L’ottava confessione – James Patterson e Maxine Paetro

L’ottava confessione – James Patterson e Maxine Paetro

Redazione
Protocollato il 25 Novembre 2010 da Redazione con
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Torna in libreria in Italia l’autore di thriller più venduto al mondo: James Patterson, del quale Longanesi, a non molta distanza da Cartoline di morte (con Liza Marklund) pubblica in questi giorni L’ottava confessione, nuovo capitolo della serie delle donne del club omicidi dopo “Il settimo inferno” (che a onor del vero non mi aveva convito molto). La trama di questo volume, come i precedenti firmato in coppia con Maxine Paetro, è la seguente:

San Francisco trema: un killer misterioso ha preso di mira i suoi cittadini più ricchi, che vengono uccisi senza che la polizia riesca a trovare una traccia… Per Lindsay Boxer la sfida questa volta è davvero dura. La sua amica giornalista Cindy è invece molto interessata a un caso apparentemente senza importanza: la brutale aggressione a uno strano prete, un individuo bizzarro e senza dimora che aveva fatto dell’aiuto agli homeless la sua missione di vita. L’uomo non ha nemmeno un nome, ma Cindy scopre ben presto che nasconde un segreto terribile… E sul piano della vita privata, c’è un nuovo amore che turba Lindsay, quello tra il suo compagno di lavoro, il detective Rich Conklin e proprio la «socia» del Club, Cindy. Riusciranno le quattro amiche a far fronte a tutto?

In questo nuovo romanzo di Patterson troviamo il solito ritmo serrato e due buone idee alla base della trama: i ricchi che muoiono, e dall’altra l’omicidio di un “nessuno” che potrebbe essere un santo… o no. Tra le cose apprezzabili anche la scoperta del modus operandi dell’assassino dei ricchi è originale e visivamente disturbante. Ma se togliamo questo si ricade nei difetti già evidenziati nel capitolo precedente: il triangolo amoroso Lindsay–Joe–Rich è trito, Cindy e Rich sembrano messi in scena solo per scatenare tensioni, e la caratterizzazione dei senzatetto è un’occasione persa. Si poteva approfondire il tema sociale, ma si scivola nel cliché e nel giudizio.

Sembra che il Women’s Murder Club come gruppo scricchioli un po’. Chissà, forse i rapporti tra le protagoniste saranno chiariti meglio nei prossimi volumi; per ora restano superficiali e a volte tossici.

Staremo a vedere.