Carta Bianca – Jeffery Deaver

Carta Bianca – Jeffery Deaver

Serie: James Bond
Editore: Rizzoli
Giuseppe Pastore
Protocollato il 20 Maggio 2011 da Giuseppe Pastore con
Giuseppe Pastore ha scritto 1021 articoli
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Oggi il Thriller Café invita al bancone gli appassionati di James Bond – e non solo – per due chiacchiere su questo “Carta bianca“, scritto da Jeffery Deaver e pubblicato da Rizzoli.

Uno dei maggiori esponenti del thriller contemporaneo (benché alcune sue recenti opere siano state un po’ sottotono) scrive di uno dei più famosi personaggi della narrativa di genere. Cosa ne sarà venuto fuori? Ora ve lo racconto.

In questo romanzo troviamo uno 007 trentenne, veterano della guerra in Afghanistan, arruolato nell’ODG una nuova agenzia segreta britannica indipendente dall’MI5 e dall’MI6, concepita per il mondo post-11 settembre. Mentre è a cena con una splendida donna che lo sta annoiando con i suoi tormenti di pittrice incompresa, un messaggio sullo smartphone lo chiama all’azione. Poche ore dopo è in Serbia, alla periferia di Novi Sad, dove qualcuno è deciso a far precipitare nel Danubio un treno che trasporta isocianato di metile, la sostanza chimica responsabile della morte di migliaia di persone a Bhopal… Dalla Serbia a Londra, da Dubai al Sudafrica, Bond viaggerà mezzo mondo per fermare un attacco dalle conseguenze catastrofiche. E per farlo, letteralmente, ha “carta bianca”.

Con grande maestria, Deaver riesce a dare a questo Bond un’autentico timbro british e il ritmo è quello da grande blockbuster internazionale, con un cast di supporto ben svecchiato, tra cui spicca un’ottima versione britannico-asiatica dell’iconico fornitore di gadget Q. L’intento pare chiaro: fare sulla carta lo stesso reboot crudo e moderno che “Casino Royale” con Daniel Craig ha fatto sul grande schermo.

Ma le cose funzionano a metà. Prima di tutto, seicento pagine sono troppe e spesso la narrazione è lenta; poi il giochetto poco riuscito di creare suspense: siamo nella testa di Bond, ma Deaver nasconde deliberatamente al lettore informazioni vitali. Ci fa credere che 007 sia in pericolo mortale, per poi rivelare a posteriori che “aveva previsto tutto”. Questo è un grosso no.

Infine, il problema più grande per i puristi: il carattere di James Bond. Lo 007 di Fleming era uno snob elitario, un predatore cinico, uno strumento contundente al servizio di Sua Maestà. Questo di Deaver è tormentato dai sensi di colpa, rinuncia ad approfittare di donne vulnerabili e si preoccupa del politically correct. Sembra più un Jack Reacher di Lee Child che il letale agente segreto che conosciamo.

Luci e ombre, quindi, per “Carta Bianca“, che un buon thriller di spionaggio moderno ma non soddisfa il vero fan di Ian Fleming. Se invece cercate il sadismo e il fascino ruvido del vero 007, questo drink è decisamente annacquato.

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