di Robert Crais con protagonista principale Joe Pike, intitolato “The first rule“. A distanza di tre anni, per la gioia dei lettori italiani finalmente è disponibile anche qui da noi La prima regola.

Laa storia comincia col massacro a casa di Frank e Cindy a opera di una squadra di rapinatori professionisti. Uno sterminio immotivato, considerando che Frank era un uomo tranquillissimo. L’unico elemento d’ombra nella sua vita è il passato da mercenario insieme a un certo Joe Pike…

Pike sa della strage solo quando la polizia va a interrogarlo e lo mette al corrente del fatto che la banda sta mietendo vittime a ripetizione, tutte appartenenti al mondo del crimine e con grosse cifre in contanti o in droga.

Gli inquirenti credono che anche Frank Meyer fosse un malvivente, ma Pike non è d’accordo ed entra in modalità caccia. Con Elvis Cole cercherà di trovare gli assassini e vendicare l’amico…

Sembrerebbe una storia di vendetta, a primo achitto, eppure “The First Rule” si distingue soprattutto per le sfumature e i tranelli morali che Robert Crais sa orchestrare. L’autore qui sceglie di affidare la narrazione a un punto di vista in terza persona concentrato su Joe Pike, lasciando Elvis Cole sullo sfondo, a fare da coscienza ironica e investigatore d’appoggio. Questo cambio di prospettiva funziona, almeno finché rimaniamo nel mondo di Pike: un mondo fatto di logica brutale, regole non scritte (“la prima regola” del titolo è proprio questa: proteggi la tua famiglia a ogni costo) e una lucidità spietata nell’affrontare il male. Perché Joe, benché privo d’ironia, chirurgico, imperscrutabile, sa ben comunicare proprio con il silenzio e l’azione.

Il libro è una buona lettura, pur non esente da qualche difetto, soprattutto quando si sposta nel territorio del “thriller geopolitico” con gangster serbi, traffici illeciti e doppi giochi. In quei momenti un po’ si sente la mancanza di Elvis Cole e della sua ironia e della sua capacità di alleggerire e rendere più umana la tensione. Crais è bravo nel costruire la tensione e dosare azione e introspezione, e soprattutto sa raccontare un’amicizia virile e profonda tra Joe e Elvis.

Il finale è coerente con il tono cupo e determinato del romanzo: giustizia privata con una risolutezza che lascia il lettore in silenzio. Come Pike stesso.

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