Hard News – Jeffery Deaver

Hard News – Jeffery Deaver

Serie: Rune
Editore: Rizzoli
Redazione
Protocollato il 5 Ottobre 2015 da Redazione con
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Rizzoli porta a compimento la trilogia di Rune e con la pubblicazione di “Hard News” tradotto da S. Pezzani, fa un gran regalo a tutti i completisti che desideravano da tempo aggiungere anche questo volume alla loro collezione delle opere di Jeffery Deaver. Il volume completa un percorso editoriale iniziato nel 2009 con “Nero a Manhattan” e proseguito nel 2010 con “Requiem per una pornostar“.

L’attrattiva principale della trilogia di Rune, credo possano ammetterlo anche i più sfegatati fan dell’autore, risiede proprio nel fatto che questi tre titoli rappresentano i primi passi di Jeffery Deaver nel mondo della scrittura, perlomeno per quel che riguarda i manoscritti pubblicati. Dimentichiamo quindi l’abile tessitore di thriller che siamo abituati ad ammirare da decenni a questa parte: in questo caso ci troviamo di fronte a opere di livello qualitativo non eccelso ma che, proprio per questo motivo, possono permetterci di comprendere al meglio l’evoluzione dello stile e la sua migliorata comprensione di molti meccanismi narrativi.

Ritroviamo Rune dopo averla conosciuta come commessa di un noleggio video e in seguito come regista esordiente e appassionata di crimini.
Ora la (ex?) punk dai capelli vistosi e la curiosità divorante ha trovato una base di partenza migliore per le sue aspirazioni da film maker e lavora come assistente cameraman in un notiziario di una emittente di New York e, ambiziosa più che mai, propone a Piper Sutton, l’anchorwoman di Current Events, un servizio su Randy Boggs, uomo incarcerato dalla polizia in quanto ritenuto colpevole dell’omicidio di Lance Hopper, allora dirigente del network per cui lavora la stessa Rune.

La ragazza è convinta che Boggs sia innocente e ottiene il permesso di occuparsi del caso con un servizio tutto suo, coadiuvata da uno stagista e dal produttore esecutivo del programma di news.
E ripresa dopo ripresa, testimonianza dopo testimonianza, la regista riesce dove la polizia ha evidentemente fallito: tramite una nuova testimonianza Rune in pratica scagiona Boggs, e non le rimane che aspettare il giorno del trionfo, quello della mesa in onda del suo servizio.

Ma proprio in quella fatidica data le sue riprese scompaiono, apparentemente cancellate dal sistema, così come viene sottratta la sua copia personale. Ma, fatto ben peggiore, muore anche il nuovo testimone. La polizia, nuovamente ingannata, ritiene che si tratti di un incidente, ma Rune è convinta che la stessa persona che ha ucciso Hopper abbia poi messo a tacere il suo testimone. C’è un assassino in libertà, e Rune potrebbe essere la sua prossima vittima…

Siamo giunti al terzo e ultimo libro a lei dedicato, e Rune non è cambiata per niente: si conferma anche in questo volume infantile, irresponsabile e guidata da un egoismo professionale che la fastidiosa. La sua co-protagonista in fasce, invece, registra uno sviluppo cognitivo e motorio del tutto irrealistico per le poche settimane in cui si svolge l’azione.

Se vogliamo salvare qualcosa, possiamo dare atto a Deaver di avere tratteggiato bene il cinismo del “circo mediatico”, un mondo fatto di avidità e bugie, in cui la verità è spesso sacrificata in nome dell’audience. Anche il ritmo, seppur non ai livelli dei suoi futuri capolavori, stavolta è godibile e offre una conclusione sufficiente.

La trilogia di Rune si chiude quindi con una storia non memorabile e una protagonista che ricorderemo solo come un personaggio di passaggio su cui Deaver si è fatto le ossa.

 

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