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Dopo Bora nera e Il violino della salvezza, Salvo Bilardello torna in libreria con Necesse est, terzo episodio della serie Le inchieste del commissario De Stefano; ve lo presentiamo oggi al Thriller Café.

Siamo a Trieste e la vicenda comincia quando viene ritrovato il corpo nudo di una ragazza, nello storico magazzino 27/b del Porto Vecchio. E’ stata abusata e strangolata, e c’è qualcosa che non quadra. Il commissario De Stefano è certo che la scena del crimine sia stata artefatta e che la vittima sia stata uccisa altrove e solo successivamente spostata nel luogo in cui si trova. La domanda è: perché?

Partono dunque le indagini, sterili, faticose, e rese ancora più complesse dagli omicidi che continuano a susseguirsi. Avanzando in un labirinto di piste e indizi frammentati, la squadra investigativa farà fatica a trovare il bandolo della matassa, fino a che un dettaglio a prima vista banale porterà De Stefano e i suoi uomini alla soluzione del caso.

Ma come in ogni noir che si rispetti, non ci sarà granché da festeggiare per il commissario, perché la verità si rivelerà dolorosa, sconvolgente, e dura da digerire. ..

La nostra introduzione al romanzo termina qua; se pensate che questo terza opera di Salvo Bilardello possa fare per voi, scorrete l’estratto che segue.

Estratto

In strada fu colto dall’odore che proveniva dalla trattoria vicina e si rese conto d’avere fame. Era sul punto d’entrare quando l’immagine di sua moglie si palesò davanti ai suoi occhi. Prese il cellulare e la chiamò. «Ciao tesoro, ti disturbo?»

    «No, stavo pensando se andare a casa per pranzo o prendere un’insalata al bar qui sotto.»

    «Senti, perché non ci vediamo in una trattoria del centro?»

    «Mi vuoi fare ingrassare come quelle matrone siciliane che si vedono nei film.»

    «Cosa? Che tu sappia, noi in Sicilia abbiamo le più belle donne d’Italia…»

    «Bene, neanche un mese di matrimonio e già parli così?» ribatté lei in tono burlesco. «Come mai, allora, non ne hai sposata una?»

    «Non essere ridicola. Tu sei al di sopra dei canoni di bellezza. Sei la donna più affascinante che io abbia mai incontrato. Per questo ti ho sposato.»

    «E va bene, ti sei salvato… come dite voi maschietti, in calcio d’angolo. Ma, non cantare vittoria. Riprenderemo il discorso stasera a casa.»

    «Allora, andiamo a pranzo o no?»

    «Ma sì, come faccio a dirti di no?».

    Seduti in un piccolo ristorantino di via San Nicolò, l’ombelico di Trieste come la chiamano benevolmente i triestini, mentre aspettavano di ordinare, Ilaria iniziò a recitare una poesia, stupendo De Stefano.

    Una strana bottega d’antiquario s’apre, a Trieste, in una via secreta. D’antiche legature un oro vario l’occhio per gli scaffali errante allieta. Vive in quell’aria tranquillo un poeta. Dei morti in quel vivente lapidario la sua opera compie, onesta e lieta, d’Amor pensoso, ignoto e solitario.

    «Cos’è?» chiese De Stefano affascinato da quei versi ma ancor più da Ilaria, che aveva scandito i versi guardandolo negli occhi.

    «È una poesia del nostro poeta triestino, Umberto Saba, dedicata alla sua libreria antiquaria, una piccola perla per veri bibliofili. Se ti giri» aggiunse indicandogli il negozio dall’altro lato della strada, «la puoi vedere.» De Stefano si voltò incuriosito, le librerie antiche lo avevano sempre attratto e rimaneva stupito ogni volta che ne incontrava una.

    «Bella!» esclamò. «Ci vogliono davvero passione e coraggio, al giorno d’oggi, per gestirne una. Chi è il proprietario?»

    «È il signor Cerne, ora più che settantenne, che custodisce questo tempio della cultura italiana dal 1981. Inoltre» aggiunse Ilaria, felice d’aver attirato l’attenzione del marito, «non so se ti sei accorto che all’inizio della strada, quasi a vegliare sulla sua bottega di libri, si trova la statua del poeta.»

«Sì, cara. Mi ci sono soffermato più volte. È rappresentato mentre sta andando a lavorare con berretto, e bastone.»

«In origine aveva anche la sua amata pipa tra le labbra, ma, ahimè, è stata rubata» disse Ilaria con rammarico.

In quel momento arrivò il cameriere per prendere gli ordinativi. A dispetto di un menù da leccarsi i baffi, Ilaria scelse una fettina di pollo con contorno di insalata verde.

    «Cosa mi consiglia come secondo di carne?» chiese De Stefano confuso da un menù ricco e prelibato.

    Una città ricca di storia come Trieste, di contaminazioni, di influenze da parte di popoli di origine mitteleuropea, balcanica e mediterranea non può che riflettersi anche nella cucina tipica del capoluogo giuliano, che pur essendo sul mare propone una grande varietà di piatti a base di carne, di legumi e di prodotti della terra.

    «Ha mai provato il parsuto in crosta, cosciotto di prosciutto affumicato e cotto avvolto nell’impasto del pane, rigorosamente da tagliare al coltello. Molto buono. Oppure il Gulasch alla Triestina, spezzatino di carne in sugo con la paprika, accompagnato da patate stufate?»

    «Vada per il parsuto in crosta. Come vino, rosso ovviamente, che consiglia?»

    «Un Terrano, vino rosso tipico della zona. Non se ne pentirà.»

    «Pesantuccio per un pomeriggio di lavoro, no?» sottolineò Ilaria immaginando i pomeriggi di suo marito.

    «A proposito, che impegni hai per questo pomeriggio?» le chiese De Stefano, eludendo la domanda.

    «Alle sedici ho una riunione con alcuni archeologi. Perché me lo chiedi?»

    «Devo andare ad Aquileia per l’indagine della ragazza uccisa. La madre vive là e vorrei risentirla assieme a una delle migliori amiche della figlia.»

    «Mi sarebbe piaciuto accompagnarti per rivedere alcuni colleghi.»

    «Non puoi rinviare la riunione?»

    «Purtroppo no. Avrei comprato volentieri del buon vino.»

    «Ad Aquileia?»

    «Certo. Ad Aquileia» spiegò Ilaria, «vengono prodotti e commercializzati ottimi vini. Come il Refosco dal peduncolo rosso. Anzi, sai che i romani lo chiamavano Pucinum, e che la tradizione indica come il vino rosso preferito da Livia, la seconda moglie dell’Imperatore Augusto?»

    «Non lo sapevo» rispose Renzo, stupito per aver scoperto che la moglie, tra le tante sue qualità, era anche un’esperta di vini.

    «Sei stato anni ad Aquileia e non la conosci minimamente. Possibile che t’interessi solo di delitti e malavita? Come dite voi siciliani, non sai una beata mi…» aggiunse lei con un sorriso grazioso quanto ironico.

    «Basta, basta. Ho capito.» De Stefano si arrese.

L’autore

Dopo aver vissuto per lavoro in Francia, Svizzera e Ucraina, Salvo Bilardello oggi vive tra Trieste e Marsala. Chimico farmaceutico per formazione e scribacchino per passione, è autore di diversi, articoli di divulgazione scientifica, e un amante viscerale di Trieste. Ha pubblicato Il violino della salvezza, vincitore del premio “Fai viaggiare la tua storia” (2020), e Bora nera, vincitore del premio “Libro dell’anno” (2022). Necesse est è la terza inchiesta del commissario De Stefano.

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Necesse est
  • Bilardello, Salvo (Autore)

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