La consulente – Jeffery Deaver

La consulente – Jeffery Deaver

Editore: Rizzoli
Giuseppe Pastore
Protocollato il 1 Marzo 2012 da Giuseppe Pastore con
Giuseppe Pastore ha scritto 1019 articoli
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Oggi al Thriller Café parliamo de “La consulente“, romanzo di Jeffery Deaver del 1992, titolo originale “Mistress of justice“.  Come diversi dei primi libri di Deaver (vedi la serie Rune o quella di Pellam), è un romanzo che non ha lasciato grandi tracce nella storia del thriller e lo stesso autore – d’accordo con il suo editore – ha proceduto nel 2002 a una riscrittura, non molto contento del risultato iniziale delle sue fatiche.

Il lavoro di revisione avrò migliorato in maniera sensibili il romanzo? Andiamo a scoprirlo…

Studio legale Hubbard, White & Willis, a New York. Taylor Lockwood è una giovane paralegal (assistente legale) di giorno e una pianista jazz nei fumosi locali notturni. La sua routine viene stravolta quando l’affascinante e brillante avvocato Mitchell Reece la ingaggia per una missione quasi disperata: ritrovare una cambiale da 250.000 dollari rubato dalla sua cassaforte. Se il documento non salta fuori prima del processo imminente, Reece perderà una causa milionaria e la sua carriera sarà finita. Taylor, spinta in parte dall’ambizione e in parte da una forte attrazione per Reece, accetta di improvvisarsi investigatrice privata. Si addentra così nei segreti più sporchi dello studio, scoprendo un nido di vipere dove soci cinici e spietati cospirano per una fusione societaria, tra tradimenti, droghe nei bagni e vite distrutte. E ovviamente, quando Taylor si avvicinerà troppo alla verità, i semplici furti di documenti lasceranno il posto all’omicidio.

Cosa dire su questo reperto archeologico… La riscrittura operata da Deaver ha tentato di pompare l’azione e aggiungere il suo marchio di fabbrica di colpi di scena multipli, ma il risultato finale ci lascia lo stesso con l’amaro in bocca.

La prima metà del libro è lenta e verbosa, piena di personaggi secondari monodimensionali. Tutti gli avvocati sono ritratti come viscidi arrampicatori sociali, bugiardi o drogati e per movimentare la trama Deaver ricorre spesso al trucchetto di falsi finali di capitolo in cui sembra che Taylor sia in pericolo di vita, per poi risolvere la scena successiva con banalità del tipo “l’ombra minacciosa era solo l’addetto alle pulizie”.

Di buono c’è che Taylor Lockwood è una protagonista intelligente e credibile nella sua duplice veste di aspirante avvocatessa e musicista jazz. E l’ultimo quarto del libro ci fa ritrovare finalmente il Deaver burattinaio che tutti amiamo, con un bel finale a scatole cinesi.

In conclusione se siete fan sfegatati di Deaver leggetelo, se no passate direttamente al prossimo di Lincoln Rhyme.

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