La luna fredda – Jeffery Deaver
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“La luna fredda” di Jeffery Deaver: è il romanzo recensito oggi. Ritroviamo dunque Lincoln Rhyme e Amelia Sachs, coppia collaudata fin dai tempi de “Il collezionista di ossa“, e facciamo la conoscenza con Kathryn Dance, l’esperta di cinesica protagonista poi de “La bambola che dorme“.
La trama ci porta in una New York morsa dal gelo di dicembre. Un nuovo serial killer, soprannominato l'”Orologiaio”, sta seminando il panico: è un assassino metodico, ossessionato dal tempo e dalla precisione, che lascia accanto alle vittime orologi che segnano gli ultimi istanti della loro vita e poesie inquietanti sulla luna. Per Lincoln Rhyme e Amelia Sachs la sfida è complessa, perché l’Orologiaio non commette errori e sembra anticipare ogni mossa della polizia. Per incastrarlo, Rhyme dovrà avvalersi di una nuova risorsa: Kathryn Dance, un’agente del CBI californiano esperta di cinesica, ovvero l’arte di interpretare il linguaggio del corpo e smascherare le menzogne.
Dopo l’impressione non del tutto soddisfacente ricavata da “La dodicesima carta“, torno a leggere un romanzo della serie di Lincoln Rhyme. Se devo dire meglio o peggio del precedente, direi meglio, anche se qualche cosa contro cui puntare il dito c’è comunque.
Tra gli aspetti più positivi del romanzo, oltre alla consueta caratura dei personaggi abituali, è l’ingresso in scena di Kathryn Dance. Figura nuova e affascinante, l’esperta di cinesica dà subito l’impressione di avere qualità sufficienti per calcare il palco anche da sola, e Deaver infatti ha deciso di inaugurare poco dopo una serie imperniata su di lei. L’introduzione di questo nuovo personaggio fa in parte deviare – in modo positivo – il romanzo dalla routine “SuperRhyme contro SuperCattivo” che riassumeva molti precedenti lavori, da “Il collezionista di ossa” a “L’uomo scomparso“. Anche l’uso della trama secondaria, incentrata su Amelia Sachs, contribuisce in questo senso, e la scelta dell’antagonista di turno, inizialmente scontata, si rivela in seguito ben diversa da quella che appare. Ma proprio dal connubio del filone parallelo e della svolta nelle motivazioni dell’Orologiaio, esce fuori una seconda parte del libro che per alcuni versi sembra un po’ eccessivamente diversa dalla prima. Deaver costruisce un palazzo a molti piani ed è come se salendo le scale si passasse a un certo punto e con un po’ di bruschezza da un intonaco giallo a uno violetto; ma quel che è peggio è che pare che qualcosa scricchioli, che si sia voluto aggiungere qualche piano di troppo. Sintomatico a mio parere è che lo stesso autore dia spiegazioni di un progetto criminale così complicato da sfiorare l’inverosimile. La continua voglia di stupire il lettore con inaspettati colpi di scena a volte fa perdere di vista il punto di partenza, e soprattutto il fatto che per giungere a quello di arrivo ci sarebbero percorsi più logici e meno pirotecnici. Il libro si legge rapidamente, come sempre accade per quelli di Deaver, ma la sensazione di esagerazione alla fine a me è rimasta. Per motivi che non posso dire senza rovinarvi la sorpresa, sono certo che questo romanzo avrà un seguito diretto. Speriamo sia più realistico.
Libri della serie "Lincoln Rhyme"
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