Il pianto dell’alba – Maurizio de Giovanni

Editore: Sergio Bonelli Editore
Giuliano Muzio
Protocollato il 14 Luglio 2026 da Giuliano Muzio con
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Il riassunto
Il pianto dell’alba – Maurizio de Giovanni

Cari avventori del Thriller Café, oggi recensiamo uno dei grandi personaggi del romanzo noir italiano, Luigi Alfredo Ricciardi, barone di Malomonte, commissario della Regia Questura di Napoli, che come tutti immagino sappiate è stato creato dalla penna di Maurizio de Giovanni. Lo recensiamo non nella veste usuale, ma nella veste a fumetti, perché Sergio Bonelli Editore pubblica il dodicesimo episodio della serie del Commissario Ricciardi: “Il pianto dell’alba” (il romanzo uscì nel 2019). La sceneggiatura è di Claudio Falco e i disegni (bellissimi) di Daniele Bigliardo.

Chi conosce bene Ricciardi, sa che il suddetto romanzo è un episodio chiave della storia del Commissario. Non solo perché è una delle trame più avvincenti, ma anche perché in essa accadono alcuni fatti determinanti per la vita dell’investigatore. Senza privare della giusta suspense chi legge il fumetto senza aver letto il romanzo, diciamo solo che lo stesso autore ha ritenuto per alcuni anni che quella storia dovesse essere quella conclusiva del suo personaggio. Siamo ovviamente a Napoli e l’amica del Commissario Livia Lucani viene accusata di un omicidio che in realtà non ha commesso. Starà a Ricciardi svelare l’intrigo, proprio nelle ore in cui la moglie Enrica sta per dare alla luce la figlia Marta.

Permettetemi di cominciare sottolineando il fatto che recensire un fumetto ha le sue peculiarità. Per quanto possa sembrare ovvio, qui siamo di fronte non solo (e non tanto) a una narrazione svolta con gli strumenti usuali della scrittura, ma a un qualcosa che trasporta il romanzo nella dimensione che è propria del fumetto (che richiede sintesi e “velocità”) e soprattutto ai disegni che cristallizzano come fotografie i personaggi alla nostra vista. Inoltre, il fumetto segue la serie TV, che ha già trasposto Ricciardi in un’altra veste ancora, quella degli interpreti attoriali (trasposizione grazie alla quale, tanto per fare un esempio, Maigret ha per sempre il volto di Gino Cervi). Bene, tutto ciò detto, direi che il risultato è meraviglioso. E non uso questo aggettivo a caso, ma a ragion veduta (mai espressione è stata più pertinente), perché la già bellissima storia del romanzo è magnificata dai bellissimi disegni e da una sceneggiatura che, se possibile, la rende ancora più avvincente.

Mi si chiederà cosa concorre a tutto questo. Provo a dirvelo. Intanto, dato che stiamo parlando di romanzi storici, si può certamente affermare che il fumetto de “Il pianto dell’alba” ci porta dritti dritti alle atmosfere del ventennio. E non a un periodo qualsiasi, ma ai giorni successivi alla notte dei lunghi coltelli. Respiriamo l’aria tesa di quei giorni, decisivi per il funesto futuro dell’Europa, viviamo le fibrillazioni del regime fascista che deve decidere che atteggiamento tenere, come comportarsi nei confronti dei tedeschi e mettiamo a fuoco in maniera indelebile il personaggio di Falco, prototipo dei “gerarchi zelanti”, prepotenti e oltraggiosi, che di lì a poco avrebbero tenuto in scacco l’intero Paese.

Grazie ai disegni del fumetto, possiamo poi girovagare per la Napoli di Ricciardi, non solo immaginarla, ma vederla davanti ai nostri occhi nelle sue manifestazioni più incantevoli (iconiche si direbbe con un termine che va molto di moda). Fino alla scena finale straziante, stupenda e dolorosa insieme per citare quasi a memoria le parole che lo stesso de Giovanni usa per connotare il suo meraviglioso romanzo. Per non parlare poi dei personaggi del romanzo. Li abbiamo tutti davanti agli occhi, non solo nel loro aspetto fisico, ma nelle loro movenze, nelle espressioni (bravissimo in questo aspetto Bigliardo), nel modo in cui affrontano le scene più importanti. E attenzione, nel fumetto anche i personaggi secondari sono personaggi a tutto tondo, perché non li si può disegnare solo per cenni.

Credo che ci sia sempre qualcosa di magico quando uno scritto trova una rappresentazione per immagini, dando vita a un qualcosa che fino a quel momento era racchiuso soltanto nell’immaginazione dei lettori. E se è vero che a volte è anche giusto che ognuno conservi individualmente l’immagine che vuole di un personaggio letterario, tutto ciò che rende vivido un qualcosa di astratto ci riempie sempre l’anima di qualcosa di bello.