Presenza oscura – Wulf Dorn
Difficile presentare Wulf Dorn, un autore che – arrivato all’ottavo romanzo tradotto in Italia e con all’attivo centinaia di migliaia di copie vendute – è un punto di riferimento certo per gli amanti di thriller psicologico con risvolti horror; il recentissimo Presenza Oscura promette di essere un nuovo successo editoriale, un vero page turner sia per gli appassionati dello scrittore che per chi lo affronta per la prima volta.
Nikka è morta: morta per 21 minuti, 21 come i grammi che pesa l’anima. Durante una festa di Halloween viene uccisa, e la sua amica del cuore Zoe scompare senza lasciare alcun indizio. Grazie all’intervento di Sasha, occasionale DJ ma infermiere professionale nel quotidiano, Nikka viene riportata indietro dal “luogo oscuro”, ma niente torna alla normalità, nemmeno quando Zoe improvvisamente ricompare dopo alcuni giorni. Nikka non crede alla sua storia, e per trovare la verità dovrà affrontare luoghi e presenze oscure.
Molti sono i piani di lettura di questo thriller psicologico: alcuni più evidenti, come la ricerca della verità, altri più sociali legati all’adolescenza, al tema dell’amicizia che viene trattato attraverso il fortissimo legame tra Nikka e Zoe, ma sicuramente la morte e la possibilità dell’esistenza dell’aldilà è quello portante.
Ancora una volta Wulf Dorn sceglie di trattare argomenti profondi e inquietanti attraverso gli occhi di un’adolescente, età che pare decisamente congeniale per l’autore: l’adolescenza è un periodo di passaggio, di cambiamento profondo, e la scelta di trattare il tema della fine attraverso le esperienze di chi inizia a vivere è una scelta molto forte , che si rivela però decisamente indovinata. C’è una sorta di innocenza primitiva in Nikka, che affronta la morte e le oscure presenze che la seguono con uno sguardo privo di compromessi, alla ricerca della verità e della salvezza della sua amica, in nome di un’amicizia che può essere così assoluta probabilmente solo in questa fase della vita.
La morte pervade tutto il racconto. Nei primi capitoli la morte di Nikka è collocata durante una festa di Halloween in un club, scelta che potrebbe sembrare una scorciatoia, ma che in questo caso invece introduce in modo suggestivo alcuni temi: ragazzi spersonalizzati dietro maschere spesso di morte – e qui Dorn si prende la libertà di omaggiare alcune figure cult di film horror – che vivono una dimensione parallela fatta di social e sostanze. Nel corso dei capitoli successivi la morte si presenta in luoghi più “tradizionali” come l’ospedale, fino alla scena finale – che deve molto a una certa epicità cinematografica, più volte omaggiata nel romanzo – collocata in un cimitero: sono scelte funzionali che Dorn utilizza per poter prospettare il tema della morte e dell’esistenza di un “altrove” sia dal punto di vista laico e scientifico che da quello più mistico e religioso, trovando un buon equilibrio e senza trasformare un thriller in un trattato teologico, in un finale aperto che lascia spazio a tutte le domande che restano prive di risposta.
Come sempre Dorn gestisce la suspense con mano sicura: sa sicuramente come giocare sulle paure, fare leva sui simboli e l’inconscio del lettore, così che il romanzo è attraversato da una corrente di disagio che va al di là della trama più strettamente thriller. Trama che è costruita con un grande ritmo, e che sfrutta bene la componente horror.
La traduzione di Alessandra Petrelli, già curatrice degli altri romanzi, permette di ritrovare una familiarità stilistica che giova alla lettura, trovandoci immediatamente trasportati nel modo di Dorn e nelle sue atmosfere, come sempre cupe e disturbanti.
La colonna sonora del romanzo merita l’applauso dei lettori Over40: dai trashissimi Dead or Alive ai raffinati Cure passando per Linkin park, ma sopratutto quei Wall of Voodoo di Mexican radio assolutamente da (ri)ascoltare.
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