Bolle di sapone - Marco Malvaldi

Marco Malvaldi nasce a Pisa nel 1974 e dopo aver conseguito la laurea in Chimica ha ricoperto il ruolo di assegnista di ricerca presso la stessa Università di Pisa. Ha esordito nella narrativa nel 2007 con il giallo ambientato sulla costa toscana La briscola in cinque, pubblicato dalla casa editrice Sellerio, che ha dato il via alla fortunata serialità dei Vecchietti del BarLume (da cui è stata tratta anche una fiction televisiva). I successivi della serie sono: Il gioco delle tre carte (2008), Il re dei giochi (2010), La carta più alta (2012), Il telefono senza fili (2014), La battaglia navale (2016), A bocce ferme (2018), Bolle di sapone (settembre 2021) che, cari avventori del Thriller Café, mi accingo a recensire per voi.

Tra le altre sue numerose pubblicazioni mi sembra, però, doveroso citare: Odore di chiuso (2011, Premio Castiglioncello e Isola d’Elba) e Il borghese Pellegrino (2020) entrambi con protagonista l’investigatore Pellegrino Artusi.

Tradiamo per poco (proprio solo lo spazio di una recensione) il nostro mitico barman di Thriller Café per occuparci di un suo collega: il barrista Massimo.

Giusto per quei quattro che non lo conoscono vi posso dire che Massimo insieme ai suoi due soci, Tiziana e Aldo, è proprietario del BarLume sito in località Pineta, in provincia di Pisa, e oltre a gestire il suo locale deve anche “tenere a bada” i suoi avventori conosciuti da tutti come “i vecchietti del BarLume”, degli ultraottantenni dal turpiloquio creativo e dal desiderio irrefrenabile di farsi sempre gli affaracci degli altri.

Se mi fosse richiesto di fermare in un’istantanea l’inizio di Bolle di sapone potrei dirvi che siamo al 15 febbraio 2020 e la situazione del nostro barrista è piuttosto incasinata: la sua fidanzata, la vicequestora Alice Martelli, è in Calabria per un corso di aggiornamento della polizia sulle tecniche informatiche antiriciclaggio; la madre (Maria Giuliana Liberata Viviani detta Gigina), un ingegnere che costruisce ponti in giro per il mondo con un intuito geniale e arguto quasi più di quello del figlio, è appena tornata a casa da Houston, e lui si ritrova a dover convivere con quest’ultima perché, nel frattempo, erano partiti i lavori nella villetta che aveva acquistato con Alice.

Ma siccome, come si suol dire, “piove sempre sul bagnato” la situazione precipita quando qualche giorno dopo Ampelio, nonno materno di Massimo, cadendo da uno sgabello si frattura un femore ed è in arrivo in quei giorni un cataclisma non di certo prevedibile da nessuno: la pandemia da Covid-19. E così i nostri cari vecchietti si ritrovano chiusi in casa dal lockdown e trascorrono il loro tempo non più tra dialoghi surreali e immaginosamente sferzanti, viatico e garanzia di buonumore e voglia di vivere nonostante la loro veneranda età, ma spulciando ogni tipo di statistica sul virus esistente al mondo e domandandosi: «chi di noi non ce la farà? Se, come dicono i giornali, a essere colpiti dal virus sono soprattutto gli anziani e “uno su quattro non ce la fa” chi di noi, che siamo quattro, dovrà salutare per sempre gli amici?».

Ma provvidenzialmente l’occasione per distogliere lo sguardo dalle allarmanti statistiche per Ampelio (ricoverato in ospedale per la frattura), Rimediotti, Pilade e Aldo arriva quando Alice, sempre bloccata in Calabria, deve occuparsi della morte di due coniugi: lui, proprietario di una catena di pizzerie, viene ucciso da una fucilata mentre si trovava in coda al supermercato mentre lei, qualche giorno dopo, muore per una ingestione di botulino. E così i nostri “improvvisati investigatori” dopo essere stati contattati (forse per errore?) da Alice per richiedere loro una consulenza iniziano le loro indagini “a distanza” e grazie all’aiuto della tecnologia si ritrovano a collegarsi con Zoom per riuscire a far luce su quelle due morti che sembrano subito loro delle strane coincidenze e sul figlio dei coniugi che aveva idee innovative in merito alla gestione delle pizzerie in quanto intenzionato ad aprire nuovi locali al fine di vendere le loro pizze in tutta Italia.

Ritroveremo così, anche se in smart working, il metodo confusionario che li ispira che li porterà, forse anche questa volta, a ritrovare in mezzo a una situazione piuttosto intricata il “BarLume” della verità…

Leggere un libro di Marco Malvaldi della serie “I vecchietti del BarLume” è come entrare in un mondo a sé dove i nostri esilaranti pensionati, tutt’altro che rimbambiti, si ritrovano per chiacchierare ma soprattutto per impicciarsi dei fatti degli altri arrivando, attingendo dalle loro esperienze di vita o professionali, anche a risolvere delitti e misteri sotto la “regia” del barrista Massimo che è un po’ arbitro e un po’ moderatore.

Questo nuovo episodio, dal titolo alquanto poetico, è ambientato in pieno lockdown e di conseguenza i nostri “mitici” si trovano a dover fare i conti con la solitudine, l’isolamento e il pericolo di contagio e quindi, facendo di necessità virtù, a dover ricorrere alla tecnologia come unico mezzo per rimanere in contatto con gli altri, con il mondo e perché no… anche con delitti da risolvere.

Ha avuto coraggio Malvaldi ad affrontare il tema della pandemia, argomento spesso non preso in considerazione dai suoi colleghi scrittori, e lo ha fatto, con grande maestria, proprio nell’unico modo possibile e cioè affrontandolo con leggerezza e delicata ironia. Così ci porta a riflettere su chi ha, più di altri, sofferto in questo periodo e cioè gli anziani, i gestori di bar e ristoranti, gli operatori sanitari… e sull’ingegno italico (come quello di chi si è prodigato in soluzioni di asporto, di consegna a domicilio pur di sopravvivere) ed infine sull’umanità che siamo in grado di tirar fuori nei momenti di difficoltà collettiva (vedi quella dei sanitari che pur in situazioni di grande emergenza e spesso sprovvisti di forniture di dispositivi di protezione individuale si sono comunque prodigati in accoglienza e sostegno anche psicologico di tutti coloro che, in quanto ricoverati non potevano ricevere visite dai propri cari).

Ogni singolo personaggio e vicenda narrata risulta così funzionale a raccontare una situazione tanto surreale ma purtroppo vera e ad incarnare i comportamenti che hanno caratterizzato quei lunghi mesi: la mania della disinfezione (arrivando come Gigina a disinfettare la bottiglia del disinfettante…), le scuse fantasiose per aggirare i divieti, la sciatteria che ha colpito molti che hanno quasi vissuto per mesi in pigiama, le convivenze e le lontananze forzate, l’essersi un po’ tutti improvvisati panettieri o pizzaioli ritrovandoci, a fine lockdown, con un po’ di chili da smaltire, le lunghe code ai supermercati o in farmacia, i nefasti bollettini quotidiani. E poi c’è la noia, che anche se rispetto ai problemi precedenti sembra essere di minor importanza, non è comunque da sottovalutare…

«… la settimana? Non esiste nessun ciclo naturale associato alla settimana, è una cosa che nasce dalle relazioni umane. Ma se le relazioni umane le annulli, se lavori da casa, se non vai al cinema, se non c’è nemmeno il campionato, come lo distingui un martedì da un sabato?»Mi sono domandata, più volte, nel corso della lettura che attinenza potesse avere il titolo con questa narrazione e la risposta per me è duplice sia perché ha un collegamento con il colpo di scena finale sia perché, forse, le bolle di sapone sono sì belle ma anche fragili per cui scoppiano facilmente ma non svaniscono del tutto perché lasciano comunque negli increduli occhi del bambino, o anche dell’adulto, un senso di magia e di bellezza infinita.

Sconto di 0,75 EUR
Bolle di sapone
1.113 Recensioni
Bolle di sapone
  • Malvaldi, Marco (Author)