Senza lasciare traccia – Harlan Coben

Senza lasciare traccia – Harlan Coben

Serie: Myron Bolitar
Editore: Mondadori
Giuseppe Pastore
Protocollato il 28 Giugno 2012 da Giuseppe Pastore con
Giuseppe Pastore ha scritto 1160 articoli
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Vincitore di un Edgar, di uno Shamus e di un Anthony Award, senza contare le svariate nominations, credo che Harlan Coben necessiti di ben poche presentazioni. Oggi recensiamo il suo romanzo “Senza lasciare traccia“, nono capitolo della serie di Myron Bolitar (arrivata in lingua originale al decimo episodio), iniziata nell’ormai lontano 1995.

Tutto inizia con la telefonata che nessun uomo vorrebbe ricevere, o forse quella che tutti segretamente aspettano: una voce dal passato. Terese Collins, la donna con cui Myron era fuggito su un’isola tropicale anni prima per leccarsi le ferite, chiama da Parigi. È disperata. Il suo ex marito, un famoso giornalista investigativo, è stato assassinato e lei è la prima sospettata.

Myron, fedele alla sua natura di cavaliere senza macchia (ma con molta ironia), si precipita in Francia. Quello che trova, però, non è solo un caso di omicidio. Terese gli svela un segreto devastante: dieci anni prima aveva una figlia, morta in un tragico incidente d’auto. O almeno, così credeva. Sulla scena del crimine a Parigi, la polizia ha trovato tracce di sangue che appartengono proprio a quella bambina, che oggi sarebbe un’adolescente.

Da questo incipit folgorante, Harlan Coben costruisce una corsa contro il tempo che si sposta da Parigi a Londra, fino al Connecticut. La trama abbandona il mondo dello sport per addentrarsi in territori più oscuri: cellule terroristiche, genetica avanzata, servizi segreti e il business spietato della scienza moderna.

La vera forza del romanzo, come sempre, è la chimica tra i personaggi. Myron è fuori dal suo elemento (il New Jersey), spaesato in Europa e senza la sua “giurisdizione” abituale. Questo rende ancora più cruciale la presenza di Windsor “Win” Horne Lockwood III. In questo libro, Win non è solo una spalla, ma una risorsa tattica indispensabile: con il suo cinismo aristocratico, le sue arti marziali e le sue risorse illimitate, bilancia perfettamente l’emotività di Myron.

Il ritmo è frenetico, con i classici “cliffhanger” di fine capitolo che sono il marchio di fabbrica di Coben. L’autore riesce a mescolare il dramma intimo di una madre che scopre che la figlia potrebbe essere viva con una cospirazione globale, senza mai perdere il filo dell’ironia.

Possiamo sicuramente dire che “Senza lasciare traccia” è uno dei capitoli più adrenalinici della serie. È un thriller che parla di speranza e di quanto lontano siamo disposti ad andare per proteggere la famiglia, anche quella che credevamo perduta per sempre.


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