Romy Hausmann, tedesca, nata nel 1981, con alle spalle una brillante carriera di produttrice televisiva, da anni si è completamente dedicata alla narrativa, divenendo una delle autrici di maggior successo, anche a livello internazionale, del suo Paese. I suoi romanzi thriller si segnalano per l’attento studio della personalità umana e delle sue deviazioni. Non fa eccezione questo “Perfect Day” (titolo mutuato da un grande successo di Lou Reed), un racconto complesso, immerso nei tormenti della psiche umana, sconvolgente.

Il disco di Lou Reed suona dolcemente nella casa di campagna, non lontano da Berlino, in cui la piccola Ann vive con il padre, il professor Walter Lesniak, famoso e stimato filosofo e antropologo. Padre e figlia aspettano il corriere che venga a consegnare le pizze che hanno ordinato per il pranzo. Invece arriva la polizia. Numerosi agenti fanno irruzione nella casa e arrestano il professore: esperienza atroce, che segnerà irreversibilmente la vita di Ann, fino allora serena e stabile.

Da oltre un decennio la polizia era alla ricerca di un mostruoso serial killer di bambine, ben dieci piccole vittime ritrovate straziate nei boschi della zona, lungo i precedenti quattordici anni; i luoghi delle loro sepolture sinistramente segnalati da vivaci nastri rossi. Ora gli inquirenti sono sicuri di aver trovato il colpevole, il professor Lesniak, appunto. A inchiodarlo solo alcuni indizi: un conoscente lo ha visto girare per il bosco nella zona dove poi è stata scoperta l’ultima vittima, negli stessi luoghi è stata notata la sua Audi 6, nel luogo del delitto l’impronta di una sua scarpa o, più precisamente, di una scarpa della sua misura. Per la polizia è sufficiente, lo sarà anche per i giudici che lo condanneranno all’ergastolo, soprattutto per una ragione: una volta arrestato, di fronte alle accuse che gli vengono mosse, l’imputato si chiude in un totale e ostinato mutismo, non risponde, non tenta di difendersi, non dà alcuna spiegazione; e non muterà mai questo incomprensibile atteggiamento.

Molti anni dopo, ritroviamo Ann ormai ventiquattrenne; ha abbandonato gli studi, tira avanti lavorando in un Fast Food, ha una figlia di sei anni che non vede quasi mai, ha rapporti solo con Anthony e Michelle che lavorano con lei e poi con Jackob, un giovane operatore ecologico che, forse, ne è innamorato. Ma la vita di Ann è ormai del tutto concentrata sulla tragedia del padre, della cui innocenza lei continua ad essere assolutamente certa: non può credere che l’uomo dolcissimo e affettuoso che l’ha cresciuta possa aver compiuto l’orrenda strage di tante bambine che avevano la sua stessa età, a quel tempo.

Ludwig, vecchio amico di famiglia e avvocato del padre, purtroppo non condivide questa convinzione, dopo aver fallito per anni nel tentativo di scalfire il muro di certezze sulla colpevolezza di Lesniak, che addirittura la stampa ha ribattezzato “Dottor Morte”, si è ormai arreso. Ma Ann lo convince a fornirle tutti i documenti del caso delle dieci vittime, foto, perizie e interrogatori e decide, da sola, di avviare la propria indagine personale.

Inizia così per la giovane Ann un “viaggio allucinante” che la porterà ad affondare nel dolore straziato delle famiglie delle povere vittime, nelle contraddizioni di una inchiesta ufficiale condotta a senso unico, senza in alcun modo scandagliare ipotesi alternative; ipotesi che invece a lei appariranno plausibili, concrete, fino a scoprire la verità. Ma la sua non sarà una vittoria, bensì l’inizio di un nuovo incubo ben più drammatico di quello in cui fino ad allora ha vissuto.

La narrazione, tesa e incalzante, costruita su di un sapiente uso della tecnica del flash back, tiene incollato il lettore dalla prima all’ultima pagina, costruendo un’esperienza di lettura piena di fascinazione e intensità.

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Perfect day
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  • Hausmann, Romy (Autore)