Requiem per una pornostar – Jeffery Deaver

Requiem per una pornostar – Jeffery Deaver

Serie: Rune
Editore: Rizzoli
Giuseppe Pastore
Protocollato il 16 Febbraio 2010 da Giuseppe Pastore con
Giuseppe Pastore ha scritto 1018 articoli
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Altro pezzo da novanta che torna in libreria in Italia: dopo Connolly, con il suo “Gli amanti” segnalato ieri, ecco Jeffery Deaver, con “Requiem per una pornostar“, secondo romanzo della serie Rune inaugurata con il poco convincente “Nero a Manhattan“, il libro con cui Deaver esordì come scrittore nel 1988.

Ritroviamo in questo libro la nostra ventunenne dai capelli tinti, aspirante regista e cronicamente disoccupata (o meglio, incapace di tenersi un lavoro). L’azione parte subito col botto: Rune assiste all’attentato dinamitardo in un cinema a luci rosse nel cuore di Manhattan. Fiutando l’occasione per il suo documentario capolavoro, decide di raccontare la vicenda attraverso gli occhi di Shelly Lowe, l’attrice hard il cui film veniva proiettato al momento dell’esplosione. Ma quando un secondo ordigno uccide proprio la bella Shelly, Rune si convince che l’attrice fosse il vero bersaglio. Armata di videocamera e di una sfacciataggine fuori dal comune, si tuffa in un’indagine personale, incrociando la strada di Sam, un artificiere della polizia molto più grande di lei.

Se nel primo libro l’eccentricità della protagonista poteva sembrare ingenua e pittoresca, mi tocca dire che qui sfocia spesso in un egoismo infantile che la rende quasi detestabile. Tra le altre cose poco convincenti il tentativo di Deaver di inserire un personaggio con accento australiano (che finisce per sembrare uno stereotipo londinese cockney).

Di buono c’è invece l’esplorazione dell’industria per adulti senza falsi moralismi, senza renderlo inutilmente pruriginoso e umanizzando le attrici coinvolte, la tensione nel romanzo è alta, nonostante la parte centrale un po’ prolissa.

Certo, come nel libro d’esordio, si vede un Deaver che cerca la sua strada, e il libro risente pesantemente del passare del tempo. Lo consiglio a chi vuole esplorare la New York pre-restyling di fine anni ’80/inizio ’90, e a chi riesce a tollerare una protagonista egoista ma innegabilmente tenace.

 

 

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