Il segno della croce - Glenn Cooper, recensioneGerusalemme, 327 dopo Cristo. Elena, madre dell’imperatore Costantino, convinta cristiana, dopo tante ricerche riesce finalmente a trovare la croce di Gesù e i chiodi che lo hanno trafitto. Questa scoperta provocherà nel corso dei secoli successivi una catena di eventi che culmineranno ai giorni nostri nella storia raccontata ne Il segno della croce, il nuovo libro di Glenn Cooper.

Calvin Donovan insegna Storia della religione e Archeologia alla Harvard Divinity School. Docente eccentrico, a quarantacinque anni ha ancora un fisico invidiabile (nonostante sia un forte bevitore) e non disdegna di fare a cazzotti su un ring quando non è impegnato nella scrittura di un libro o nelle ricerche sul campo da qualche parte nel mondo. Vista la sua erudizione in materia, viene invitato dal Papa in persona ad indagare su Giovanni Berardino, un giovane sacerdote italiano che sostiene di avere le stigmate ai polsi. Prima di procedere con un’indagine ufficiale, il Pontefice vuole escludere in maniera riservata che si tratti di un ciarlatano.

Già nei primi capitoli lo scrittore statunitense inserisce gli elementi classici di questo genere di romanzi, che hanno proliferato da quando Dan Brown ha raggiunto il successo col Codice Da Vinci: ambientazione storiche, grandi misteri e curiosità su aspetti poco conosciuti di entità reali (la Chiesa Cattolica e le reliquie di Cristo, in questo caso). Al mix avventuroso si aggiunga un manipolo di reduci nazisti che terminata la Seconda Guerra Mondiale tramano per riportare in auge il Reich grazie al reperimento di alcuni preziosissimi manufatti, e si capiranno le atmosfere intriganti messe in gioco da Il segno della croce.

Giunto a Monte Sulla in Abruzzo per incontrare Berardino, Cal si troverà di fronte un uomo enigmatico, che richiama Padre Pio (citato esplicitamente, assieme ad altre figure storiche colpite dalle stesse piaghe di Gesù): il prete da una parte sembra accettare di malavoglia le stigmate, un fardello che lui non avrebbe voluto, ma dall’altra emana un fascino carismatico che sconfina nel soprannaturale, grazie ad una presunta preveggenza e all’energia spirituale della quale anche l’archeologo cade preda. L’attenzione che suo malgrado attira su di sé Padre Gio (così è stato prontamente ribattezzato) comporta anche l’interesse di malintenzionati, decisi a mettere le mani su di lui e sui suoi segreti. Toccherà a Donovan correre in aiuto del prete, ritrovandosi in un intrigo clamoroso che Cooper riesce a collegare alle tensioni reali della nostra epoca.

Il contatto del protagonista col sacerdote ha stabilito una speciale connessione tra i due: l’archeologo ha delle visioni e addirittura sensazioni fisiche dolorose che sembravano arrivare da Giovanni; in qualche modo Cal e Irene, la sorella di Berardino, sentono e vedono ciò che sente e vede quest’ultimo. Com’è possibile? L’autore americano affronta il confine tra miracolo e scienza, servendosi del concetto di entanglement quantistico, un principio complesso e di non facile comprensione che lo scrittore riesce però ad illustrare bene rendendo giustizia al fascino di quella che Einstein definì “un’inquietante azione a distanza”.

Intanto in Germania l’organizzazione segreta che raduna i nostalgici hitleriani si sta attrezzando per tornare in possesso della Lancia di Longino, l’arma che trafisse il costato di Gesù sulla croce, divenuta simbolo del “cristianesimo positivo” proposto dal Führer, il quale voleva sostituire la passività del culto originale con l’esaltazione degli aspetti più combattivi, riuniti nella figura del Cristo Vincitore. Una lancia che pare avere poteri incredibili su chi ne entra in possesso, specie se accostata ad altre reliquie. Una potenza straordinaria, una possibile arma invincibile che non può che fare gola ai gerarchi tedeschi e ai loro eredi.

Il segno della croce è costruito fondendo realtà storica e finzione: basta cercare su google “lancia di Longino nazisti” per capire su quali riscontri reali Cooper abbia poi lavorato di fantasia. Allo stesso modo la base scientifica della fisica quantistica viene portata a conclusioni pindariche utili alla trama, in un genere che punta tutto su di essa. I punti deboli del romanzo sono una certa meccanicità nello svolgersi degli eventi e nel fatto che le atmosfere evocate sono ormai molto inflazionate: le controverità storiche, l’organizzazione occulta, i due protagonisti che scoprono di essere attratti l’uno dall’altra… Inevitabile poi, di fronte a Calvin Donovan, pensare al Robert Langdon di Dan Brown. Gli appassionati troveranno comunque in questo libro una variazione sul tema che amano, gli altri un piacevole intrattenimento pop.

 

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Articolo protocollato da Nicola Campostori

Laureato in Scienze dello Spettacolo, vive nella Brianza tossica. Attualmente lo puoi trovare in biblioteca, da entrambe le parti del bancone. Collabora con "Circo e dintorni". Ama il teatro, e Batman. Ha recitato, a volte canta, spesso scrive, quasi sempre legge. Nutre i suoi dubbi, ed infatti crescono bene.

Nicola Campostori ha scritto 76 articoli:

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