Il superstite – Wulf Dorn
Recensiamo oggi su Thriller Café Il superstite nuovo thriller di Wulf Dorn, già autore de La psichiatra, in uscita oggi e presentato ieri a Milano (stasera, tra l’altro, intervisteremo l’autore: troverete l’intervista presto online).
Titolo: Il superstite
Autore: Wulf Dorn
Traduttore: Petrelli A.
Editore: Corbaccio
Anno: 2011
Trama in sintesi:
E’ notte fonda, fa freddo e la neve ha creato un morbido manto bianco. Jan Forstner, figlio di un noto psichiatra della clinica Waldklinik, cerca di fare un esperimento con un piccolo dittafono; crede si possano registrare le voci dei morti, che creano delle onde sonore per entrare in contatto con l’aldilà. L’aveva letto su un libro che parlava di fenomeni paranormali.
Ma per metterlo in atto occorre il silenzio assoluto e la notte e il bosco sono il contorno ideale per provarci. Il fratellino Sven decide di seguirlo furtivamente, curioso come può esserlo un bambino di 6 anni e Jan decide di tenerlo con sé. In un attimo di distrazione, però, il bambino scompare. Resta solo la sua voce registrata che dice: “Quando torniamo a casa?”.
E’ l’inizio di un incubo, che prosegue con un incidente d’auto in cui il padre rimane ucciso, mentre corre ad incontrarsi con il rapitore di suo figlio che lo aveva contattato per proporgli uno scambio. Suo figlio in cambio del suo silenzio.
Dopo quella notte, accaddero molte altre cose e dopo 23 anni dal rapimento del bambino il mistero non è stato ancora risolto…
Jan intraprende la carriera di psichiatra, in parte per seguire le orme del padre e in parte per attenuare i sensi di colpa che lo attanagliano da sempre. Ma anche per cercare una spiegazione logica alla follia di una mente che fa del male a un bambino.
Così si ritrova nuovamente al suo paese di origine, Fahlenberg, e da lì comincia la sua ricerca. Ma anche l’inizio della sua battaglia.
“La vita è un campo di battaglia, in cui entriamo il giorno della nostra nascita e che lasciamo con la nostra morte”
Ed è con questo concetto di J.J. Rousseau, citato nel libro, che mi immergo nella lettura del romanzo di Dorn a cui, dovessi attribuire un titolo, assocerei “Effetto domino”: una morte che ne fa seguire altre, un avvenimento che porta a retroscena inaspettati.
Quanto il passato può tornare a tormentarci? Quanti di noi pensano a come vorrebbero tornare indietro per cambiare certe scelte? Se potessimo farlo, siamo convinti che il presente o il futuro cambierebbero? O migliorerebbero?
Certo che ognuno di noi ha un bagaglio del passato, rimorsi, sensi di colpa per aver commesso degli errori che non possiamo più modificare, come Jan Forstner, che per una banale assenza di qualche minuto, ha causato un effetto a catena partito con la sparizione del fratellino a cui è seguita prima la morte del padre e poi tutto quello che succede nel corso del romanzo.
Wulf Dorn ci accompagna nello slalom del suo thriller in cui, come citato da un articolo sul Neue Presse del 2010, si muore molto e sicuramente regna la suspence, anche se forse qualche cadavere in meno avrebbe sortito lo stesso risultato…
Nonostante questo tourbillon di cadaveri, la fluidità del racconto però non ne soffre, soprattutto per la capacità dello scrittore di non usare descrizioni di scene orripilanti e sanguinolente. E leggendo gran parte del libro, ancora non si riesce a dare un contorno preciso alla storia, che rimane sospesa in un limbo di sospetti e di accenni a probabili assassini, giusto per confondere il lettore fino alla fine!
Dopo essere arrivata alla conclusione de Il superstite, aleggia nell’aria una domanda: E’ davvero così profonda e netta la linea che divide la lucidità dalla follia?
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