The Cleaner – Paul Cleave
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La Elliot finora mi ha sempre convinto con le scelte in fatto di thriller, e lo conferma anche con “The Cleaner“, romanzo con cui il neozelandese Paul Cleave ha debuttato nel 2006 e a cui ne sono seguiti per ora altri tre, tutti accolti con grande entusiasmo da lettori e addetti ai lavori. Lo recensisco oggi per voi.
Il narratore e protagonista è Joe. A prima vista, un umile addetto alle pulizie nel dipartimento di polizia di Christchurch. Un po’ lento di comprendonio, lo sguardo vuoto, il sorriso ingenuo, l’incarnazione vivente dell’impiegato inoffensivo assunto con le quote per disabili. Ma è una maschera magistrale, perché Joe è in realtà un predatore lucido, un serial killer arrogante e metodico che i giornali hanno ribattezzato “Il Macellaio di Christchurch“, autore di brutali stupri e omicidi.
La sua comoda routine (svuotare cestini, sbirciare i fascicoli segreti dei detective, rubare le prove e ripulire la città di notte) viene interrotta da un imprevisto fastidioso. La polizia annuncia la settima vittima del Macellaio. Ma Joe ne ha uccise solo sei. Qualcuno in città gli sta rubando il palcoscenico e il merito. Con un senso dell’ironia tanto contorto quanto geniale, l’assassino seriale decide sfruttare il suo accesso illimitato alla centrale di polizia per indagare e scovare l’imitatore. L’obiettivo è punirlo, e incastrarlo per tutte e sette le morti.
La narrazione dal punto di vista dello psicopatico avvicina sicuramente “The Cleaner” al Dexter di Jeff Lindsay o a “L’assassino che è in me” di Jim Thompson, ma quello di Cleave è un personaggio ben caratterizzato. L’autore inoltre fa un massiccio e geniale uso del black humor, portando il lettore spesso a sorridere e simpatizzare per lui, mentre affronta le visite a una madre insopportabile e asfissiante o mentre cerca di seminare Sally, la collega delle pulizie che ha deciso di metterlo sotto la sua ala protettrice come fosse un fratellino indifeso.
A fronte di questi momenti quasi comici, però, questo è un libro molto crudo. Le scene di violenza sono esplicite e disturbati, con passaggi quasi gratuiti, come una scena di violenza su un animale. Inoltre, le dinamiche che si instaurano nell’ultima parte con un nuovo personaggio femminile, Melissa, rendono la trama ancora più grottesca e allucinata.
In sintesi, The Cleaner è un ottimo debutto nel thriller psicologico, benché non adatto a tutti per le sue descrizioni truculente. Se comunque avete uno stomaco forte, la lettura per me merita.
Vi riporto qui a seguire l’incipit, così vi fate un’idea dello stile:
Porto la macchina in fondo al vialetto. Mi appoggio con la schiena al sedile. Cerco di rilassarmi.
Oggi, giuro su Dio, ci devono essere almeno trentacinque gradi. L’afa di Christchurch. Il tempo è schizofrenico. Il sudore mi goccia dal corpo, ho le dita umide e scivolose come lattice. Mi sporgo in avanti e giro le chiavi nel cruscotto, prendo la ventiquattrore ed esco dall’auto. Arrivo alla porta principale e armeggio con la serratura. Tiro un sospiro di sollievo quando, finalmente, riesco a entrare.
Vado in cucina. Da quello che sento, Angela è nella doccia al piano di sopra. La disturberò più tardi. Adesso mi serve qualcosa da bere. Mi avvicino al frigo. Ha uno sportello in acciaio inox in cui il mio riflesso sembra uno spettro. Lo spalanco e mi piazzo là davanti per quasi un minuto, godendomi la compagnia dell’aria fresca. Il frigorifero mi offre sia birra che Coca-Cola. Prendo una birra, la apro e mi sideo a tavola. Non sono un gran bevitore, ma faccio fuori la bottiglia in venti secondi, più o meno. Il frigorifero me ne offre un’altra. Chi sono io per dire no? Mi rilasso contro lo schienale della sedia. Metto i piedi sul tavolo. Inizio a pensare di togliermi le scarpe. Avete presente la situazione? Una giornata calda al lavoro. Otto ore di stress. Poi ci si siede con i piedi in su, una birra in mano, e ci si toglie le scarpe.
Pura estasi.
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