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... E la luce fu - Giuseppe Zanotti

Al Thriller Café presentiamo oggi Giuseppe Zanotti, noto per la sua lunga carriera accademica in Chimica Biologica e per la sua ricerca scientifica, e agli esordi ora in veste di giallista con il suo romanzo “… E la luce fu: Cronaca di un delitto metafisico”. Un libro che, pur partendo da un presupposto apparentemente classico, si rivela ben presto un’opera dal sapore filosofico, in grado di intrigare i lettori non solo con il mistero del delitto, ma anche con riflessioni profonde sulla natura umana e la scienza.

La vicenda ruota attorno alla morte di Roberto Santi, un ricercatore di origine italiana che lavora al Dipartimento di Fisica di Oxford e che viene rinvenuto cadavere in una stanza chiusa dall’interno, in una guest house di un campus di ricerca internazionale a Grenoble. L’indagine è affidata al Tenente Charlotte Medoce, la quale – benché non trovi inizialmente prove che indichino un delitto – ha motivi di credere che la morte dell’uomo non sia dovuta a cause naturali. Con l’aiuto dell’agente Pierre Renard e della giovane stagista Julie Baldi, Charlotte si metterà quindi a caccia di una verità difficile da scovare, in un caso senza movente e con colpi di scena continui.

Alla fine, come in ogni giallo che si rispetti, un colpevole viene smascherato, anche se qualche dubbio al Tenente rimarrà. E infatti nelle ultime pagine il lettore viene a conoscere una realtà diversa, una verità sconvolgente che, se fosse vera, toccherebbe indirettamente anche tutti noi. Qualche indizio per la soluzione del mistero, chi legge il libro può trovarlo nelle 9 Epitomi che si alternano ai capitoli del libro e nelle quali la vicenda viene commentata dall’esterno. Qui il lettore ha a disposizione dettagli non direttamente accessibili attraverso il racconto (nel quale invece il punto di vista è quello della poliziotta), informazioni che potrebbero permettergli di scoprire il colpevole. Il lettore arriva però solo alla fine a comprendere chi è l’autore di questi “inserti”, assieme alla soluzione finale, e quello che quindi sembra solo un giallo può essere anche letto come “romanzo filosofico”: la vicenda non solo narra un mistero, ma propone anche una tesi che invita il lettore a riflettere sulle implicazioni più profonde delle azioni umane e della ricerca scientifica.

Se questa introduzione vi ha incuriosito, qui trovate un estratto del romanzo.

Estratto

Capitolo I

Dove Roberto Santi viene trovato cadavere in una stanza chiusa dall’interno

14 settembre 2019

Il Tenente Charlotte Medoc, in servizio presso la Polizia Giudiziaria della città di Grenoble, era arrivata al Campus in seguito a una chiamata ricevuta dal centralino verso le nove del mattino. Sbrigate velocemente con le guardie di sicurezza all’ingresso le formalità per l’accesso, si fece indicare dove si trovava la guest-house, il luogo da dove era partita la telefonata alla polizia. Mentre vi si recava, non poté evitare di gettare una fugace occhiata intorno: il grande anello circolare del sincrotrone1 e quello a forma di cupola semisferica dell’acceleratore di neutroni spiccavano sulle altre costruzioni dell’area, sia per la loro forma insolita che per le loro dimensioni. Individuò subito la guest-house, un gruppo di tre anonimi edifici grigi, disposti tra loro ad angolo retto attorno a un piccolo praticello verde centrale. Si recò verso quello che sembrava l’edificio principale, all’entrata del quale una giovane dai capelli corvini sembrava la stesse aspettando con una certa ansia.
«Buongiorno Ispettore, mi chiamo Méloée, venga».
Senza dare tempo al Tenente di chiarire che lei non era un Ispettore, con fare agitato la donna la precedette attraverso una porta a vetri per poi farla uscire dal retro verso uno degli altri due edifici, quello contrassegnato sulla facciata da una grande lettera C.
«Quella è la palazzina dove si trova il morto» si affrettò a spiegare la ragazza, volgendo la testa verso la poliziotta mentre continuava a camminare di passo spedito.
«È lei che ha trovato il cadavere?» provò a chiedere il Tenente, che si sentiva un po’ ridicola in questa specie di interrogatorio improvvisato mentre entrambe camminavano affrettatamente, una dietro l’altra. Ottenne solo un laconico: «Solange le spiegherà tutto».
Si chiese chi fosse questa Solange, immaginò la responsabile della struttura. Dalla divisa che indossava, il Tenente indovinò che la giovane – come aveva detto che si chiamava, Méloée, un nome abbastanza poco comune – fosse un’addetta alle pulizie. Mentre salivano le scale – non c’era ascensore, l’edificio era composto da soli due piani – ebbe modo di osservare la ragazza da dietro: un fisico asciutto e gambe magre senza calze che mettevano in risalto una carnagione leggermente scura. Parlava Francese con l’accento della zona, forse un’algerina di seconda generazione, ipotizzò Medoc. Arrivati davanti alla porta contrassegnata dal numero quarantatré, Méloée entrò nella stanza dove li stava aspettando un’altra giovane donna e dove il cadavere di un uomo giaceva disteso su un grande letto matrimoniale.
Non sembrava qualcuno morto nel sonno, pensò subito il Tenente, perché l’uomo era completamente vestito e giaceva in una posa innaturale, come se fosse caduto sul letto in preda a un malore improvviso. Pareva relativamente giovane, avrebbe detto tra i trentacinque e i quaranta. Capelli neri ricci, un corpo magro e una carnagione solo lievemente olivastra. Un tipo mediterraneo, doveva essere stato proprio un bel ragazzo, probabilmente uno che in vita piaceva alle donne, immaginò Charlotte. La morte non ne aveva alterato i tratti del viso, sembrava stesse dormendo, gli occhi erano chiusi.

«Grazie per essere venuta così in fretta, Ispettore. Mi chiamo Solange Moreno, sono la responsabile della reception della guest-house».
«Tenente Medoc» si affrettò a precisare la poliziotta. Ormai sono anni che nelle forze di polizia francese ci sono i gradi come nell’esercito, gli ispettori c’erano ai tempi della Sûreté, pensò senza farlo notare alla donna che, viste le circostanze, non sembrava potesse essere interessata agli aspetti gerarchici delle forze dell’ordine.
Solange spiegò che quella mattina Méloée, una delle due addette alle pulizie della guest- house, mentre si accingeva a controllare che tutto fosse a posto nelle stanze si era accorta che la porta della quarantatré era bloccata dall’interno e che non era possibile aprirla neppure usando il passe-partout in dotazione al personale. Tutte le camere, per motivi di sicurezza, oltre a una serratura con chiave hanno una manopola che permette di bloccarne la porta quando l’ospite si trova all’interno, si affrettò a precisare. Quello che aveva però insospettito Méloée era che la camera quarantatré secondo il registro delle prenotazioni era libera e non c’era ragione perché fosse chiusa dall’interno. Dopo aver bussato ripetutamente senza ottenere risposta, la ragazza aveva chiamato uno degli addetti alla sicurezza del campus che non aveva trovato altro modo per entrare che scardinare la serratura con una spallata, operazione che gli era riuscita abbastanza facilmente grazie alla modesta solidità del sistema di chiusura.
«Ed ecco… all’interno della stanza c’era il corpo del dottor Santi, un nostro ospite abituale» nel pronunciare queste parole, dagli occhi della donna era cominciata a spuntare qualche lacrima. Medoc si chiese se l’uomo fosse stato davvero solo un ospite. Gettò un’occhiata verso l’altra ragazza, anche lei sembrava commossa, ma forse erano soltanto entrambe scosse per il fatto di aver appena trovato un cadavere, un evento che non doveva capitare loro molto frequentemente.
«Mi ha detto che la vittima si chiama Santi, mi sa dire altro?»
«Beh, certo… So che è un fisico di origine italiana che lavora a Oxford. Viene spesso qui per effettuare misure al sincrotrone».
Lo sguardo della poliziotta si spostò verso il cadavere. Il corpo dell’uomo non mostrava evidenti segni di violenza, anche se sarebbe stato necessario almeno girarlo per vedere se fosse stato colpito da dietro. Medoc preferiva però aspettare l’arrivo della scientifica e del medico legale – aveva appena fatto avvertire entrambi – non voleva alterare la scena del crimine e neanche trarre conclusioni affrettate.
«Non avete toccato nulla, vero?» la domanda era genericamente rivolta a entrambe le donne, ma fu naturalmente Solange a rispondere, l’altra pareva fungere solo da spettatrice.
«No, no, gli ho solo toccato la fronte per esserne sicura … della morte voglio dire, ho sentito che era già quasi freddo …e allora ho chiamato direttamente voi, un medico mi sembrava inutile». Di nuovo l’emozione sembrava prevalere, ma le ultime parole erano sembrate alla poliziotta anche come la velata richiesta di approvazione di un comportamento. «Non si vedono segni di violenza, inoltre la stanza era chiusa dall’interno» osservò ad alta voce. La domanda era implicita, cosa vi ha fatto sospettare che non si trattasse di una morte naturale? Perché avete chiamato la polizia?


1 Grande acceleratore di particelle cariche che emettono radiazioni elettromagnetiche mentre circolano a velocità prossime a quella della luce in un anello la cui circonferenza può essere dell’ordine del chilometro o più. Le radiazioni elettromagnetiche emesse, soprattutto raggi X, possono essere utilizzate per i più disparati esperimenti scientifici.

Giuseppe Zanotti

Giuseppe Zanotti è stato Professore Ordinario di Chimica Biologica presso il Dipartimento di Scienze Biomediche dell’Università di Padova dal 2000 al 2021, quando è andato in pensione. Come ricercatore è autore di oltre 200 pubblicazioni su riviste internazionali, 16 capitoli di libri ed ha depositato 165 strutture di proteine presso la Protein Data Bank. Ha inoltre pubblicato alcuni testi didattici.

In ambito letterario ha pubblicato in passato sotto pseudonimo un romanzo giallo-storico ambientato nel sud-est asiatico nel IX secolo dal titolo “Le fiorite frecce di Mara”, sia in italiano che in inglese.
Più recentemente, ha pubblicato un libro di introduzione all’epistemologia per un pubblico di non addetti ai lavori dove cerca di puntualizzare il significato e i limiti della ricerca scientifica; infine, durante il periodo di confinamento per il Covid-19 ha finito di scrivere un romanzo giallo e ora è in cerca di un editore.

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