Il giorno dei morti – Maurizio de Giovanni

Il giorno dei morti – Maurizio de Giovanni

Editore:
Giuseppe Pastore
Protocollato il 27 Ottobre 2011 da Giuseppe Pastore con
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Oggi al Thriller Café vi serviamo un caffè nero, bollente e amarissimo, l’unico rimedio possibile contro l’umidità che penetra nelle ossa; la recensione odierna è per “Il giorno dei morti. L’autunno del commissario Ricciardi”, quarto capitolo della saga di Maurizio de Giovanni (Fandango, 2010).

Con questo romanzo si chiude idealmente il primo ciclo delle stagioni del commissario. Dopo l’inverno, la primavera e l’estate, arriva l’autunno: la stagione della caduta, del grigio e, a Napoli, della pioggia incessante che trasforma i vicoli in torrenti di fango e malinconia.

La trama si svolge nella settimana dei Morti del 1931. Mentre la città si prepara a celebrare i defunti con il consueto misto di superstizione e devozione, sulle scale della chiesa di Capodimonte viene trovato il corpo senza vita di un bambino. Si chiama Matteo, ma per tutti è Tettè, uno dei tanti scugnizzi invisibili che vivono di espedienti, dormendo con i cani randagi e mangiando gli scarti. Sembra una morte per stenti, o forse un incidente, ma l’autopsia rivela una verità crudele: il piccolo ha ingerito del veleno. Ricciardi, indebolito da una febbre violenta che ne appanna i sensi ma acuisce la sua sensibilità al dolore altrui, deve indagare in una Napoli che preferirebbe voltarsi dall’altra parte. Chi può volere la morte di un bambino che non possiede nulla?

Questo romanzo segna un punto di svolta nella poetica dell’autore, spostando il focus dal delitto passionale o d’interesse verso una critica sociale straziante. De Giovanni dà voce agli “ultimi”, a quei bambini dimenticati dal regime fascista che propaganda ordine e benessere. La pioggia non è solo sfondo, ma diventa protagonista, lavando via le tracce ma non le colpe di una società indifferente. La condizione fisica di Ricciardi, febbricitante per gran parte del libro, crea un’atmosfera onirica e delirante che si sposa perfettamente con il tema della permeabilità tra il mondo dei vivi e quello dei morti.

Non mancano però alcune criticità strutturali. La narrazione procede con un passo decisamente lento, quasi trascinato, che se da un lato amplifica il senso di oppressione autunnale, dall’altro potrebbe risultare estenuante per chi cerca un’evoluzione rapida dell’inchiesta. Inoltre, la componente melodrammatica è spinta ai massimi livelli: la storia di Tettè è costruita per commuovere senza riserve, e in alcuni passaggi l’autore sfiora il rischio del patetismo, pur mantenendo sempre una scrittura di altissima qualità.

In conclusione, “Il giorno dei morti” è forse il capitolo più toccante e “dickensiano” della serie. Un noir cupo, dove la risoluzione del giallo conta meno della denuncia di un’infanzia negata. Consigliato a chi ha il cuore forte e non teme di commuoversi davanti alle ingiustizie della storia.

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