Solitude Creek – Jeffery Deaver

Solitude Creek – Jeffery Deaver

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Redazione
Protocollato il 19 Giugno 2015 da Redazione con
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Poco dopo aver avuto il piacere di parlarvi dell’edizione originale di “Solitude Creek” di Jeffery Deaver, ecco che Thriller Café torna sul luogo del delitto per annunciare la pubblicazione della traduzione italiana di questo romanzo: grazie a Rizzoli tutti i fan di questo grande scrittore potranno leggere la quarta avventura della serie di Kathryn Dance, quella che forse fino a questo momento ci ha colpito di più per la natura del serial killer e per il suo anomalo modus operandi.

La scena iniziale è l’incubo di chiunque frequenti concerti o locali affollati. Siamo al Solitude Creek Roadhouse. La musica suona, la gente balla. Improvvisamente, qualcuno grida “Al fuoco!”. Il fumo inizia a riempire la sala. Il panico prende il sopravvento e la folla si lancia verso le uscite. Ma le porte sono bloccate per via di un camion parcheggiato proprio contro le uscite di emergenza.

Quando ci si rende conto che non c’è nessun incendio e la calca si disperde, a terra restano sei morti e numerosi feriti gravi, caduti sotto la massa impazzita degli altri avventori.

Kathryn Dance, la nostra esperta di cinesica, si trova di fronte a un mostro diverso dal solito. Antioch March non usa pistole o coltelli. Trasforma l’istinto di sopravvivenza umano in un’arma di distruzione di massa. E ha pianificato altri attacchi.

Kathryn non è al massimo della forma. È stata demotivata e relegata alla divisione civile (indaga su frodi assicurative, ed è così che incappa nel caso), ma deve tornare in prima linea per fermare questo sociopatico che pianifica le sue stragi come fossero opere d’arte.

Dandovi un parere su questo cocktail possiamo vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Di buono c’è il ritmo e l’idea di un killer che usa la claustrofobia e il panico è originale e terrorizzante. C’è anche un cameo di Lincoln Rhyme, che fa sempre piacere ai fan storici. Di meno buono un po’ di descrizioni superflue e un tentativo un po’ forzato di dipingere Dance come “femminista” o “super-mamma”.

Nel complesso un buon libro ma non tra i migliori di Deaver.

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