Vola golondrina – Francesco Guccini e Loriano Macchiavelli
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Guccini e Macchiavelli costituiscono una coppia supercollaudata di autori di romanzi gialli, che hanno anche il merito di condurre il lettore nell’Emilia profonda, nel caratteristico ambiente umano della sua gente di campagna, vispa ma anche innocente, nella sua cultura contadina secolare di cibo, di vino, di antica sapienza. Non si smentiscono in questo loro ultimo romanzo forse più complesso e articolato dei precedenti; basterà dire che la storia si muove su più piani temporali, 1948, 1972, con un riferimento finale ancora più remoto.
Aprile 1948, sono imminenti le storiche elezioni che decideranno il futuro del Paese. A Montefosco, piccolo comune sugli appennini, uno sconosciuto a bordo di un sidecar squarcia il silenzio delle notti con rombi fragorosi e cantando a squarciagola in una lingua stranieri che ad alcuni sembra spagnolo, ad altri francese I paesani, stanchi di quelle molestie notturne danno la caccia al misterioso motociclista, ma non riescono ad acciuffarlo. Dopo alcuni giorni, un’anziana donna che di prima mattina gira nel bosco in cerca di funghi, in una stalla abbandonata scopre il cadavere di un uomo col volto maciullato. La morte è recente. Accorre gente, giungono i carabinieri, ma nessuno riconosce l’uomo. Vicino al corpo, però, viene trovato il sidecar che turbava il sonno notturno del villaggio.
Aprile 1972. Ardito Richeldi, deputato del MSI, nativo di Montefosco, che da qualche giorno è tornato nel suo paese per fare campagna elettorale, viene trovato ucciso nella sua casa. Qualcuno lo ha colpito mentre imbandiva tavola, sicuramente aspettava ospiti. Richeldi, ex combattente di Salò, autore di molti atti di violenza prima e durante la guerra, risultava anche implicato in un’indagine penale portata avanti dalla Procura di Bologna. Sicuramente non gli mancavano i nemici. Ma resta difficile indirizzare le indagini su una pista determinata. Il caso accende la curiosità di Penelope Rocchi, detta Lope, cronista di un quotidiano bolognese, venticinque anni, bella e molto intuitiva. I suoi pantaloni a zampa di elefante ci riportano emblematicamente nell’immaginario di quell’epoca.
Penelope non tarderà ad intuire che il nuovo delitto può avere una connessione con quello dello sconosciuto motociclista di ventiquattro anni prima. Non è che succedano poi tante cose in un paesino come Montefosco e due omicidi insoluti saltano agli occhi. Provvidenziale per lei sarà l’aiuto di un vecchio anarchico del posto, Rivo detto Bakunin. Perché la linea rosso sangue di questa vicenda non parte dal ’48, ma si spinge molto più indietro, fino a risalire al 1936, alla guerra civile spagnola, nella quale gli anarchici, anche italiani, furono molto presenti. Figura chiave dell’intreccio risulterà proprio una bellissima combattente anarchica spagnola di quella guerra, Ignacia Esteban, detta Golondrina (Rondinella) legata da un grande amore ad un antifascista italiano. Come spesso accade, per giungere alla verità, chi indaga dovrà disseppellirla da un passato remoto e crudele. Il romanzo risulta uno dei più affascinanti della premiata ditta G&M. Scritto e costruito con sapienza, cattura il lettore per il suo ritmo insinuante, il forte colore degli ambienti, la sapienza nel caratterizzare i personaggi e il suo innegabile spessore culturale. Dati i riferimenti alla guerra civile spagnola, gli Autori impreziosiscono la narrazione con frequenti citazioni dal grande libro di George Orwell “Omaggio alla Catalogna“, che di quella epopea resta documento struggente e appassionante.
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