La figlia sbagliata – Jeffery Deaver

La figlia sbagliata – Jeffery Deaver

Editore: Rizzoli
Giuseppe Pastore
Protocollato il 25 Ottobre 2010 da Giuseppe Pastore con
Giuseppe Pastore ha scritto 969 articoli
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E’ da qualche giorno uscito La figlia sbagliata, romanzo di Jeffery Deaver datato 2000, dal titolo originale “Speaking in Tongues“). Si tratta di un romanzo stand-alone che in America non ha lasciato grandi tracce, né tra la critica, né tra i lettori, ma visto che Deaver è uno degli scrittori stranieri più amati nel nostro paese, qui al Thriller Café non possiamo fare a meno di recensirlo.

Siamo in Virginia. Tate Collier è un ex avvocato difensore di successo, noto come “l’avvocato del diavolo” per la sua abilità oratoria e la sua capacità di manipolare le giurie. Ora si è ritirato a vita privata, gestendo una fattoria, divorziato dalla moglie Bett e con un rapporto molto teso con la figlia diciassettenne Megan. La tranquillità fittizia della sua nuova vita viene letteralmente spazzata via quando Megan scompare nel nulla. Il responsabile non è un delinquente da strada, ma Aaron Matthews, un brillante e letale psicologo che ha deciso di usare il suo talento per la coercizione mentale e la manipolazione come un’arma. Il suo obiettivo? Distruggere metodicamente Tate, Bett e tutto ciò che hanno di più caro, per una vendetta che affonda le radici nel passato.

Che dire su questo libro? Deaver prova a basarlo su un duello verbale e mentale prima ancora che fisico, sul contrasto tra due “uomini di parola”: l’ex avvocato abituato a costruire storie per salvare i colpevoli e lo psichiatra in grado di demolire le menti umane facendo leva sulle loro debolezze. La capacità di Matthews di convincere, plagiare e manipolare chiunque incontri (dagli ostaggi ai poliziotti) è l’elemento più ansiogeno dell’intera narrazione.

Ma la storia poggia su fondamenta piene di cliché. Abbiamo l’adolescente ribelle e incompresa, i genitori divorziati che si riuniscono solo di fronte alla tragedia, e la polizia locale inetta per permettere ai protagonisti di brillare.

In più la manipolazione psicologica di Matthews sfocia spesso nell’inverosimile, facendo sembrare tutti gli altri personaggi dei completi rincitrulliti. Stendiamo un velo pietoso anche sui dialoghi degli adolescenti, infarciti di continui “cioè” e “tipo”. Ci manca solo “bella, bro”.

In sintesi, ci sono tanti buoni thriller psicologici e questo non è imprescindibile.

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